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Premier time, al Senato scontro su economia e politica estera

  • Postato il 10 maggio 2026
  • Politica
  • Di Agi.it
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  • 3 min di lettura
Premier time, al Senato scontro su economia e politica estera
Premier time, al Senato scontro su economia e politica estera

AGI - I riflettori sono puntati per mercoledì quando ci sarà il premier time al Senato, con la maggioranza che punta a far risaltare i risultati del governo in politica interna e l'opposizione pronta ad attaccare su economia e politica internazionale.

FdI interrogherà la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sul fisco, Noi moderati sul lavoro, Forza Italia sul Mezzogiorno e la Lega sul piano casa. Il Pd rilancerà il tema dei salari, Avs la fuga dei giovani dall'Italia, le altre forze politiche che non appoggiano l'esecutivo sulla situazione in Medio Oriente e sulle future mosse dell'Italia.

Il nodo Iran e la posizione italiana

In ballo c'è sempre il contributo chiesto dagli Stati Uniti ("passare dalle parole ai fatti", la richiesta arrivata ieri dal segretario di Stato Usa Marco Rubio) nella guerra contro l'Iran. Saranno i ministri Tajani e Crosetto a riferire sempre mercoledì sulla possibile missione nello stretto di Hormuz.

Missione Onu e prudenza dell'esecutivo

Roma non esclude di mediare per una nuova risoluzione Onu che possa superare la contrarietà di Cina e Russia, ed è disponibile a fare la sua parte. Ma la posizione non cambia: il sì ci sarà solo a cessate il fuoco stabile e con un voto del Parlamento.

Navi e sminamento nello stretto

Solo quando la situazione sarà più chiara ci sarà il semaforo verde all'invio di navi per lo sminamento della zona di guerra. Per il momento c'è solo una manifesta disponibilità.

Le critiche di Trump a Meloni

Intanto il presidente americano Donald Trump è tornato ad attaccare il capo dell'esecutivo, un segnale che l'incontro di venerdì tra Meloni e Rubio ha confermato le distanze su alcuni dossier, tra cui il conflitto in Medio Oriente.

Nato e possibile disimpegno Usa

"L'Italia non c'era quando avevamo bisogno di lei. E io ci sono sempre stato per l'Italia, e così il mio Paese", la critica del presidente americano che lascia sempre la porta aperta a un possibile disimpegno nella Nato. "Sto ancora prendendo in considerazione" l'ipotesi di spostare truppe dalle basi italiane, ha spiegato al Corriere.

La linea attendista di Palazzo Chigi

Nessuna replica da parte della premier che attende l'evolversi dei negoziati. Non sarebbe previsto alcun contatto con i leader Ue in settimana.

Il tentativo di raffreddare le tensioni

L'esecutivo prova comunque a gettare acqua sul fuoco. Il titolare della Farnesina è tornato a parlare di "un dialogo franco" con gli Stati Uniti, "come si fa tra persone leali e tra persone amiche".

Difesa e alleanza transatlantica

"Non c'è mai stata preoccupazione" per i rapporti tra Italia e Usa "e non ci sono strappi", ha spiegato il ministro della Difesa ai microfoni di SkyTg24. "Ci sono volte in cui le nazioni possono avere idee diverse o dare giudizi diversi sugli avvenimenti. Ma la visione di lungo periodo e l'alleanza non possono cambiare".

Hormuz e coalizione internazionale

"Mi auguro che partiranno" navi dall'Italia "perché vorrebbe dire che c'è la pace a Hormuz, che può riprendere la navigazione. C'è bisogno di una coalizione internazionale che lo consenta nei tempi più rapidi possibili".

Il malumore nella maggioranza

Nella maggioranza non si nasconde il fastidio per le nuove dichiarazioni del presidente americano. "Non saranno alcune dichiarazioni infelici a distruggere 80 anni di storia comune", osserva ad esempio l'azzurra Deborah Bergamini.

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Autore
Agi.it

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