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La più disastrosa pestilenza che la Storia ricordi ebbe inizio nel 1347, con l'arrivo nel porto di Messina di 12 vascelli provenienti da Caffa (Mar Nero) carichi di grano, di topi, di moribondi e di cadaveri. Nelle pulci dei roditori si annidava il batterio della peste, ma le conoscenze dell'epoca non lo conoscevano, né quindi, erano in grado di mettere in atto misure adeguate a prevenire il contagio, infatti nel giro di poco tempo il morbo si propagò in quasi tutta Europa, flagellando il continente tra il 1347 e il 1353.. Finora abbiamo pensato alla Peste Nera come a un fenomeno di devastazione totale, ma alcuni di coloro che contrassero il batterio Yersinia pestis riuscirono, contro ogni previsione, a sopravvivere. Cosa accadeva a chi guariva? Quanto tempo impiegava il corpo a rimettersi in sesto quando non esistevano gli antibiotici?
Uno studio pubblicato su Historical Research risponde a queste domande. Grazie al ritrovamento di un antico frammento di pergamena medievale, infatti, i ricercatori sono riusciti a ricostruire un "registro delle guarigioni" dell'anno 1349.. Il bollettino medico dei monaci
Il frammento di pergamena è stato trovato tra i registri contabili del feudo di Warboys, nella contea di Huntingdonshire (Inghilterra). All'epoca, il territorio era amministrato dai monaci benedettini dell'Abbazia di Ramsey. Invece di stilare il solito elenco di defunti, i monaci inserirono nel bilancio estivo del 1349 una lista dettagliata dei contadini (customary tenants) esentati dai lavori agricoli obbligatori perché temporaneamente inabili a causa di gravi infermità.. I dati storici confermano la portata dell'epidemia: in un'estate degli anni '40 del Trecento, i registri di Warboys annotavano una media di appena due o tre assenze per malattia. Tra la fine di aprile e l'inizio di agosto del 1349, ovvero nel momento di massima espansione della Peste Nera in Inghilterra, le assenze registrate salirono a 22. Un incremento di dieci volte superiore alla norma che dimostra come il villaggio fosse stato investito in pieno dal contagio.. Quanto durava la malattia?
La pergamena di Warboys indica con precisione la durata della malattia per ciascuno dei 22 individui, la risposta al morbo, infatti poteva variare persona. Il contadino Henry Broun registrò la guarigione più rapida dell'intero elenco. Rimase assente dal lavoro per una sola settimana, sconfiggendo i sintomi in un tempo record. Al contrario, John Derworth e Agnes Mold vissero un'esperienza estremamente debilitante: rimasero a letto per nove settimane di fila prima di riuscire a reggersi in piedi.. I tempi di recupero
Lo studio evidenzia che circa i tre quarti del gruppo di contadini riuscì a guarire e a essere reintegrata nell'economia del villaggio in un lasso di tempo compreso tra le tre e le quattro settimane. Una ripresa molto rapida per un morbo così devastante.. Dietro la precisione di questo elenco troviamo il sistema di "welfare" medievale. I monaci di Ramsey permettevano infatti ai propri contadini malati di usufruire di un congedo dal lavoro prolungato, che poteva estendersi fino a un anno e un giorno. Proprio la necessità legale di conteggiare accuratamente questi "giorni di mutua" ha permesso la conservazione di questa preziosa lista.. Status sociale e sopravvivenza
Incrociando i nomi dei 22 sopravvissuti con i registri delle proprietà terriere del villaggio, gli autori dello studio hanno scoperto un importante dettaglio socio-economico: tra coloro che superarono la peste vi era una netta prevalenza di contadini titolari di appezzamenti di terreno più grandi (larger holdings).. Secondo questi registri, i ricercatori hanno dedotto che, sebbene la peste colpisse in modo democratico indistintamente dall'estrazione sociale, le probabilità di superare la fase acuta della malattia fossero influenzate dalle condizioni economiche di partenza.
I contadini più agiati potevano contare su migliori scorte alimentari, standard nutrizionali più elevati e abitazioni più salubri. Inoltre, la disponibilità di risorse permetteva loro di beneficiare di una rete di assistenza familiare o comunitaria più solida durante le settimane critiche di isolamento, un fattore decisivo per prevenire le infezioni batteriche secondarie e le complicazioni polmonari.. Il caso del contadino John
Un giovane contadino registrato semplicemente come John, colpito dal morbo nell'estate del 1349, rimase assente dai lavori in campagna per tre settimane. Ma dopo aver superato la malattia, tornò regolarmente a lavorare la terra. I registri successivi rivelano che non solo continuò a vivere a lungo nel villaggio, ma mise su famiglia, ebbe almeno due figli e tre nipoti. Il suo nome scompare definitivamente dalle cronache contabili solo nel 1392, 43 anni dopo aver contratto la peste..
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