Pos e pagamenti elettronici, arriva l’intesa per ridurre i costi per gli esercenti: cosa prevede e cosa cambia per i consumatori
- Postato il 16 giugno 2026
- Di Panorama
- 0 Visualizzazioni
- 3 min di lettura

Pagare un caffè o una bottiglietta d’acqua con il bancomat non sarà più un “problema” per il barista. È stato firmato al Ministero dell’Economia e delle Finanze un nuovo Protocollo d’intesa sui costi dei pagamenti elettronici. L’accordo, siglato da banche, istituti di pagamento e dalle principali associazioni di categoria degli esercenti, punta a ridurre le commissioni POS, aumentare la trasparenza delle offerte e stimolare la concorrenza tra operatori. Il protocollo resterà in vigore per due anni, poi si valuterà come ha funzionato. Un passo importante visti i numeri in Italia. Nel 2025, le operazioni con carte di pagamento hanno raggiunto 12,3 miliardi di transazioni (+13,5% rispetto al 2024), per oltre 506 miliardi di euro.
Cosa prevede il nuovo protocollo d’intesa sui pagamenti con Pos: tutte le novità per gli esercenti
Le novità principali sono due: riduzione dei costi e trasparenza delle offerte. Il cuore dell’intesa riguarda gli esercenti con ricavi o compensi fino a 400 mila euro annui, considerati la fascia più esposta al peso delle commissioni sui pagamenti elettronici. Per loro banche, istituti di pagamento e operatori sono invitati a costruire offerte promozionali per ridurre i costi delle transazioni fino a 30 euro, con una particolare attenzione ai micropagamenti, quelli sotto i 10 euro come colazioni al bar, piccoli acquisti quotidiani, farmaci da banco, edicole e tabaccherie. Qui il valore medio dello scontrino è basso ma la frequenza è alta e quindi anche commissioni apparentemente minime possono incidere sui margini. Per le attività sopra i 400 mila euro di fatturato, l’accordo prevede comunque la disponibilità di offerte dedicate, con una platea che dovrà arrivare almeno fino a 750 mila euro e che potrà essere ulteriormente ampliata dagli operatori. Le promozioni dovranno avere una durata minima di dodici mesi e dovranno restare chiaramente pubblicizzate per lo stesso periodo. La seconda grande novità riguarda la trasparenza. Fino ad oggi, per un piccolo esercente era difficile capire il costo reale del proprio POS: commissioni percentuali, canoni fissi, differenze per tipo di carta e circuito rendevano i preventivi sostanzialmente incomparabili. Con il nuovo accordo, le condizioni economiche dovranno essere presentate attraverso modelli standard uguali per tutti, che includeranno commissioni, durata della promozione, strumenti e circuiti coperti e condizioni successive alla scadenza. Le schede saranno pubblicate sui siti degli operatori e trasmesse al CNEL.
Quanto si risparmia davvero? Cosa cambia (e cosa no) per i commercianti
Il protocollo non obbliga a commissioni massime né rende gratuiti i pagamenti sotto una certa soglia: è un’intesa volontaria. È un invito a fare offerte competitive, lasciando, come ha precisato l’Antitrust, piena autonomia a ciascun operatore. Il risparmio reale dipenderà quindi dalle singole offerte, dalla percentuale applicata, dagli eventuali costi fissi, dal tipo di carta e dalle condizioni post-promozione. Restano in vigore i massimali stabiliti da Bruxelles sulle commissioni interbancarie: 0,2% per le carte di debito e 0,3% per quelle di credito.
Cosa cambia in pratica per i consumatori? Indirettamente, molto. Se le commissioni calano, diminuisce la tentazione degli esercenti di scoraggiare i pagamenti elettronici per i piccoli importi o di applicare sovraprezzi. Il risultato atteso è una maggiore accettazione delle carte anche per acquisti di pochi euro, con benefici per tutti i clienti abituati a fare acquisti quotidiani cashless. Dal 30 giugno 2022 comunque chi rifiuta un pagamento elettronico rischia una sanzione di 30 euro, aumentata del 4% dell’importo della transazione: un ulteriore incentivo per gli esercenti ad attrezzarsi con soluzioni competitive.