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Petrolio in rialzo dopo il mancato accordo Usa-Iran. Utili su del 26% per Saudi Aramco che riesce ad aggirare Hormuz

  • Postato il 11 maggio 2026
  • Economia
  • Di Il Fatto Quotidiano
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  • 2 min di lettura
Petrolio in rialzo dopo il mancato accordo Usa-Iran. Utili su del 26% per Saudi Aramco che riesce ad aggirare Hormuz

Il nuovo strappo nei negoziati tra Washington e Teheran riaccende immediatamente la tensione sul mercato petrolifero. Dopo che il presidente americano Donald Trump ha respinto la risposta iraniana alla proposta di pace statunitense alimentando i timori per una crisi prolungata nello Stretto di Hormuz, il passaggio da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, i prezzi del greggio sono tornati a correre. Il Wti con consegna a giugno passa di mano a 99,77 dollari al barile con una crescita del 4,56% mentre il Brent con consegna a luglio è scambiato a 105,31 dollari al barile con un avanzamento del 3,97%. Il mercato sconta il rischio che la chiusura, o il forte rallentamento, dei traffici nello stretto continui a comprimere l’offerta globale di greggio. Intanto le scorte di greggio e carburanti, in particolare il jet fuel, continuano a calare e nella Ue regna l’incertezza su quando si esauriranno.

A fotografare la portata dello choc è stato il numero uno di Saudi Aramco, Amin Nasser. Secondo il ceo del colosso saudita, negli ultimi due mesi “il mondo ha perso circa un miliardo di barili di petrolio” a causa delle interruzioni nei flussi commerciali seguite all’escalation militare tra Usa, Israele e Iran. E anche nel caso in cui Hormuz venisse riaperto rapidamente, ha avvertito, servirebbero comunque “alcuni mesi” perché il mercato torni in equilibrio. Se invece le restrizioni dovessero protrarsi oltre qualche settimana, “la normalizzazione arriverebbe soltanto nel 2027”.

Una situazione di cui Aramco, come molte altre major del petrolio, ha fortemente beneficiato, come emerso dalla trimestrale presentata domenica. Nel primo trimestre del 2026 l’utile netto rettificato del gruppo saudita è salito del 25,5%, a oltre 120 miliardi di riyal, circa 32 miliardi di dollari, superando le attese degli analisti. Determinante il balzo dei prezzi del barile, passato tra febbraio e marzo da circa 60 a 100 dollari al barile dopo gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran. Riad è riuscita inoltre a limitare l’impatto della crisi logistica grazie all’utilizzo a pieno regime dell’oleodotto East-West, che collega i giacimenti della costa orientale saudita al porto di Yanbu sul Mar Rosso, consentendo di aggirare Hormuz. Nasser lo ha definito una “ancora di salvezza fondamentale” per mantenere le esportazioni durante la crisi.

Il manager saudita ha però sottolineato anche un problema strutturale: anni di sottoinvestimenti nel settore energetico hanno lasciato il mercato globale con margini di sicurezza ridotti. Da qui l’invito ai governi e all’industria a “investire maggiormente nella resilienza” delle infrastrutture energetiche e delle catene di approvvigionamento.

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Il Fatto Quotidiano

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