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Piero Ferrari avvistato sulla sua nuova hypercar di Maranello

  • Postato il 13 maggio 2026
  • Curiosità
  • Di Virgilio.it
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Piero Ferrari avvistato sulla sua nuova hypercar di Maranello

Lo hanno avvistato al volante del futuro. Piero Ferrari, Vice Presidente della Casa di Maranello e custode di un’eredità che non ha eguali al mondo, tiene a battesimo la F80, l’ultima nata della linea delle “grandi serie speciali”, la nobile stirpe che ha generato miti come la GTO, la F40 e la LaFerrari.

Ingegneria derivata da Le Mans

Siccome indietro non si torna, la F80 guarda avanti e varca la frontiera dell’ibrido. Abbandonando il romanticismo nostalgico del V12, l’hypercar, presentata nell’ottobre 2024 e prodotta in appena 799 esemplari (già andati sold-out, nonostante il prezzo astronomico di circa 3,6 milioni di euro), collega i trionfi di Le Mans alle strade di tutti i giorni.

Lasciarsi alle spalle il classico dodici cilindri avrà anche generato un po’ di malcontento tra alcuni fan, ma la scelta nasce da un’esigenza comprensibile: esaltare le prestazioni. Il cuore, un V6 biturbo da 3.0 litri – derivato direttamente dalla 499P, il bolide con cui il marchio è risalito sul tetto del mondo nel Mondiale Endurance – libera 900 CV, che diventano 1.200 CV combinati con i tre moduli elettrici. Nonostante la spinta, la potenza viene domata dall’asse anteriore e-4WD per riscrivere i limiti della fisica in inserimento. Tra i cordoli o su strada, la sensazione è quella di poter riscrivere le leggi della fisica a ogni sterzata.

Sul giro a Fiorano la F80 ha fermato il cronometro a 1’15”30, il miglior risultato mai realizzato da una Ferrari stradale. In appena 2,15 secondi copre lo “0-100” e in 5,7 tocca i 200 km/h, cifre talmente impressionanti da ridurre il clamore suscitato dai 350 km/h di velocità, un dettaglio quasi trascurabile se rapportato alla capacità di aggredire lo spazio tra le curve.

Il carico aerodinamico detta le regole dello stile

Esteticamente, la Ferrari F80 non ci prova neanche a essere rassicurante. Con oltre una tonnellata di carico aerodinamico a 250 km/h, ogni linea è scolpita per schiacciare l’auto al suolo. Il muso basso con la discussa fascia nera richiama la Daytona, rivisto però in chiave futuristica, mentre un’ala attiva e un enorme diffusore avvicinano il posteriore più a un prototipo da competizione che a una vettura stradale.

A bordo, appare ancora più evidente la filosofia adottata. Gli uomini Ferrari definiscono il layout dell’abitacolo “1+”, perché tutto ruota intorno al guidatore, mentre il passeggero resta quasi arretrato, in secondo piano, come se fosse ammesso a osservare più che a partecipare. E qui torna prepotente il carattere visivo della F80, un mezzo volto a nutrire la sete di forza e adrenalina di una platea specifica.

Il fatto che a guidarla sia Piero Ferrari chiude idealmente un cerchio e ne apre un altro. Con le origini conserva un forte legame, ma la F80 rifiuta la celebrazione statica del passato. Invece di limitarsi a onorare la tradizione, la reinterpreta attraverso un’ingegneria radicale, accettando il rischio di apparire divisiva o meno poetica rispetto ai modelli storici: la priorità è ribadire un primato tecnico assoluto in uno stile conforme ai canoni imperanti ai giorni giorni. Ferrari accetta il compromesso di un’estetica radicale pur di guidare l’evoluzione tecnologica del settore.

Autore
Virgilio.it

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