Tuttiquotidiani è completamente gratuito.
Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.
Anche se il nome potrebbe far pensare all'uomo risuscitato miracolosamente da Gesù, la parola "lazzaretto" – la struttura che ospitava i malati di peste – ha un'altra origine: pare derivi da Nazarethum, nome con cui veniva indicata l'isola di Santa Maria di Nazareth, sulla quale la Repubblica di Venezia fondò il primo lazzaretto conosciuto.. "Nazaretto"
Era il 1403 quando, sull'isola lagunare di Santa Maria di Nazareth, sorse il primo ricovero di questo tipo. Si chiamava nazarethum, un nome presto storpiato in lazaretum, più facile da pronunciare e giustificato dalla vicinanza dell'isola di San Lazzaro degli Armeni.. Modello Venezia
Quando la peste arrivò dall'Asia, nel 1347, alcune città si dotarono di strutture per isolare i contagiati, ma Venezia – particolarmente esposta alle epidemie per via dei fiorenti commerci e del continuo viavai di persone – fu la prima a ideare un luogo specifico in cui rinchiudere i malati in "quarantena" (quaranta giorni era il tempo ritenuto necessario per purificare il corpo dal morbo).. La morfologia della laguna forniva infatti un sistema ideale di isole e specchi d'acqua, il che permise ai legislatori di far costruire una rete di strutture in cui smistare i casi sospetti, quelli conclamati e le merci.
Il ricovero veneziano diventò un modello per le altre città. A Roma il lazzaretto sorse sull'isola Tiberina, mentre quello di Milano fu isolato da un fossato.. Prevenzione all'avanguardia
Durante la pestilenza del 1423 il Senato istituì un ricovero per gli appestati dotato di medici e infermieri pagati dallo Stato, e coinvolse i capitani delle navi e i marinai nella prevenzione, invitandoli a raccogliere ogni notizia che potesse far sospettare casi di peste a bordo. In questo modo i legni veneziani avrebbero fatto periodi di isolamento preventivo, prima di sbarcare merci e persone in città.. Controllo rigoroso
Il sistema veneziano prevedeva anche un lazzaretto per accogliere i convalescenti e le merci e le persone provenienti da Paesi in cui era diffusa la malattia. Infine, a partire dal XVII secolo, fu istituito un rigido sistema di pattugliamento delle lagune per assicurarsi che nessuno si sottraesse ai controlli del Magistrato di sanità.
Tutto ciò aveva costi molto elevati per la spesa pubblica, ma la politica veneziana preferiva spendere per la prevenzione e rallentare i traffici, piutto sto che affrontare i tracolli economici e demografici che portavano le epidemie. Un sistema simile infatti fu replicato in molte città del Mediterraneo.. Come funzionava un lazzaretto
l lazzaretti erano una complessa macchina sanitaria, un'industria della prevenzione e della cura delle gravi epidemie. I malati erano divisi fra casi sospetti e conclamati: era il primo e fondamentale passo per ridurre drasticamente il diffondersi delle malattie. Come gli ospedali di oggi, i lazzaretti erano organizzati in reparti, che in base al luogo o all'epoca si chiamavano "contumacie" o "navi". La loro funzione era quella di separare merci e persone, ma anche le merci stesse a stadi diversi di "spurgo" – cioè di disinfezione – così come le persone colpite più o meno gravemente dal morbo.. Un sistema di specialisti
Nei lazzaretti c'era personale specializzato, che a volte se la passava anche peggio dei malati. Per esempio i facchini, che a Venezia si chiamavano "bastazzi", maneggiavano e trasportavano le merci infette, dovendo poi scontare la quarantena; i guardiani soprintendevano ai singoli reparti e avevano sotto la loro responsabilità le partite di merci. A capo di queste piccole città c'erano poi i priori, che dovevano controllare che non vi fossero contatti fra il personale e le persone in quarantena, e garantire l'impenetrabilità della struttura.. Pericoli nascosti
Tutti i lavoratori, e in particolar modo i facchini, osservavano turni: l'obiettivo era evitare che diventassero complici di mercanti senza scrupoli interessati a vendere le merci senza passare per la quarantena. Le merci, infatti, dovevano essere trattate, affumicate con erbe e messe all'aria, secondo le conoscenze medico-scientifiche del tempo: in un certo senso venivano curate proprio come le persone.. Nonostante queste precauzioni, spesso le condizioni di sovraffollamento e la scarsa igiene favorivano la diffusione del contagio piuttosto che il contrario. Si sapeva, per esempio, che un morto di peste andava immediatamente bruciato con tutti i suoi effetti personali, ma non sempre ciò accadeva, poiché mancava persino la paglia per i giacigli, figuriamoci la legna per bruciare. Gli oggetti appartenuti al morto venivano quindi sottratti dal personale, che li rivendeva in città, divenendo un ulteriore, pericolosissimo, veicolo di contagio..
Usiamo cookie tecnici necessari al funzionamento del sito e cookie di analisi (Google Analytics) e marketing. Puoi accettare tutti i cookie, rifiutare quelli opzionali o personalizzare. Per maggiori info: Privacy Policy.