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Prima si menano e poi bloccano il campionato: nel 2026 la Serie A è ancora ostaggio degli ultras

  • Postato il 25 maggio 2026
  • Calcio
  • Di Il Fatto Quotidiano
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  • 3 min di lettura
Prima si menano e poi bloccano il campionato: nel 2026 la Serie A è ancora ostaggio degli ultras

Una partita che vale un’ottantina di milioni, presente e futuro di una società, tenendo col fiato sospeso l’Italia del pallone, rischiava di essere decisa non sul campo da calciatori e allenatori, ma da un manipolo di facinorosi sugli spalti, che pretendevano di disporre delle sorti di un campionato intero, stabilire loro il diritto o meno di giocare. Sembra incredibile, ma nel 2026 il calcio italiano è ancora ostaggio degli ultrà. Quanto accaduto nel derby della civilissima Torino – e non nell’ingestibile Roma, tanto per dire – è l’ennesima vergogna per la Serie A. I soliti scontri fuori dallo stadio, un ferito grave in ospedale, il ricatto ultras. Prima si menano, e poi bloccano pure il campionato, si potrebbe sintetizzare cinicamente. Ci sono ancora tante circostanze da chiarire sull’incidente che ha portato un tifoso bianconero in ospedale in gravi condizioni per un trauma cranico. La prudenza è d’obbligo quando c’è in ballo la vita di una persona. Ma a prescindere da come sia andata – che si tratti di un malcapitato che passava nel posto sbagliato al momento sbagliato o di un ultras, colpito da altri pseudo-tifosi o dalle forze dell’ordine (ipotesi che era circolata nelle prime ore e che non pare trovare riscontro) – non cambia la sostanza, perché comunque la tragedia sfiorata è il frutto di quegli scontri e di chi li ha voluti.

La retorica un po’ populista contro il calcio insensibile che deve andare avanti ad ogni costo per compiacere le pay-tv stavolta proprio non regge. Il punto non è se fosse opportuno giocare a pallone mentre un tifoso lottava tra la vita e la morte. La questione va ribaltata, bisogna chiedersi perché quel tifoso si trovava in ospedale, in un giorno che avrebbe dovuto essere di festa sportiva. E la responsabilità non è di chi ha calendarizzato un derby all’ultima giornata (in un Paese normale non sarebbe un problema) o di chi gestisce la sicurezza, ma solo ed esclusivamente di chi ancora una volta utilizza il calcio come pretesto per la violenza.

Per quasi due ore giocatori, dirigenti di club e Lega, funzionari ministeriali, si sono ritrovati in balia degli ultras, costretti a sfilare sotto la curva quasi per chiedere loro il permesso di giocare. Un’immagine imbarazzante, e non è la prima volta che la vediamo in Italia. Con un danno reputazionale, ma anche sportivo e potenzialmente economico. Perché a quel punto, visto che l’ordine pubblico viene prima di tutto e non si potevano tenere ferme migliaia di persone su altri quattro campi, anche la contemporaneità è andata a farsi benedire, con Torino-Juve iniziata e finita con circa un’ora di ritardo rispetto alle altre gare. E per fortuna che i risultati di Como, Milan e Roma hanno reso ininfluente il derby di Torino, altrimenti il campionato sarebbe stato oggettivamente falsato (e i danneggiati avrebbero fatto bene a portare tutti in tribunale). Ancora una volta la credibilità della Serie A ne esce a pezzi. Quest’anno le abbiamo viste proprio tutte. Siamo passati dagli arbitraggi horror che si sono ripetuti domenica dopo domenica, dalla mancata qualificazione ai Mondiali della nazionale, la figuraccia nelle coppe europee, lo scandalo Var e l’inchiesta della Procura di Milano, il non gioco di tante, troppe squadre e allenatori che ancora vengono osannati dalla critica (magari almeno da domani non lo saranno più), il pasticcio di Lega e governo sul calendario durante gli Internazionali di tennis. E dulcis in fundo, tanto per non farci mancar nulla, pure le violenze dei tifosi. Degna – o forse sarebbe meglio dire indegna – conclusione di una stagione terribile di calcio italiano.

X: @lVendemiale

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Il Fatto Quotidiano

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