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Perugia padrona del volley, vendetta su Civitanova e rivoluzione totale. Addio a mezza squadra perché la storia la scrivi col coraggio

  • Postato il 7 maggio 2026
  • Di Virgilio.it
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Perugia padrona del volley, vendetta su Civitanova e rivoluzione totale. Addio a mezza squadra perché la storia la scrivi col coraggio

È toccato una volta di più a Perugia riscrivere la storia, 8 anni esatti dopo il primo scudetto cucito al petto. Perché la vittoria nella serie di finale contro Civitanova ha rimesso a posto un po’ di cose nei pianti alti del volley nazionale.

Un anno fa furono proprio i cucinieri a spodestare dal trono Giannelli e compagni, operando una delle più incredibili rimonte che la storia dei play-off avesse mai consegnato agli annali (da 0-2 a 3-2, annullando anche una palla match con la quale la Sir avrebbe potuto chiudere i conti in gara 3). Una lezione che Perugia ha imparato sulla propria pelle: 377 giorni dopo, i conti i ragazzi di Angelo Lorenzetti li hanno fatti tornare. Aspettando di completare l’opera tra 10 giorni, quando nella final four di Torino andranno a caccia della seconda Champions League dopo quella vinta un anno fa.

Il fattore Lorenzetti: in tre anni col coach, trofei raddoppiati

Perugia è oggi la capitale del volley maschile. Ha raccolto il testimone dalle piazze storiche della pallavolo italiana, che rimasta orfana di Parma e Treviso aveva trovato in Modena, Trento, appunto Civitanova i luoghi ideali dove veder fiorire vittorie. Civitanova però è da sempre la nemesi di Perugia: negli ultimi 12 anni si sono ritrovate a giocar lo scudetto in finale in 6 occasioni, con la Sir che ne ha conquistati due, interrompendo una striscia di tre successi consecutivi dei marchigiani che durava dal 2019.

Gino Sirci ha saputo costruire con pazienza, lungimiranza e a volte anche un eccesso di irruenza (che non sempre gli è tornato utile) una società che potrà avere dei difetti, ma che ha imparato a stare sempre a quote elevate. E che quando ha affidato il timone della squadra ad Angelo Lorenzetti ha fatto il definitivo salto di qualità, ergendosi protagonista indiscussa della scena.

Basta guardare gli stendardi appesi al PalaBarton Energy: erano 9 fino all’estate 2023, cioè fino al giorno dell’avvento del tecnico di Fano sulla panchina perugina. Neanche tre anni dopo, la quantità è raddoppiata (fate 18). E di posto ce n’è ancora per aggiungerne un altro tra una decina di giorni, a Dio piacendo.

Una stagione (quasi) perfetta: solo la Coppa Italia è rimasta fuori

Perugia ha dominato una stagione nella quale, su 48 gare giocate (saranno 50, sperando che l’ultima sia la finale con in palio la Champions, e non quella di consolazione), ne ha vinte 45 e perse appena 3. Di cui due ininfluenti in regular season contro Verona (unica ad aver vinto in terra umbra) e Trento, mentre l’unica battuta d’arresto incassata nelle successive 40 partite (a Bologna contro Verona nella semifinale di Coppa Italia) ha negato alla Sir la possibilità di ambire a un pokerissimo di successi stagionali, come fece la Maxicono Parma nella stagione di grazia 1989-90.

Un incidente di percorso in un’annata favolosa, preludio però a una rivoluzione estiva che finirà per ridisegnare completamente equilibri e scenari, fatto più unico che raro a queste latitudini.

Rivoluzione d’estate: Perugia “svecchia” e programma il futuro

Perché mai come stavolta il detto “squadra che vince non si cambia” è finito in soffitta: Perugia nel 2026-27 cambierà pelle, con gli addii di Wassim Ben Tara, Roberto Russo, Yuki Ishikawa, Donovan Dzavoronok, Bryan Argilagos e con il ritiro dal volley giocato di Massimo Colaci.

Mezza squadra titolare passerà la mano, con Ferre Reggers, Giovanni Sanguinetti, Mathis Henno e Luca Loreti primi innesti in una rosa profondamente rinnovata, dove il filo conduttore con i trionfi del recente passato dovranno garantirlo il capitano Simone Giannelli, Oleh Plotnytskyi, Kamil Semeniuk, Agustin Loser, Sebastian Solé e Marco Gaggini, oltre a Federico Crosato e Gabrjiel Cvanciger che dovrebbero far parte ancora del gruppo.

Perugia sceglie la via del rinnovamento per continuare a essere competitiva al massimo livello: una scelta rischiosa e quasi impopolare in un mondo dove si preferisce sempre l’uovo oggi alla gallina domani. Lo fa nella convinzione che scegliere di ringiovanire il roster adesso potrebbe rivelarsi assai più produttivo dopo. Insomma, ha deciso di fare ciò che in Italia nessuno ha il coraggio di fare: “svecchiare” per far spazio ai giovani. Se avrà scelto quelli giusti, solo il campo potrà darne conferma.

Autore
Virgilio.it

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