Pensioni a rischio per chi non comunica all’INPS i redditi 2022: cosa fare entro il 15 settembre
- Postato il 20 luglio 2026
- Di Panorama
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Migliaia di pensionati italiani rischiano una riduzione dell'assegno mensile se non comunicano tempestivamente i redditi percepiti nel 2022 all'INPS. La scadenza del 15 settembre rappresenta un termine cruciale per evitare decurtazioni significative delle prestazioni pensionistiche. È essenziale verificare la propria posizione e presentare la documentazione richiesta entro i tempi stabiliti, consultando gli sportelli INPS o il sito ufficiale dell'istituto.
Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.
Rischio pensione ridotta ad agosto per migliaia di cittadini. Il motivo? La mancata comunicazione dei redditi percepiti nel 2022, un adempimento obbligatorio per chi riceve prestazioni previdenziali o assistenziali collegate al reddito. Chi non regolarizza la propria posizione subirà prima una trattenuta sulla pensione e poi, se continua a non presentare la dichiarazione, la revoca definitiva della prestazione. C’è tempo fino al 15 settembre 2026 per mettersi in regola.
Perché l’Inps chiede la dichiarazione dei redditi 2022 ad alcuni pensionati
Molte prestazioni pensionistiche non hanno un importo fisso, ma dipendono dalla situazione economica di chi le riceve. La legge, infatti, lega sia il diritto a percepirle sia il loro importo ai redditi effettivamente incassati dal beneficiario. Per controllare questi redditi, l’Inps si basa sui dati che arrivano automaticamente dall’Agenzia delle Entrate, tramite il Modello 730 o il Modello Redditi. Il problema nasce per chi ha redditi che, per vari motivi, non risultano integralmente in queste dichiarazioni fiscali. In questi casi è il pensionato stesso a dover comunicare all’Inps le somme percepite, anche quando non sono soggette alla normale dichiarazione dei redditi. Se questa comunicazione non arriva entro i termini stabiliti, l’Inps agisce in due fasi. Prima sospende parzialmente la prestazione, poi, se il pensionato continua a non comunicare i redditi, revoca definitivamente la pensione, recuperando anche le somme eventualmente già incassate senza averne più diritto.
Pensioni collegate al reddito: chi rischia e chi è escluso dai controlli
La campagna riguarda i pensionati residenti in Italia che ricevono prestazioni collegate al reddito e per i quali l’Inps non ha ancora ricevuto la dichiarazione sui redditi del 2022. Tra le prestazioni coinvolte ci sono gli assegni sociali, le pensioni di invalidità civile, gli assegni ordinari di invalidità, le integrazioni al trattamento minimo, le maggiorazioni sociali e le pensioni ai superstiti. Nello specifico, il problema riguarda tre situazioni diverse. La prima è quella di chi non dichiara all’Agenzia delle Entrate tutti i propri redditi, perché alcuni non rientrano nella dichiarazione ordinaria: è il caso, ad esempio, del lavoro dipendente svolto all’estero o degli interessi su conti bancari, postali, BOT o CCT. La seconda riguarda chi percepisce redditi da collaborazioni coordinate e continuative o da lavoro autonomo, anche occasionale: ai fini fiscali questi redditi vengono dichiarati in modo diverso rispetto a quanto richiesto ai fini previdenziali, e questo può creare un disallineamento con i dati in possesso dell’Inps. La terza, più semplice, è quella di chi non ha mai inviato la dichiarazione o la ricostituzione reddituale richiesta dall’Istituto nei mesi scorsi. Chi invece dichiara regolarmente tutti i propri redditi tramite il Modello 730 o il Modello Redditi non deve fare nulla: in questo caso è l’Inps stessa ad acquisire automaticamente i dati dall’Agenzia delle Entrate, senza bisogno di alcuna comunicazione aggiuntiva.
Trattenuta del 5% e come evitare la revoca entro il 15 settembre
Chi non ha ancora presentato la dichiarazione subirà una trattenuta del 5% sull’imponibile pensionistico lordo del mese di luglio 2026. La riduzione verrà applicata sulle pensioni di agosto e settembre 2026. Fanno eccezione solo i trattamenti pari o inferiori a 100 euro mensili, per i quali non è prevista alcuna trattenuta: attenzione però, perché anche questi restano comunque a rischio revoca. Oltre alla trattenuta i pensionati coinvolti riceveranno una comunicazione dedicata, consultabile nell’area riservata MyInps e, se disponibile, anche via PEC o posta elettronica, con l’indicazione della scadenza ultima: il 15 settembre 2026. Per evitare di perdere definitivamente la prestazione, è necessario presentare una domanda di ricostituzione reddituale, indicando tutti i redditi rilevanti percepiti nel 2022. Il modo più semplice è farlo online, in autonomia, accedendo al sito dell’Inps con SPID almeno di livello 2, Carta d’Identità Elettronica, Carta Nazionale dei Servizi o eIDAS. In alternativa ci si può rivolgere a un patronato. Chi lascia passare il 15 settembre 2026 senza presentare la domanda rischia la revoca definitiva della prestazione collegata al reddito per l’anno 2022, con il recupero delle eventuali somme già incassate e risultate non dovute. Attenzione, perché la revoca riguarderà a quel punto anche le pensioni fino a 100 euro mensili: non aver subito la trattenuta del 5%, infatti, non esonera dall’obbligo di presentare la dichiarazione.