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Personale Ata e docenti precari, i sindacati contro Valditara: “Li stabilizzi”. Il rischio di contenziosi dopo la sentenza della Corte Ue

  • Postato il 15 maggio 2026
  • Scuola
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Personale Ata e docenti precari, i sindacati contro Valditara: “Li stabilizzi”. Il rischio di contenziosi dopo la sentenza della Corte Ue

“Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, invece di voltarsi dall’altra parte e far finta di nulla, deve assumersi le proprie responsabilità e stabilizzare oltre 300mila docenti e Ata che da anni aspettano un contratto a tempo indeterminato”. Gianna Fracassi, numero uno della Flc Cgil, con una sola battuta riassume il pensiero delle organizzazioni sindacali. A poche ore dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha bocciato l’Italia sul personale della scuola dedicato alle mansioni amministrative, tecniche e ausiliarie (Ata), Uil Scuola, Gilda, Anief, Cisl e Cgil alzano il tiro chiedendo un intervento risolutivo non solo per gli Ata ma anche per i docenti precari.

La decisione della Corte di Lussemburgo che “rileva come il quadro normativo italiano non stabilisca alcuna durata massima né un numero massimo di contratti a tempo determinato per il personale Ata” apre un varco anche per maestri e professori a tempo determinato. Vane le parole di Valditara che prova con un comunicato ufficiale a scaricare la questione sui governi precedenti e sui sindacati: “Questo meccanismo, unitamente ai vincoli sul turn over” sono stati “introdotti, ben prima di questa legislatura”; “Al fine di risolvere questa annosa e complessa questione, il Mim ha avviato un confronto con le organizzazioni sindacali, istituendo un tavolo tecnico per la revisione complessiva del sistema di reclutamento del personale Ata”.

La decisione della Corte rischia di essere una slavina per il ministro. A tirar la giacca a Valditara è, in primis, Fracassi: “Per il personale docente, il varco è stato aperto anni fa dalla sentenza ‘Mascolo’, a seguito del ricorso promosso dalla Flc Cgil. Proprio in conseguenza di quella sentenza, il governo guidato da Matteo Renzi approvò la Legge 107/2015, che prevedeva l’immissione in ruolo dei docenti su tutti i posti vacanti. Oggi anche quella norma non basta più, perché nel frattempo i posti autorizzati in deroga sul sostegno sono aumentati enormemente e continuano a crescere, sempre sotto la direzione del ministro Valditara. Peccato che quelle cattedre, autorizzate anno dopo anno, non vengano mai stabilizzate in organico. Di conseguenza, le assunzioni non diventano mai a tempo indeterminato, ma si fermano ogni anno al 30 giugno, per poi riprendere il primo settembre successivo”.

Una situazione paralizzata, stagnante. Il leader della Uil Scuola, Giuseppe D’Aprile, riconfermato alla guida della categoria nei giorni scorsi al congresso nazionale di Riccione ha una proposta: “Occorre superare gli attuali vincoli che limitano le assunzioni solo sui posti del personale collocato in pensione. Le immissioni in ruolo devono invece essere autorizzate su tutti i posti vacanti e disponibili, comprendendo anche quelli in organico di fatto, che devono essere trasformati in organico di diritto. Non si può più consentire che il funzionamento ordinario delle scuole statali si regga sulla compressione dei diritti di chi lavora”. Ad unirsi al coro è anche la segretaria della Cisl Scuola, Ivana Barbacci: “Sui docenti l’Europa si è già abbondantemente espressa”. Così anche il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico: “Si apre un varco anche per maestri e professori. È evidente che va messo in moto un sistema di reclutamento di tutto il personale, anche quello docente. Serve un provvedimento legislativo urgente”.

Più cauto il coordinatore nazionale della Gilda, Vito Castellana: “Sono passati 12 anni dalla sentenza ‘Mascolo’ ma non è cambiato nulla. Nonostante si siano succeduti governi di vari colori il precariato si è incancrenito. A qualcuno sta pure comodo perché è un bancomat”. Intanto, la questione Ata apre nuovi scenari: “La sentenza della Corte di Giustizia rappresenta un punto fermo che inevitabilmente darà luogo a un’ampia attività contenziosa – sottolinea l’avvocato Domenico Naso, responsabile legale Uil Scuola -. Il personale Ata che ha subito una successione abusiva di contratti a termine potrà agire dinanzi al giudice del lavoro per ottenere il risarcimento del danno. La decisione di Lussemburgo offre alla giurisprudenza nazionale un parametro interpretativo vincolante, per misurare la gravità dell’abuso, in particolare quando i rinnovi siano serviti a coprire fabbisogni di carattere permanente e duraturo”.

A dare un’ultima spallata a Valditara è Fracassi: “Inutile anche la chiamata in correità dei sindacati; lo scorso anno il Ministero ha aperto un tavolo di confronto ma ha convocato una sola riunione. In quella sede abbiamo detto con chiarezza che il punto di partenza deve essere la stabilizzazione dei precari; solo dopo si può discutere di tutto il resto che è necessario fare per adeguarsi alle richieste dell’Europa”.

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Il Fatto Quotidiano

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