Ondata di calore record, è la più lunga mai registrata in Liguria: i numeri che raccontano il cambiamento
- Postato il 23 luglio 2026
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- Di Genova24
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Genova. In Liguria le ondate di calore estremo sono sempre più lunghe e frequenti. Dal 1961 sono state individuate 29 ondate, con un’evidente sproporzione temporale: 9 fino al 2010, ben 20 dal 2011. E quella in corso, iniziata il 19 giugno, è la più lunga mai registrata. I numeri sono quelli forniti da Arpal, l’agenzia per l’ambiente della Liguria.
L’ondata in corso, nonostante il miglioramento previsto per il weekend, ha già segnato un record di durata, almeno da quando Arpal ricostruisce la serie degli episodi in cui il caldo supera nettamente le soglie del clima locale: 34 giorni al 22 luglio. Il record precedente, 30 giorni, era stato raggiunto due volte, nel luglio-agosto 2022 e nel luglio-agosto 2024.
Non è però l’episodio più caldo. L’indicatore termico regionale ha toccato finora 27,96 °C, contro i 30,03 °C dell’agosto 2023, il valore più alto mai registrato. Per severità, cioè per quanto il caldo si è mantenuto sopra soglia lungo l’intero episodio, l’ondata del 2026 è terza, dietro il luglio-agosto 2022 e il luglio-agosto 2024.
Il grafico qui sotto colloca l’episodio in corso dentro la serie storica, e il quadro d’insieme è netto: le tre ondate più severe e quattro delle cinque più lunghe si sono verificate tutte dal 2022 in poi.
Che cosa mostra il grafico
Ogni bolla rappresenta un’ondata di calore estremo: un episodio in cui il caldo ha superato una soglia molto alta rispetto al clima ligure, il 97,5° percentile, cioè un valore raggiunto solo nel 2,5 per cento dei casi storici. È un criterio più selettivo di quelli usati comunemente per parlare di ondate di calore: gli episodi contati qui sono meno numerosi, ma tutti nettamente fuori norma.
Più la bolla è in alto, più l’episodio è stato intenso, cioè ha raggiunto un picco più elevato. Più la bolla è grande, più l’episodio è stato severo, cioè il caldo si è mantenuto sopra la soglia per gran parte della sua durata.
Il colore indica il periodo: grigio per gli episodi dal 1961 al 2010, bordeaux per quelli dal 2011 al 2025, arancione per il 2026.
Una tendenza che si legge sui decenni
Il dato principale del grafico è la concentrazione degli episodi nel tempo. Nei cinquant’anni tra il 1961 e il 2010 la Liguria ha vissuto 9 ondate di calore estremo, per un totale di 88 giorni. Nei sedici anni successivi ne ha vissute 20, per 247 giorni complessivi: da meno di due giorni all’anno a più di quindici.
Cambia anche il periodo dell’anno. Fino al 2010 le ondate si concentravano tra luglio e agosto, con una sola eccezione a giugno, nel 2002. Negli ultimi due anni l’inizio si è spostato di nuovo a giugno: il 27 giugno nel 2025 e il 19 giugno nel 2026, la data più precoce della serie dopo quella del 2002.
Resta il confronto con l’agosto 2003, che per anni è stato il termine di paragone. Oggi quell’ondata è settima per intensità e sesta per severità: tutti e sei gli episodi più intensi della serie sono successivi al 2010.
Come è costruito il grafico
Il grafico non usa una soglia fissa valida ovunque. Si basa su un indicatore termico regionale (Itr), calcolato a partire dalle stazioni climatiche storiche della Liguria e confrontato con il clima del periodo 1991-2020. In questo modo l’ondata di calore viene letta rispetto al clima ligure, non solo rispetto al valore assoluto della temperatura.
Il conteggio di 29 ondate vale per questo indicatore e per questa soglia. Il 97,5° percentile è più selettivo del 90° percentile adottato dai criteri climatologici più diffusi, descritti più avanti: applicando quelli, gli episodi individuati sarebbero molti di più, perché rientrerebbero nel conteggio anche fasi calde meno marcate. È una delle ragioni per cui i numeri che circolano durante l’estate non sempre coincidono.
Un numero, da solo, non dice se il caldo è anomalo
Un valore di temperatura, preso da solo, non dice se un episodio di caldo è normale o anomalo. In estate le temperature elevate sono attese, ma per capire se un episodio esce dalla norma serve un confronto con il clima di quel periodo dell’anno e di quel luogo.
Lo stesso valore può essere ordinario in una località e fuori norma in un’altra. Trentacinque gradi a inizio agosto sulla costa hanno un significato diverso da trentacinque gradi in un entroterra a maggio. È il confronto con la climatologia locale a indicare se siamo di fronte a una fase anomala.
Un giorno solo non fa un’ondata di calore
Al di là della soglia usata in questo grafico, per parlare di ondata di calore serve comunque un episodio che dura più giorni. Una singola giornata molto calda, per quanto intensa, non basta. Conta quanto fa caldo, ma anche per quanto tempo il caldo persiste.
Non esiste una sola definizione. Un approccio epidemiologico guarda agli effetti del caldo sulla salute e usa soglie che possono cambiare da città a città. Un approccio climatologico guarda invece all’anomalia rispetto al clima normale e usa soglie statistiche, come il 90esimo percentile, cioè un valore superato solo nel dieci per cento dei casi storici.
Le due strade rispondono a domande diverse e possono portare a numeri diversi. Per questo, quando si legge che è in corso un’ondata di calore, è utile chiedersi con quale metro la si sta misurando.
Un riferimento comune è quello dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO): almeno sei giorni consecutivi in cui la temperatura massima supera il 90° percentile di quel giorno specifico, calcolato sul periodo climatologico di riferimento (1981-2010, o 1991-2020 dove disponibile). È il criterio alla base del Warm Spell Duration Index (WSDI), l’indice con cui ISPRA segue l’andamento delle onde di calore in Italia. La soglia, quindi, non è un numero fisso: cambia giorno per giorno e luogo per luogo, in base ai dati storici locali.
In Italia, il Ministero della Salute adotta un approccio legato al rischio sanitario: definisce l’ondata di calore come tre o più giorni consecutivi di rischio elevato, calcolato città per città sulla temperatura apparente, che tiene conto anche dell’umidità.
Quando si parla di caldo intenso, l’attenzione va spesso alle temperature massime. Anche le minime, però, sono importanti. Di notte l’aria dovrebbe raffreddarsi. Se non lo fa, il caldo si mantiene elevato e l’episodio pesa di più giorno dopo giorno. Le notti tropicali sono quelle in cui la temperatura minima resta sopra i 20 °C. Quando si ripetono per più notti di seguito, aiutano a descrivere meglio la persistenza del caldo.
Il disagio da caldo: cos’è e come si calcola
Il disagio fisiologico per caldo è collegato alle ondate di calore, ma non coincide con esse. Non dipende solo dalla temperatura dell’aria. Contano anche umidità, ventilazione, esposizione al sole, quota, distanza dal mare e caratteristiche urbane o rurali del punto di misura.
In Liguria questo aspetto è particolarmente importante. Il mare mitiga le temperature, ma può mantenere alta l’umidità. Le brezze danno sollievo in alcune ore e in alcune zone, mentre l’aria ferma aumenta il disagio. Due luoghi vicini possono vivere la stessa giornata in modo diverso.
Per descrivere il disagio da caldo, Arpal usa l’heat index (HI), un indicatore che combina temperatura e umidità. Viene calcolato a partire dai dati misurati dalle stazioni della rete OMIRL, l’Osservatorio Meteo Idrologico della Regione Liguria.
L’heat index non è una temperatura percepita. È un indice che aiuta a classificare il livello di disagio secondo soglie definite. Per la Liguria le classi sono quattro:
- HI sotto i 30 °C: nessun disagio fisiologico per caldo;
- HI tra 30 e 35 °C: disagio fisiologico per caldo;
- HI tra 35 e 40 °C: disagio fisiologico per molto caldo;
- HI pari o superiore a 40 °C: disagio fisiologico per caldo estremo.
La pagina dedicata all’heat index sul sito di Arpal permette di scaricare i dati di temperatura e umidità misurati dalle stazioni meteorologiche della rete OMIRL, insieme ai valori dell’indice di disagio termico calcolato a partire da essi.
Perché guardare questi dati anche quando il caldo finisce
L’ondata del 2026 non è la più grave che la Liguria abbia conosciuto: è la più lunga, ma altre sono state più intense e più severe. Altrove il bilancio è diverso. In Francia la fase del 17-30 giugno 2026 ha portato, secondo Météo-France, le temperature medie giornaliere più elevate mai misurate a scala nazionale. E anche lì il conto cumulato racconta la stessa storia: delle 52 ondate di calore censite in Francia dal 1947 più della metà si è verificata dopo il 2010.
Il singolo episodio, per quanto eccezionale, si dimentica in fretta appena le temperature scendono. La serie storica invece resta, e mostra fenomeni sempre più frequenti, più lunghi e più persistenti. È il motivo per cui questi dati vanno letti anche fuori stagione: le misure di adattamento, dalla protezione delle persone fragili alla gestione degli spazi urbani, si progettano prima dell’estate successiva, non durante.