Pile al litio ingerite, 12 casi in 18 mesi: perché è un'emergenza medica
- Postato il 14 luglio 2026
- Salute
- Di Libero Quotidiano
- 0 Visualizzazioni
- 3 min di lettura
Le pile a bottone al litio rappresentano un rischio sottovalutato per i bambini piccoli. Secondo il Centro Antiveleni dell'ASST Papa Giovanni XXIII, sono stati registrati 12 casi critici di ingestione in 18 mesi. Questi dispositivi, comuni in telecomandi e giocattoli, possono provocare ustioni chimiche gravi all'esofago in poche ore se rimangono bloccate. Le conseguenze possono essere severe, fino alla perforazione dell'organo. È fondamentale adottare misure preventive e riconoscere i sintomi di allarme.
Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.
Pile al litio ingerite, 12 casi in 18 mesi: perché è un'emergenza medica
Bastano pochi istanti di distrazione e una piccola pila a bottone può trasformarsi in un'emergenza medica. È l'allarme lanciato dal Centro Antiveleni dell'ASST Papa Giovanni XXIII, che negli ultimi 18 mesi ha seguito dodici casi di ingestione di pile al litio ad alto voltaggio, all'interno di 42 consulenze richieste per ingestione di batterie.
Un fenomeno che riguarda soprattutto i bambini e che gli specialisti invitano a non sottovalutare. Le pile al litio sono presenti in molti oggetti di uso quotidiano: telecomandi, bilance, orologi, giocattoli e piccoli dispositivi elettronici e, per le loro dimensioni ridotte e l'aspetto lucido, finiscono facilmente tra le mani dei più piccoli. Il pericolo è rappresentato soprattutto dalle batterie che si bloccano nell'esofago. In questi casi possono provocare, nel giro di poche ore, gravi ustioni della mucosa per effetto elettrochimico, con conseguenze che possono arrivare fino alla perforazione dell'esofago e, in alcuni casi, anche dello stomaco. Un rischio che non dipende dal rilascio di sostanze tossiche, ma dalla corrente elettrica generata dalla pila. C'è poi un aspetto poco conosciuto: anche le batterie apparentemente scariche possono essere estremamente pericolose. Conservano infatti una carica residua sufficiente a provocare lesioni importanti e sono proprio quelle già utilizzate e lasciate incustodite in casa tra le più frequentemente ingerite dai bambini.
A ricordarlo è anche uno dei casi più recenti affrontati dall'ospedale bergamasco. Un bambino di dieci anni è arrivato al Pronto soccorso pediatrico dopo aver ingerito accidentalmente una pila al litio. I sintomi erano modesti, ma la radiografia ha evidenziato che la batteria era rimasta incastrata nell'esofago. È stato quindi necessario un intervento endoscopico urgente per rimuoverla. Dopo alcuni giorni in Terapia intensiva pediatrica e circa un mese di ricovero in Chirurgia pediatrica, il piccolo è guarito completamente. «La gravità della situazione non è correlata ai sintomi iniziali, spiega Giuseppe Bacis, responsabile del Centro Antiveleni dell'ASST Papa Giovanni XXIII. Anche un bambino che sembra stare bene può avere una lesione in rapida evoluzione. Per questo è fondamentale chiamare immediatamente il 112 o recarsi in Pronto soccorso anche in caso di semplice sospetto». Il Centro Antiveleni è inoltre disponibile, attraverso il numero verde 800 883300, per fornire indicazioni ai familiari fin dai primi minuti dopo l'eventuale ingestione.
Le batterie più a rischio sono quelle al litio ad alto voltaggio, identificabili dalla sigla "CR" seguita da quattro numeri. Hanno un diametro compreso tra 10 e 24 millimetri, ma quelle da almeno 20 millimetri sono le più pericolose perché hanno maggiori probabilità di fermarsi nell'esofago dei bambini. Gli specialisti insistono soprattutto sulla prevenzione. Le pile, sia nuove sia esauste, devono essere conservate fuori dalla portata dei bambini e smaltite non appena esaurite. È inoltre importante controllare periodicamente che il vano batterie di telecomandi, giocattoli e altri dispositivi sia integro e ben chiuso.
In caso di ingestione certa o anche solo sospetta, il consiglio è di non aspettare la comparsa dei sintomi, di non provocare il vomito e di accompagnare subito il bambino al Pronto soccorso, portando con sé, se possibile, il dispositivo da cui proviene la batteria o una pila identica per facilitarne il riconoscimento. Al Papa Giovanni XXIII questi pazienti vengono seguiti attraverso un percorso multidisciplinare che coinvolge Centro Antiveleni, Pronto soccorso pediatrico, Gastroenterologia, Chirurgia pediatrica, Terapia intensiva pediatrica e Pediatria. Una presa in carico tempestiva che, sottolineano i medici, rappresenta il fattore decisivo per limitare le complicanze e garantire le migliori possibilità di guarigione.