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Ora disponibile “Naufragio sul Legnone”, il romanzo d’esordio dell’autore loanese Paolo Oliva

  • Postato il 12 maggio 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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Ora disponibile “Naufragio sul Legnone”, il romanzo d’esordio dell’autore loanese Paolo Oliva

Loano. E’ ora prenotabile sul sito ufficiale della sua casa editrice, la BookRoad, il volume “Naufragio sul Legnone”, romanzo d’esordio dell’autore loanese Paolo Oliva.

Come spiega lo stesso autore, il libro vuole essere “un atto di fedeltà: un viaggio letterario verso i luoghi dell’infanzia dove è nata mia madre. Attraverso la scrittura, ho cercato di recuperare sensazioni ancestrali che il tempo non ha scalfito, come l’odore del fieno appena tagliato e il profumo del formaggio custodito nel fresco della cantina di mio nonno”.

“Scrivere, per me, ha significato riprendere idealmente quelle antiche passeggiate. È stato un modo per rincorrere l’incedere sicuro di mio nonno, che con pazienza mi ha insegnato a leggere i segni della natura: il profilo di una cima, il verso di un animale o il modo in cui l’acqua scava la pietra. Mi ha trasmesso la lezione più importante: la montagna, se sai ascoltarla, parla”.

In questo racconto Paolo Oliva ha inserito “il silenzio profondo della Valtellina, che diventa il nucleo di un’identità autentica. Esso funge da contrappeso necessario alla quiete ligure in cui vivo e al caos di Roma, la città che amo. Questo concept trasforma il ricordo in una vera e propria traduzione delle voci della montagna: la memoria personale diventa così lo strumento principale per dare un senso logico, coerente e profondo alla narrazione”.

La sinossi

A Piantedo, ai piedi delle Alpi, il ritrovamento del corpo di un ex velista paralizzato sconvolge la quiete del paese. Il maresciallo Gildo Acquistapace, affiancato dalla brigadiera Angela Ruggirello, si trova davanti a una scena del crimine tutt’altro che lineare: tra indizi contraddittori e segreti sepolti, l’indagine li condurrà nel passato oscuro della vittima, dove nulla è come sembra.

Chi è Paolo Oliva

“Vivo a Garlenda, un piccolo paese vicino ad Albenga, con mia moglie Laura. Sono nato a Loano e da diversi anni non sono più uno di quegli abitanti della costa che si svegliano con il rumore della risacca. La mia casa si trova nel primo entroterra, in quel paesaggio fatto di fasce e uliveti. Se sulla costa la vita è scandita dal moto perpetuo delle onde, qui regna una calma diversa, più asciutta, interrotta solo dal vento tra le foglie e dal canto degli uccelli nel bosco”.

“Eppure, proprio questa quiete ligure mi ha spinto a cercare, nella memoria e sulla carta, un silenzio ancora più profondo: quello delle cime della Valtellina. Ho iniziato questo viaggio letterario per un atto di fedeltà verso i luoghi della mia infanzia — dove è nata mia mamma — per ritrovare l’odore del fieno appena tagliato e il profumo del formaggio che mio nonno custodiva nel fresco della sua cantina. Scrivere, per me, è stato come riprendere quelle passeggiate con lui. Mi sembra ancora di sentire il rumore dei miei passi da bambino che cercavano di rincorrere il suo incedere sicuro. Ogni sua sosta non era mai casuale: si fermava per indicarmi una traccia, il modo in cui l’acqua scavava la pietra, il profilo di una montagna o il verso di un animale. Mi ha insegnato che la montagna, se sai ascoltarla, parla. E io, scrivendo questo giallo, ho cercato di tradurne le voci”.

“La mia vita è stata segnata da un evento che ha cambiato tutto: da bambino mi è stato diagnosticato il diabete di tipo 1. Fu un momento durissimo, il più brutto della mia infanzia. In un’età in cui tutto dovrebbe essere gioco e spensieratezza, mi sono ritrovato a gestire una responsabilità enorme. Quella diagnosi mi ha imposto una disciplina ferrea, un’attenzione costante ai numeri e ai dettagli che non mi ha più abbandonato”.

“Col tempo ho capito che quella che sembrava solo una limitazione era diventata la mia forza. La gestione del diabete richiede una ‘quadratura’ quotidiana che oggi applico naturalmente nel mio lavoro di impiegato amministrativo. Se in ufficio i conti devono tornare per dovere professionale, nella gestione della mia salute devono tornare per necessità vitale. Questa forma mentis è diventata il motore della mia scrittura. Non conosco il caos della pagina bianca affrontata senza meta; approccio la narrazione con la stessa precisione con cui controllo i miei parametri o i registri contabili della ditta per cui lavoro. Porto nella scrittura la schematicità dei miei fogli Excel. Scrivo a blocchi, incastrando le scene come se fossero voci di un bilancio. Per me, un romanzo giallo è la risoluzione di un’equazione: si parte da un’incognita (il delitto) e si arriva a una soluzione dove ogni elemento deve trovare la sua collocazione logica. Se un indizio non è al suo posto, o se un personaggio agisce senza una motivazione che ‘quadri’, sento lo stesso disagio di quando manca un euro dal bilancio di fine anno. La mia precisione amministrativa è diventata così il mio strumento investigativo preferito: i colpevoli nei miei libri non hanno scampo, perché i loro alibi sono controllati con lo scrupolo di un revisore dei conti.

“La cosa più affascinante che mi è capitata scrivendo questo libro è che, senza volerlo, ho diviso me stesso tra i personaggi. In ognuno di loro c’è un frammento del mio carattere, una scheggia di quella vita che oscilla tra il rigore della scrivania e la voglia di evasione. Gildo è la mia parte più autentica, legata alle radici e al dovere: è l’uomo che cammina sui sentieri e cerca di dare un senso alle cose, portando con sé la mia visione del mondo e la mia innata riservatezza. Filippi è la mia valvola di sfogo: è lui a pronunciare quelle battute sgangherate e ironiche che mi balenano in testa durante una giornata lavorativa particolarmente lunga, mentre compilo una pratica noiosa o durante una cena tra amici. È il lato di me che sa ridere di tutto, anche quando la situazione si fa seria. Angela, infine, rappresenta ciò che vorrei essere: in lei ho messo la determinazione e il carattere che, nella vita reale, vorrei riuscire a sfoggiare con più disinvoltura. Lei è l’ideale che guarda oltre l’ostacolo, la forza che non tentenna mai”.

“Quando non lavoro o scrivo, la mia curiosità si sposta sulle strade d’Italia. Viaggio spesso con mia moglie per scoprire gli angoli meno noti del nostro Paese, ma la mia bussola punta sempre verso Roma. Se la Valtellina è il silenzio e la Liguria è l’orizzonte calmo, Roma è il caos che mi rigenera. È la mia città del cuore perché è un enigma stratificato: migliaia di anni di storia che si sovrappongono, vicoli che sembrano capitoli di un romanzo mai finito. Camminare per Roma è come leggere il giallo perfetto: non sai mai cosa troverai dietro l’angolo, ma sai che sarà meraviglioso”.

“Spero che chi prenderà in mano questo libro possa trovarci, oltre alla suspense ambientata tra le mie montagne, un seme di speranza. La mia vita mi ha insegnato che nonostante le diagnosi difficili, le brutture del mondo e la ripetitività dei giorni, esiste una forza meravigliosa chiamata amore. È l’amore per mia moglie, per i ricordi di mio nonno e per la bellezza che ci circonda l’unico vero mistero che valga la pena di risolvere ogni giorno”.

 

Autore
Il Vostro Giornale

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