Pistola in regalo da Erdoğan, Bonelli: “Il governo spieghi cosa ne ha fatto”. Palazzo Chigi: “Rispettate tutte le procedure”
- Postato il 9 luglio 2026
- Politica
- Di Il Fatto Quotidiano
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Il governo italiano assicura di aver seguito “tutte le procedure previste“: la pistola donata da Recep Tayyip Erdoğan ai leader della Nato “è stata presa in carico direttamente ad Ankara da personale autorizzato a maneggiare armi, mentre al rientro a Roma sono state avviate le procedure per denunciarne il possesso”, spiega l’esecutivo in una nota non ufficiale. “Il dono, come avviene per tutti quelli ricevuti dalla premier, è stato quindi registrato e protocollato a palazzo Chigi”, viene precisato. Ma dall’opposizione Angelo Bonelli accusa: “Un revolver carico, inciso con il nome, consegnato a ogni leader presente non è folklore diplomatico. È l’immagine plastica di una Nato che dice di garantire la pace e intanto distribuisce armi da fuoco come gadget tra capi di Stato”, dichiara il leader di Europa Verde.
“Il premier britannico Starmer”, aggiunge il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, “ha avuto almeno la dignità istituzionale di ammettere l’imbarazzo, lasciando l’arma in Turchia perché la legge del suo Paese non gli permette di portarla a casa. Dal governo italiano, invece, silenzio totale: nessuna dichiarazione, nessuna trasparenza su cosa sia stato fatto del “regalo” ricevuto dal nostro rappresentante ad Ankara. È lo stesso silenzio che accompagna le scelte del governo Meloni sulla politica estera e sul riarmo: adesione al ricatto di Trump del 5% del Pil, aumento della spesa militare, nessun vero dibattito parlamentare sulle priorità strategiche del Paese”, denuncia.
Tra chi ha accettato il cadeau di Erdoğan anche i vertici delle istituzioni Ue, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo António Costa. Un portavoce di von der Leyen ha dichiarato che la leader ha ringraziato Erdogan per il dono: la pistola, viene spiegato, “sarà trasportata e conservata in sicurezza” e donata a un museo militare una volta disattivata. “Stiamo seguendo le procedure belghe per riportarle in Belgio. L’arma da fuoco sarà dismessa e custodita in linea con i requisiti di sicurezza del segretariato generale del Consiglio”, dichiara invece un funzionario a nome di Costa.
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