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Platini: "A Mazzola dissi sì, era il mio mito e firmai per l'Inter. Perché saltò tutto"

  • Postato il 20 settembre 2026
  • Di Virgilio.it
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Platini: "A Mazzola dissi sì, era il mio mito e firmai per l'Inter. Perché saltò tutto"

Quando Platini non era ancora le roi ma era già un potenziale fenomeno, in tanti erano pronti a comprarlo e tra questi anche l’Inter. Eravamo nel 1979 e l’affare era praticamente fatto. Michel aveva anche firmato un contratto ma alla fine prevalse la paura che le frontiere rimanessero ancora chiuse e saltà tutto con le conseguenze che conosciamo. All’Inter andò Prohaska nell’80, Brady fu acquistato dalla Juve che però, quando ci fu il via libera per il secondo straniero, acquistò Platini che fece la storia. A volerlo all’Inter era stato Mazzola e a ricordare la figura della leggenda nerazzurra è lo stesso Platini in un articolo a sua firma su Il Gionale.

Il ricordo di Platini

Scrive Michel parlando di Mazzola, scomparso ieri a 83 anni: “Tutti indietro e Mazzola davanti. Il ricordo è ancora forte. Seguivo le partite dell’Inter, le finali di coppa dei campioni, quelle erano trasmesse in Francia e quelle portavano i tifosi nella sala de Le Café des Sports, il bar di mio nonno Francesco, a Joeuf dove ero nato. Partite bellissime, noi dicevamo che quello dell’Inter era catenaccio ma a vedere Mazzola correre, velocissimo, in contropiede e segnare gol era un piacere. Era la sua caratteristica, spesso lasciato solo là in attacco, sapeva venir fuori con intelligenza e movimenti rapidi, il suol football era efficace.

Dunque l’Inter, nel tempo della mia adolescenza, era la squadra di riferimento e quando il dirigente osservatore della società milanese, Giulio Cappelli, incominciò a frequentare Joeuf, prese a seguire le partite del Nancy, volle parlare con i miei genitori, compresi che la curiosità e l’ammirazione si potessero trasformare, per me, in un possibile futuro interista. Le relazioni di Cappelli furono positive, così vennero a trovarmi a casa, Giancarlo Beltrami e Sandro Mazzola, fui emozionato al primo incontro trovandomi di fronte il calciatore che seguivo soltanto sul televisore in bianco e nero e adesso era un dirigente del club di Fraizzoli. Mazzola mi colpì per la simpatia immediata, nessun giro di parole, mi proposero di trasferirmi a Milano, firmai anche il contratto di cui conservo una copia ma le frontiere erano chiuse, Fraizzoli fu costretto a cambiare obiettivi. Quell’accordo resta un cimelio per collezionisti”.

La battuta di Agnelli

Cosa successe dopo lo sanno tutti. Agnelli, che era rimasto incantato da Michel Platini alla guida della Francia, in una partita contro l’Italia al Parco dei Principi, decise di portarlo a Torino con una mossa fulminea. Dovette vincere all’inizio una tiepida opposizione di Boniperti, che aveva già messo gli occhi su Boniek e alla fine arrivarono entrambi. Il 30 aprile 1982, ultimo giorno utile per depositare il precontratto di calciatori stranieri, Platini sbarcò a Torino con un vero e proprio blitz. In poche ore, il centrocampista francese raggiunse la sede della Juventus, discusse e firmò il contratto. La Juventus si assicurò Platini per 1.280.000 franchi francesi, approfittando del fatto che il giocatore era in scadenza di contratto con il Saint-Étienne. Agnelli commentò in seguito l’operazione con una delle battute che l’hanno reso l’unico e inimitabile Avvocato: “L’ho preso per un tozzo di pane, ci abbiamo aggiunto molto caviale ma se l’è meritato”

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Virgilio.it

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