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Potenza, maxi-inchiesta, una cricca di corrotti e violenti

  • Postato il 7 ottobre 2026
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Potenza, maxi-inchiesta, una cricca di corrotti e violenti

Il Quotidiano del Sud
Potenza, maxi-inchiesta, una cricca di corrotti e violenti

Maxi-inchiesta a Potenza, tra appalti, minacce e sponda politica. Dalla violenza di strada ai palazzi del potere. Il doppio volto della cricca potentina che poteva contare su una serie di rapporti a maglie strette. Il sistema dei Lopiano e di Quaratino


POTENZA – Un’impalcatura criminale spregiudicata, capace di tenere sotto scacco la città muovendosi con la stessa, disinvolta facilità tra le aggressioni di strada e i corridoi ovattati della politica senza tralasciare gli uffici sindacali. È questo il quadro torbido, e probabilmente per questo “spaventoso”, che emerge dalle centinaia e centinaia di pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal Gip del Tribunale di Potenza, Antonello Amodeo che non ha accolto in toto le richieste avanzate dal Sostituto procuratore, Vincenzo Montemurro che dal 2023 ha lavorato a questa inchiesta, prima con il Procuratore capo Francesco Curcio e poi con l’attuale Procuratore capo, Camillo Falvo. Inchiesta, ricordiamo, che lunedì mattina è culminata in un blitz che ha coinvolto 19 persone . Per tutti vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

MAXI-INCHIESTA A POTENZA, LA CRICCA E IL QUADRO TORBIDO E SPAVENTOSO

I Carabinieri del Comando provinciale di Potenza hanno arrestato e posto ai domiciliari due uomini, Antonio Lopiano (59 anni) e il figlio Luigi (35 anni) mentre per un terzo, l’ex consigliere comunale di Potenza, Rocco Quarantino è stato disposto l’obbligo di firma tre volte a settimana. L’accusa ipotizza a vario titolo i reati di estorsione, corruzione e concussione. Tra i nomi iscritti nel registro degli indagati figura anche l’attuale assessore alla Viabilità del Comune di Potenza, Francesco Giuzio – per il quale il Gip ha rigettato la richiesta di custodia cautelare avanzata dalla Procura – un dirigente comunale, Vito Di Lascio e un funzionario dell’Acta, Vincenzo Albano.
Eseguite dai militari anche 14 perquisizioni tra cui l’ufficio dell’assessore Giuzio.

IL SISTEMA DI POTERE

Al di là dei risvolti giudiziari, i dettagli dell’ordinanza – e quindi dell’inchiesta – offrono la radiografia di un vero e proprio sistema di potere. Potere asfissiante – basti pensare alla disperazione in cui era finito l’imprenditore Gianluca Manzi (proprio dalla sua denuncia ha preso il via il filone riguardante gli appalti per la realizzazione del “Trauma center” dell’ospedale San Carlo di Potenza ndr.) asfissiante che solleva una domanda centrale: da dove derivava la forza “intimidatoria” dei Lopiano, capace di piegare imprenditori, sindacalisti e funzionari pubblici?

LA FORZA INTIMIDATORIA DEI LOPIANO

Secondo la Procura (in base alle indagini svolte dai carabinieri) e in base all’ordinanza la forza intimidatoria dei Lopiano non traeva origine da una semplice e isolata violenza comune né, almeno per quanto è dato sapere al momento – potrebbero anche esserci sviluppi clamorosi magari al centro di un altro filone di inchiesta – da affiliazioni a qualche clan lucano.
Il vero moltiplicatore del potere criminale di Antonio Lopiano e del figlio Luigi sarebbe stata la capacità di infiltrarsi nella macchina pubblica e nelle società controllate, come l’Acta (la municipalizzata che si occupa di rifiuti ndr.).

IL RUOLO DI ROCCO QUARANTINO

Attraverso la sponda politica dell’ex consigliere Rocco Quaratino, padre e figlio sarebbero stati in grado di orientare decisioni amministrative, promettere “coperture burocratiche”, pacchetti di voti o, al contrario, scatenare ritorsioni contro chi non si piegava – a ribellarsi ma solo in un secondo momento sono stati solo in due. L’imprenditrice abruzzese Paola Olivieri (indagata) anche se all’inizio era in affari con Lopiano padre e figlio e Quaratino. Da lei ha preso il via il filone riguardante i cassonetti per la raccolta degli abiti usati. E, per quanto riguarda il filone degli appalti al Trauma center, l’imprenditore Gianluca Manzi. Oltre loro nessun altro, seppur vessato in ogni modo possibile costretto finanche a contrarre debiti con una finanziaria pur di accondiscendere alle richieste dei Lopiano.

MAXI-INCHIESTA A POTENZA, LA CRICCA E L’ARMA DI SOTTOMISSIONE

In una regione economicamente fragile come la Basilicata, la capacità di decidere chi lavora e chi no si è anche trasformata in un’arma di sottomissione. I Lopiano gestivano i posti di lavoro, i subappalti e le assunzioni come fette di una torta privata, piegando al proprio volere la manovalanza e i rappresentanti sindacali, costretti a tacere per non vedere distrutte le proprie attività o le carriere.
Non da ultimo il fattore “umano”. In una città come Potenza dove i “legami” di conoscenze sono, in molti ambienti, troppo stretti, alla fine a contare e a fare la differenza è “l’amico dell’amico”. E così tutto diventa torbido. A ciò si aggiunga il silenzio – ieri nessuno ha profferito verbo sulla vicenda giudiziaria – ed il gioco è bello che fatto.

IL CANTIERE DEL TRAUMA CENTER

L’epicentro della violenza estorsiva – oltre la sede sindacale della Uil – è stato il gigantesco cantiere da oltre 13 milioni di euro per la costruzione del nuovo Trauma center dell’Azienda ospedaliera regionale San Carlo, appaltato a “La Cascina costruzioni”. Qui, il responsabile del cantiere Gianluca Manzi è stato, secondo l’accusa, individuato come l’anello debole da spezzare a ogni costo per controllare il ricco subappalto elettrico (da 2 milioni di euro) e le pavimentazioni esterne, da affidare all’impresa edile di Marco Cerverizzo.

COSA VIENE FUORI DAI VERBALI

I verbali e le intercettazioni restituiscono un clima di costante e perenne ansia. Manzi veniva tempestato di telefonate, messaggi e appuntamenti imposti in luoghi isolati. Nel dicembre 2024, Antonio Lopiano fece irruzione nel gabbiotto del cantiere, scaraventando a terra e distruggendo il Pc. In un’altra occasione, emersa dalle testimonianze de relato, la vittima sarebbe stata rinchiusa a chiave all’interno del locale “Polleria Etnea” di via Mazzini a Potenza e colpita al volto.
La Procura ha blindato l’accusa di estorsione documentando, tra l’altro, la consegna materiale di 7.000 euro in contanti strappati a Manzi sotto il peso di minacce brutali. Al telefono, Antonio Lopiano ringhiava: “Non mi far perdere la pazienza altrimenti ti butto nel bidone della spazzatura e ti do fuoco”.

LE INTIMIDAZIONI

Che l’intimidazione fosse supportata da una reale capacità offensiva è stato dimostrato dal controllo effettuato dai Carabinieri il 24 settembre del 2025 in via del Gallitello, nei pressi di Ingromarket. Fermati a bordo di una Smart in uso a Lopiano e Quaratino, i militari sequestrarono un vero e proprio kit per le spedizioni punitive: un manganello telescopico di 65 centimetri e una fionda professionale carica di 36 pallini d’acciaio.
La spavalderia, stando sempre all’ordinanza, emerge plasticamente dall’intercettazione, del 9 dicembre del 2025, registrata grazie al trojan inserito nello smartphone di Antonio Lopiano. L’uomo si trovava a bordo di un treno Frecciarossa diretto a Milano insieme ai figli Luigi e Giuseppe per assistere a una partita di calcio dell’Inter.

LE INTERCETTAZIONI

Tra i vagoni, incurante dei passeggeri, pianificava la spartizione dei profitti illeciti da incassare e lanciava minacce di morte contro Manzi: “Mi hai fatto perdere tutte cose… mi hai fatto perdere un appalto di cinque milioni di euro.. io ti schiatto”. Nel mirino anche Mario Bonavoglia, rappresentante del Consorzio servizi lucano operante al San Carlo. La sua colpa? Non avere concesso al figlio Luigi (dipendente del consorzio) uno scatto di carriera e un aumento di stipendio. “Un altro che deve abbuscare (essere picchiato ndr.) è Mario Bonavoglia”. Nelle stesse ore Lopiano pianificava, magari millantando, di agganciare l’assessore regionale alla Sanità, Cosimo Latronico (del tutto estraneo alla vicenda ndr.) per fare pressioni sbloccare la situazione lavorativa del figlio Luigi.

LEGGI ANCHE: Maxi-inchiesta Potenza, le intercettazioni schock

IL “POTERE” DEI LOPIANO

Il “potere” – per quanti gliel’hanno concesso – e la forza intimidatoria esercitati dai Lopiano, emersi nella ricostruzione investigativa della Procura di Potenza, insomma traggono origine da una fitta e collaudata rete di relazioni trasversali, entrature nella pubblica amministrazione e una forte presenza nel tessuto economico e sociale locale. ). Poter contare su sponde politiche – come, l’ex consigliere Rocco Quaratino – permetteva ai Lopiano di proporsi come “intermediari” o decisori di fatto su appalti, posizionamenti logistici e favori di vario tipo partendo dal più classico e banale: pacchetti di voti elettorali.

MAXI-INCHIESTA A POTENZA, CHI È ANTONIO LOPIANO

Antonio Lopiano, bisogna ricordarlo, non è una figura nuova alle cronache giudiziarie lucane: il suo nome compare già in passate inchieste della Procura legate al mondo del calcio professionistico locale e a trame di spartizione di interessi risalenti a oltre quindici anni fa. Questo radicamento ha probabilmente permesso alla famiglia di costruirsi una reputazione di “intoccabilità”.

Quando un imprenditore o un sindacalista – stritolato per tre lunghi anni in un crescendo di richieste economiche (in una intercettazione Lopiano, parlando con la compagna, non usa perifrasi e svela quello che considerava un diritto acquisito, una tassa sulla vita altrui: “.che tu mi dai 50 euro al giorno, faccio un esempio, e te li levi tu che ne prendi 200 al giorno, mi dai cinquanta euro a me”) come detto, provava a opporsi, la minaccia non era percepita come il gesto isolato di un privato, ma come l’avvertimento di un “sistema di potere”.

LA CRICCA DEI VIOLENTI

Un sistema in mano a una “cricca di violenti” a cui in tanti, proprio in virtù di quei legami a troppo stretti, non si sono opposti, anzi, compiacenti hanno avallato anche probabilmente per tornaconti personali neanche forse di elevato spessore.

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