Piccoli Comuni e zone montane in Liguria: tra resilienza, fondi PNRR e le grandi sfide irrisolte
- Postato il 22 settembre 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Liguria. I piccoli comuni e i territori montani della Liguria continuano a dimostrare una straordinaria capacità di resistenza e progettualità, gestendo con risorse economiche, tecniche e umane estremamente limitate le sfide quotidiane e i grandi cantieri dello sviluppo. A evidenziarlo è Lucia Moscato, Referente Uncem per la Montagna e Coordinatrice per le Pari Opportunità di Anci Liguria, in un’articolata analisi che unisce la prospettiva amministrativa alla questione sociale delle disuguaglianze territoriali.
Il primato del fare: i piccoli comuni virtuosi con il PNRR
Nonostante un apparato amministrativo spesso sottodimensionato — in particolare nei settori tecnico, economico-finanziario e sociale — i piccoli comuni montani hanno confermato un primato nella spending review e nell’avanzamento dei fondi PNRR, superando per efficienza i centri di maggiori dimensioni. Grazie a queste risorse, affiancate dai fondi strategici regionali e dal PSR, sono state realizzate opere cruciali per la messa in sicurezza di strade, torrenti e acquedotti, oltre a interventi di riqualificazione energetica e digitale.
Tuttavia, Moscato sottolinea un prerecindere fondamentale: non è possibile pensare a un’economia turistica o a un rilancio delle presenze nell’entroterra (cresciute significativamente nell’ultima estate) senza prima consolidare e curare il benessere socioeconomico dei residenti stabili e delle imprese locali.
Le grandi emergenze: spopolamento, burocrazia e nodo risorse
Tra i nodi cruciali che frenano lo sviluppo spiccano la cronica carenza di segretari comunali, il peso di una burocrazia asfissiante e l’incertezza legata ai finanziamenti. Forte preoccupazione desta la riduzione dei fondi del FOSMIT (Fondo per lo sviluppo della Montagna italiana) per il biennio 2025-2026, scesi drasticamente a cifre comprese tra i 70 e gli 86 milioni di euro rispetto ai 200 milioni inizialmente previsti come strutturali. Una situazione che lascia in stand-by la programmazione locale.
Sul fronte della classificazione dei comuni montani legata alla riforma del ministro Calderoli, Moscato ribadisce le criticità generate dall’uso disgiunto dei parametri orografici e socioeconomici. In merito ai ricorsi presentati dai comuni esclusi, l’udienza dello scorso 16 settembre presso il TAR del Lazio ha chiarito che una valutazione complessiva arriverà nei primi mesi del prossimo anno, confermando che la strada per una revisione è ancora lunga.
Uncem e Anci: le 12 priorità per il futuro della montagna
La riflessione di Lucia Moscato si sposta poi sul piano dei diritti costituzionali (richiamando gli articoli 3 e 44 della Costituzione), tracciando un’agenda di dodici priorità indispensabili per evitare l’abbandono definitivo dei territori:
Governance amministrativa: È necessario superare la logica isolata dei singoli comuni accelerando sulla cooperazione tramite Unioni, Aree Interne o Green Community, colmando il vuoto lasciato dalla soppressione delle vecchie comunità montane.
Gestione dei boschi: La Liguria, con il 74% di superficie boschiva (per l’80% privata) e solo il 6% di gestioni pianificate, necessita di nuove strade giuridiche ed economiche per prevenire il dissesto idrogeologico e il rischio incendi.
Servizi ecosistemici: Le zone montane rappresentano da secoli un “giacimento” energetico, idrico e ambientale a supporto della costa e della pianura; è tempo di riconoscere e retribuire economicamente tali servizi.
Sanità e Sociale: Il Piano Socio-Sanitario Integrato Regionale (PSSIR) deve garantire un effettivo riequilibrio territoriale, portando i servizi di prossimità e la presa in carico delle cronicità direttamente nelle aree interne.
Banda ultra larga: Un’infrastruttura non più rimandabile per contrastare l’isolamento e favorire il lavoro a distanza e il turismo di lungo corso.
Mobilità e trasporto pubblico: Potenziare i collegamenti tra i comuni interni e la riviera per evitare l’isolamento di giovani e anziani.
Politiche abitative: Occorre disincentivare l’abbandono del patrimonio immobiliare privato e promuovere il recupero dei ruderi a fini residenziali e turistici.
Strategia “Right to stay”: Servono investimenti strutturali e un “PNRR per i piccoli comuni” che integri in un sistema coordinato le strategie europee, nazionali e regionali.
Risorsa idrica: Mitigare le perdite degli acquedotti, snellire i tempi di autorizzazione per la ricerca di nuove sorgenti e incentivare la raccolta dell’acqua piovana.
Disuguaglianza amministrativa: Riconoscere la sproporzione tra i carichi di lavoro e le indennità degli amministratori locali, spesso costretti a supplire alla carenza strutturale di personale e dirigenti.
Digitalizzazione: Sostenere i piccoli enti nella complessa transizione informatica senza penalizzare l’operatività quotidiana.
Transizione ecologica ed energetica: Promuovere le rinnovabili tutelando il bene comune e arginando le iniziative meramente speculative.
La sfida della normalizzazione
“Il ritmo con cui fino ad oggi ho visto procedere il dibattito in tutte le sedi non è compatibile con i tempi delle trasformazioni in atto”, conclude Moscato, auspicando un’accelerazione decisa da parte dei decisori politici. Di fronte alla crescita di interesse da parte di nuovi residenti e turisti verso l’entroterra, la posta in gioco è alta: trasformare la resilienza della montagna ligure in un modello stabile di sviluppo e normalità.