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Pd, dopo Marianna Madia una slavina: chi sta per uscire dal partito

  • Postato il 5 maggio 2026
  • Politica
  • Di Libero Quotidiano
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  • 8 min di lettura
Pd, dopo Marianna Madia una slavina: chi sta per uscire dal partito
Pd, dopo Marianna Madia una slavina: chi sta per uscire dal partito

Era da mesi che si rincorrevano le voci di un addio di Marianna Madia al Pd. Ieri, il passo ufficiale: volto del Pd delle origini Walter Veltroni la volle, non ancora trentenne, capolista del Lazio alle elezioni politiche del 2008 - poi ministro della Pubblica amministrazione nei governi Renzi e Gentiloni, Madia passa da “indipendente” in Italia Viva. «Sono giunta alla conclusione», scrive nella lettera che ha inviato alla capogruppo del Pd, Chiara Braga, «che, nell’ambito dello sforzo che ci accomuna per rendere competitiva la coalizione progressista, io possa adesso rendermi più utile svolgendo questo stesso lavoro in un’altra collocazione». Quella, cioè, di chi prova a costruire «un’area politica, sociale e culturale che usiamo definire riformista».

Perché, scrive ancora Madia, è sua convinzione che «il centrosinistra debba rafforzarsi sia come articolazione della sua proposta elettorale, sia come novità, originalità e credibilità del suo programma di governo».

 

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NOME DI PESO

È il secondo nome riformista di peso che lascia il Pd (peraltro nel giorno del compleanno di Elly Schlein). Prima di lei lo aveva fatto Elisabetta Gualmini, eurodeputata passata con Azione. Madia ha cercato di andarsene senza strappi, nei modi di una separazione consensuale. In un messaggio nelle chat dei riformisti dem, ha salutato spiegando di voler provare «da un’altra prospettiva a costruire un pezzo di centrosinistra». E ha aggiunto: «Sempre uniti per lo stesso obiettivo: liberare l'Italia da questo pessimo governo. Vi abbraccio tutti». Anche dalle parti di Italia Viva si è cercato di gestire questo arrivo con la massima cautela, cercando di non irritare la segretaria dem, alleata strategica. «L’ingresso di Marianna Madia nel gruppo Italia viva-Casa Riformista è una buona notizia per tutti», ha detto Matteo Renzi. «Lo è per i riformisti del centrosinistra che vogliono costruire una casa diversa ma collegata e complementare al Pd. Lo è per me personalmente perché ritrovo un'amica, una compagna di strada, una colonna del mio governo». Certo, si dice in Italia Viva, «è un segnale forte nella costruzione della casa riformista, non a caso Madia entra da indipendente». Quanto all’arrivo di altri, sicuramente sui territori qualche adesione arriverà.

 

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A livello nazionale, invece, si vedrà. Lo scopo del leader di Iv, in questo momento, non è certo mettere in difficoltà Schlein, ma piuttosto costruire qualcosa che ampli l’offerta elettorale del centrosinistra. Gli arrivi, quindi, se ci saranno, dovranno rispondere a questo scopo.

Non c’è dubbio, però, che nel Pd sono in tanti a chiedersi se valga la pena restare. Tanto più ora che si avvicina la tagliola delle liste e ciascuno deve calcolare le chance di essere rieletto. Uno dei più insofferenti, ormai da mesi, è Graziano Delrio, messo sotto accusa dal suo stesso partito per il ddl contro l’antisemitismo.
Ma l’ex capogruppo e ministro guarda alla galassia, orfana di rappresentanza, dei cattolici democratici. Non a caso, alcuni mesi fa, ha creato Comunità democratica, associazione che punta a mettere in rete realtà che una volta guardavano al Pd, ma che ora, nel Pd, non si sentono più a casa.

 

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Per Schlein e per i suoi perdere qualche pezzo della minoranza non è una tragedia, anche perché l’obiettivo è costruire un partito dalla identità sempre più forte e monocromatica. E questo sarà anche il criterio con cui saranno fatte le liste. Non a caso ieri, dal Nazareno, nessuno ha commentato l’uscita di Madia, come notava Pina Picierno, anche lei sempre più in difficoltà nel Pd: «È un silenzio preoccupante e onestamente inspiegabile del Nazareno su una ferita dolorosissima per il Pd: l’addio di una delle fondatrici del partito, Marianna Maria. Non può essere derubricata a fatto personale. Racconta un disagio che riguarda la natura del partito e per questo non meriterebbe affatto il silenzio come risposta».

 

MOVIMENTI INTERNI

La segretaria dem è più preoccupata dai movimenti della sua maggioranza, impegnata spesso in manovre sottotraccia. Il colpo è per i riformisti, già depotenziati dal passaggio di Stefano Bonaccini in maggioranza e ora implicitamente accusati di irrilevanza. Nessuno, ieri, da queste parti, aveva voglia di commentare. Off the records, si osservava, però, che Madia ha già all’attivo quattro legislature, quindi difficilmente avrebbe ottenuto la deroga per essere ricandidata. Un’accusa a cui Madia risponde, sul sito di Repubblica, così: «Secondo lei per essere rieletta lascio il primo partito di opposizione per andare in una nuova formazione ancora tutta da fare?».

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Autore
Libero Quotidiano

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