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Prima Sinner, ora i malesseri di Musetti e Auger-Aliassime allo US Open: il caldo sta uccidendo il tennis. E i protocolli...

  • Postato il 4 settembre 2026
  • Di Virgilio.it
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In sintesi

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Prima Sinner, ora i malesseri di Musetti e Auger-Aliassime allo US Open: il caldo sta uccidendo il tennis. E i protocolli...

Ha scomodato l’Odissea di Nolan, reinterpretandola e attualizzandola al suo complicatissimo 2026. Ha ammesso di aver faticato a trovare una sintesi tra il freddo “estremo” delle aree interne dell’Arthur Ashe (palestra inclusa) e il caldo opprimente delle mura esterne, col calore che s’avverte forte sotto i piedi sui campi scaldati dal sole. Ma soprattutto, Lorenzo Musetti ha ammesso che una cosa così non l’aveva mai provata in vita sua. E per provare a spiegarla è andato a ripescare il precedente di Jannik Sinner al Roland Garros, definendolo molto simile nei modi e nella sostanza a quello che gli è costato gli US Open contro l’australiano Sweeny.

Musetti deluso: “Penso sia colpi degli sbalzi termici”

Musetti in conferenza stampa ha provato a darsi una spiegazione, prima ancora che darla ai giornalisti. “Credo che il maggiore indiziato di tutto il malessere che ho provato sia da imputare agli sbalzi di temperatura con i quali noi giocatori siamo costretti a convivere ogni giorno. Insomma, ci alleniamo in palestra o ci riscaldiamo in delle apposite aree interne a una temperatura bassa, poi usciamo senza avere neppure il tempo di acclimatarci e veniamo investiti da raffiche di calore. Credo sia stato questo il problema che mi ha portato a stare tanto male”.

Eppure Lorenzo ha faticato a circostanziare il problema. Non saprei dire che cosa mi è successo. Ho provato a restare in campo, ma di vincere la partita proprio non mi passava neppure per la testa. Anzi, forse più passavano i minuti e più mi sentivo peggio, quindi ha poco senso anche parlare di tennis.

Il problema poi è che non ci consentono di prendere nulla: applichiamo del ghiaccio intorno al collo e sulla schiena, prendiamo qualche sale minerale e zuccheri, ma altro non si può fare, quindi quando varchi una determinata soglia sei spacciato. Proprio come era successo a Sinner contro Cerundolo a Parigi”.

Un 2026 maledetto e la testa che (adesso) non va

Il paragone con Jannik è forse la nota più sorprendente tra quelle enunciate da Musetti. Che prima d’ora non aveva mai accusato un senso di spossatezza tale da portarlo alla deriva in questa maniera. “Diciamo che ne ho viste e vissute tante sulla mia pelle in questi ultimi mesi, ma questa mi è nuova.

Comincio veramente a subire anche psicologicamente questi problemi che ricorrono a ogni torneo: a Wimbledon mi dovetti ritirare perché non potevo andare avanti, come a Melbourne, qui invece ho cercato di capire se potevo recuperare le forze, ma purtroppo non è successo. Mi spiace solo constatare che ancora una volta debbo fare le valigie, quando in realtà in condizioni normali stavo tornando a vedere un buon livello di tennis. Insomma, non mi meritavo un’altra batosta così, ma questo è quel che passa il convento”.

Musetti è ormai vicino a uscire dalla top 20: a gennaio era virtualmente alla numero 3, ma poi l’Odissea ha preso la sua ineluttabile piega.

Non solo Musetti: anche Auger ko. per il caldo

Quello del caldo sta diventando un fattore a tutti i livelli, e Flushing Meadows a quanto pare non ne rimane immune. Dopo i problemi accusati da Djokovic contro Navone e l’uscita anticipata anche di Auger-Aliassime, in evidente difficoltà fisica nel match perso contro Khachanov, in tanti cominciano a temere di poter essere le prossime “vittime” dell’ondata di calore che sta investendo l’ultimo slam stagionale.

Vero è che ci sono tennisti che sembrano essere immuni da ogni condizionamento legato alle alte temperature o agli alti tassi di umidità rilevati: quando Sinner accusò il problema a Parigi contro Cerundolo la temperatura era al di sotto del bulbo umido di 32,2 gradi previsto dal protocollo Heat Stress Scale voluto dall’ATP (di fatto si tratta di una temperatura percepita di poco inferiore ai 40 gradi).

Musetti ha giocato in condizioni di caldo molto simili (29 gradi effettivi, 32 quelli percepiti, con il 65% di umidità), comunque al di sotto di quanto previsto dai protocolli per chiedere di interrompere la partita.

ATP a un bivio: il caldo mette a repentaglio i tornei

Al netto di tutto, i malesseri nel circuito sembrano diventare quasi la regola a ogni torneo, specie quando si gioca in orario pomeridiano, e una riflessione s’impone d’ufficio. Il climate change sta mettendo gli atleti a durissima prova: giocare a New York a settembre, oggi, è diverso da 20 o 30 anni fa, quando le temperature erano decisamente più miti.

E lo stesso si potrebbe dire di Melbourne (per anni il torneo più “caldo” del circuito), Parigi e (visto quest’anno) Wimbledon. Rimodulare i calendari potrebbe essere una soluzione, così come quella di evitare partite in orari troppo a ridosso delle ore di punta del caldo (quindi tra le 11 e le 17). Ma le TV sarebbero pronte ad accogliere uno slittamento verso il serale? E gli organizzatori avrebbero la forza per aumentare i campi al coperto, così da consentire di giocare in condizioni più fresche?

È una delle tante domande che si pongono davanti al board ATP. Inclusa l’efficacia dei protocolli in essere, che alcuni studi hanno rilevato essere abbastanza effimeri (i gradi rilevati spesso non coincidono con quelli realmente percepiti dal corpo umano). Il punto di non ritorno è sempre più vicino.

Autore
Virgilio.it

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