Operazione Pesciolino, la vittima fa scena muta e tutti gli imputati vengono assolti
- Postato il 23 giugno 2026
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Il Quotidiano del Sud
Operazione Pesciolino, la vittima fa scena muta e tutti gli imputati vengono assolti
Assolti gli imputati arrestati dai carabinieri nell’operazione Pesciolino per il sequestro di persona di Cirò Marina
CIRÒ MARINA – Tutti assolti i sei che finirono in carcere nel marzo scorso nell’ambito dell’operazione Pesciolino. Lo ha deciso la Corte d’Assise di Catanzaro che ha scagionato, per non aver commesso il fatto, gli imputati nei cui confronti la Dda di Catanzaro chiese il giudizio immediato. Secondo l’accusa, avrebbero fatto trascorrere una giornata da incubo a un campano che, nel gennaio 2025, fu aggredito, rinchiuso in un bagno, rapinato di soldi e auto e costretto a firmare un manoscritto con cui si impegnava a pagare 5000 euro. «Da qua oggi non vai più via».
SCENA MUTA
Era sospettato di aver ottenuto vincite nelle sale slot di Cariati e Cirò Marina con la tecnica del “pesciolino”. Ovvero un arnese metallico che consente di giocare senza inserire monete. Sequestro di persona e rapina in concorso sono le accuse per cui sono finite in carcere sei persone. Ma l’uomo, in aula, peraltro indagato per un reato connesso, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ed è venuta meno la prova. A quel punto anche il pm aveva chiesto l’assoluzione, sia pure con la formula che richiama quella dubitativa. Assolti, pertanto, Luigi Anania, di 62 anni, Leonardo Giordano (53), Giovambattista Notaro (48), Aurelio Scarnato (70), Davide Scarnato (40), Cataldo Siciliani (52). Accolte le richieste degli avvocati Enzo Belvedere, Pierpaolo Capoano, Provino Meles, Raffaele Meles, Tiziano Saporito, Luigi Scaramuzzino.
RINVENUTI 140 MILA EURO
Nei loro confronti i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Cirò Marina eseguirono un’ordinanza di custodia cautelare che recepiva le richieste della Dda, esclusa però l’aggravante mafiosa. Al momento dell’arresto, i carabinieri trovarono 140mila euro in contanti a casa di uno degli indagati. L’inchiesta scaturiva dalla denuncia del campano. Fatale fu la decisione di consumare un panino dopo aver giocato alle slot della zona. Gli indagati lo avrebbero bloccato nel piazzale antistante il “Trinity Bar”, sulla strada statale 106. Dopo averlo percosso, lo avrebbero costretto ad entrare nel bagno dell’esercizio commerciale pretendendo il pagamento di 5000 euro per riottenere la libertà. Inoltre, si sarebbero impossessati del portafogli della vittima, contenente la somma di 620 euro, della sua autovettura Volkswagen “Golf” e di ulteriori 1800 euro.
IL MANDANTE
In particolare, Giordano, titolare del bar “Paradise” di Cariati, avrebbe svolto il ruolo di mandante, gli altri, tutti cirotani, quello di esecutori materiali. Mentre Aurelio Scarnato vigilava l’ingresso del bar, Anania, Notaro, indicato come proprietario del Trinity bar, e Davide Scarnato avrebbero percosso la vittima, costretta con forza a entrare nel bagno del locale. Il ruolo di Siciliani sarebbe stato, insieme a Notaro, quello di aver costretto la vittima a consegnare 1800 euro per riavere l’auto.
MINACCE DI MORTE
“Non ho fatto nulla di male”, l’obiezione del campano mentre veniva avvicinato dai quattro aggressori. Quindi, l’uomo, mentre qualcuno gli rappresentava che c’erano stati “problemi” in un bar il giorno prima a Cariati, veniva colpito a pugni e schiaffi. Il campano veniva così messo in contatto telefonico col presunto proprietario del bar che, addirittura in modalità videochiamata, lo invitava a non tornare più altrimenti quello lo avrebbe “ammazzato”. Lo accusava di avergli sottratto 700 euro. La vittima era pertanto costretta a compilare il manoscritto con cui dichiarava di essere debitore di 5000 euro e di aver ceduto l’auto a tacitazione del debito. Mentre il più anziano del gruppo di aggressori fumava il sigaro, gli altri si dileguavano in auto.
LA LIBERAZIONE
La vittima sarebbe stata liberata soltanto dopo essersi impegnata a pagare. Contattò la moglie da cui si fece fare una ricarica Postepay. E consegnò ai sequestratori 1800 euro. “Oggi ti è andata troppo bene”, la minaccia al momento della consegna delle chiavi. E quando la vittima chiese indicazioni su chi fosse l’anziano col sigaro, la riposta sarebbe stata: “Meglio che non lo sai”. Una minaccia evocativa di contesti criminali, tant’è che la Dda ipotizzava l’aggravante di aver agito per agevolare il “locale” di ‘ndrangheta di Cirò. Ma alla fine la vittima in aula ha preferito tacere.
Il Quotidiano del Sud.
Operazione Pesciolino, la vittima fa scena muta e tutti gli imputati vengono assolti