Parte la vendemmia 2026, nel Torinese uve in calo del 20%: in Canavese fino al 50% in meno
- Postato il 28 agosto 2026
- Economia
- Di Quotidiano Piemontese
- 0 Visualizzazioni
- 4 min di lettura
Generazione sintesi AI in corso…
TORINO – È iniziata nel Torinese la vendemmia 2026, con la raccolta delle prime uve bianche destinate alla produzione di spumante. Per le uve rosse bisognerà invece attendere la metà di settembre. Quella che si apre è però una campagna caratterizzata da una forte riduzione della produzione: secondo le stime di Coldiretti Torino, il calo medio si aggira attorno al 20% su gran parte del territorio, comprese le aree di bassa montagna.
La situazione più difficile si registra in alcune zone del Canavese, dove la presenza di Popillia japonica, il coleottero conosciuto come scarabeo giapponese, ha contribuito a indebolire le piante. Qui la diminuzione della produzione può arrivare fino al 50%.
Meno uva, ma la qualità potrebbe essere ottima
Il dato positivo arriva dalla qualità. Nonostante le difficoltà affrontate durante la stagione vegetativa, le prime indicazioni fanno infatti prevedere uve di buona qualità, tanto da lasciare intravedere una possibile annata particolarmente interessante dal punto di vista enologico.
«Per le nostre produzioni vitivinicole è stata un’annata davvero difficile – spiega il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici –. Se la qualità delle uve sembra soddisfacente, lasciando presagire anche un’ottima annata, è la quantità che preoccupa».
A pesare è anche l’aspetto economico. Considerando il valore medio delle uve, in molti casi destinate a produzioni a denominazione d’origine, Coldiretti Torino stima una perdita di valore per il comparto di circa 2 milioni di euro.
Siccità e caldo hanno messo alla prova le viti
Alla base del calo produttivo ci sono soprattutto le condizioni meteorologiche degli ultimi mesi. Siccità e temperature elevate hanno messo sotto pressione i vigneti, inducendo le viti a ridurre il proprio metabolismo già tra maggio e giugno.
Il risultato si è tradotto in acini più piccoli e grappoli più radi.
Secondo Coldiretti, le piante hanno sofferto in particolare la mancanza di condizioni più fresche durante la notte e di rugiada, fondamentali per permettere alle foglie di recuperare turgore dopo le giornate più calde e prepararsi ad affrontare nuovamente le ore di maggiore insolazione.
A questo si aggiunge la scarsità delle normali precipitazioni di giugno, importanti per lo sviluppo della vite, e la mancanza, tra luglio e la prima metà di agosto, di quei temporali moderati che possono favorire la crescita dei grappoli.
In Canavese pesa anche la Popillia japonica
Alle condizioni climatiche si è aggiunto un altro problema, particolarmente evidente in alcune aree del Canavese: la diffusione della Popillia japonica.
Il caldo anomalo ha favorito uno sviluppo anticipato del coleottero, che ha attaccato le foglie ancora tenere delle viti. Il danno ha contribuito a indebolire le piante proprio durante una fase delicata del loro sviluppo.
Nelle aree maggiormente colpite, la contrazione della produzione arriva così al 50%.
Coldiretti: «Servono interventi per la viticoltura»
Per Coldiretti Torino, l’annata 2026 rappresenta un ulteriore segnale delle difficoltà che il cambiamento climatico sta imponendo alla viticoltura.
«La siccità e le temperature caldissime di questa estate seguono l’esperienza simile del 2022 e confermano che la nostra viticoltura ha bisogno di misure adeguate al cambiamento climatico», sottolinea Mecca Cici.
Secondo l’organizzazione agricola, i produttori devono inoltre fare i conti con l’aumento dei costi di produzione, legato ai rincari di carburanti e materiali, e con un mercato internazionale in trasformazione. Tra i fattori indicati ci sono anche le difficoltà dell’export legate ai dazi, in particolare sul mercato statunitense, e l’incertezza dello scenario internazionale.
Coldiretti chiede quindi una serie di interventi specifici per il settore. Tra le proposte c’è la revisione dei disciplinari delle DOC e DOCG, per adeguarli alle nuove condizioni climatiche, insieme alla realizzazione di infrastrutture per l’approvvigionamento idrico, compresi piccoli invasi nelle aree collinari.
Per la viticoltura di montagna viene inoltre indicata la necessità di infrastrutture, come gli impianti di risalita meccanica, mentre viene considerato fondamentale investire nella ricerca scientifica e nell’innovazione tecnologica per contrastare la diffusione di nuovi funghi e insetti favorita dal cambiamento climatico.
Oltre 800 ettari di vigneti nel Torinese
La viticoltura rappresenta una realtà importante per il territorio provinciale. Nel Torinese si contano 752 produttori vitivinicoli e oltre 800 ettari di superficie coltivata a vigneto.
Nonostante il calo previsto quest’anno, la produzione complessiva dovrebbe attestarsi intorno ai 65mila quintali di uve, dai quali si prevede di ottenere oltre 5,5 milioni di bottiglie di vino.
Ora l’attenzione è rivolta alla raccolta. Le prime uve bianche destinate agli spumanti hanno già aperto la vendemmia, mentre a metà settembre toccherà alle varietà rosse. La speranza dei produttori è che la qualità riesca almeno in parte a compensare una stagione che, sul fronte delle quantità, si presenta tra le più complicate degli ultimi anni.
L'articolo Parte la vendemmia 2026, nel Torinese uve in calo del 20%: in Canavese fino al 50% in meno proviene da Quotidiano Piemontese.