Ospedale Galliera, firmata la convenzione con Aom: la Regione dovrà coprire il disavanzo

  • Postato il 20 marzo 2026
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  • Di Genova24
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ambulanze pronto soccorso galliera

Genova. È stata firmata la convenzione tra ospedale Galliera e Azienda ospedaliera metropolitana, tassello fondamentale della riforma della sanità regionale voluta dal presidente Marco Bucci.

Il documento, che sancisce il “matrimonio” tra i due enti ospedalieri ma non la completa fusione, è stato firmato il 18 marzo dalla direttrice generale di Aom Monica Calamai, dal commissario Francesco Quaglia e dal vicepresidente del Galliera Giuseppe Zampini. L’accordo ha durata triennale e potrà essere rinnovato o prorogato. E proprio oggi, mentre i sindacati proclamano lo stato di agitazione del personale, una delibera della nuova azienda sancisce l’adozione del testo.

Ma attenzione: la convenzione include al suo interno una condizione sospensiva. Tra gli ultimi articoli, infatti, si dice che “l’efficacia è sospensivamente condizionata alla formale garanzia di integrale copertura, entro e non oltre il 31 dicembre 2026 da parte di Regione Liguria, delle perdite di esercizio dell’E.O. Ospedali Galliera per gli anni 2024 e 2025″.

Dunque spetterà alla Regione trovare circa 25 milioni di euro per colmare il disavanzo del Galliera. Alla fine la clausola è rimasta, sebbene in settimana si raccontasse di pressioni da parte del direttore del dipartimento Paolo Bordon per eliminarla, mentre dall’altra parte il management dell’ospedale minacciava di non firmare se gli accordi pregressi non fossero stati messi nero su bianco. Del resto la questione finanziaria era sempre stata centrale, diventando uno dei principali interrogativi dall’opposizione politica in Regione.

In fin dei conti, come detto, non sarà una fusione. Il Galliera continuerà a esistere come ente ospedaliero con la propria governance, anche se il direttore generale sarà nominato insieme alla Regione. La convenzione precisa che sono escluse dall’integrazione funzionale tutte le funzioni gestionali, tra cui le risorse umane, la programmazione, la contabilità e il bilancio. Rimarranno indipendenti anche la farmacia e il bed management.

L’integrazione riguarderà invece le funzioni sanitarie vere e proprie Da questo punto di vista, si prevede che il Galliera si trasformi in un’articolazione dell’azienda metropolitana, tanto quanto San Martino e Villa Scassi. Le due aziende metteranno a disposizione il personale (pur continuando ad agire come differenti datori di lavoro), consentiranno l’utilizzo a titolo gratuito dei locali e delle dotazioni strumentali, metteranno a sistema flussi e sistemi informativi.

Si parla, come già anticipato, di “percorsi condivisi in attività oggi non presenti” al Galliera “quali l’ematologia, la nefrologia, la chirurgia toracica, la cardiochirurgia, il centro grandi ustionati, la camera iperbarica” oltre alla “condivisione clinica nel monitoraggio delle infezioni ospedaliere”. Saranno poi le direzioni a definire con appositi tavoli di lavoro i protocolli clinico-assistenziali e il cronoprogramma per l’attuazione progressiva delle funzioni oggetto di integrazione.

Confermata invece la cessione di ramo d’azienda ad Aom per quanto riguarda il centro trasfusionale e il laboratorio analisi, con le tempistiche annunciate dall’assessore Massimo Nicolò in consiglio regionale: la prima entro il 30 aprile, la seconda entro il 31 luglio.

Proclamato lo stato di agitazione del personale

Nel frattempo le segreterie di Fp Cgil e Uil Fpl hanno formalmente proclamato lo stato di agitazione per il personale del comparto sanità e della dirigenza medica del Galliera. La decisione, comunicata al prefetto di Genova e ai vertici della Regione Liguria, scaturisce dal perdurare di criticità “già ripetutamente segnalate ma rimaste prive di riscontri risolutivi”. I sindacati denunciano “un clima di tensione insostenibile che rischia di compromettere la qualità dei servizi minimi alla collettività“. Il cuore della protesta risiede nel progressivo deterioramento delle condizioni lavorative, descritte come “una grave e persistente carenza di organico, con conseguenti carichi di lavoro progressivamente insostenibili”.

 

Autore
Genova24

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