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Nuove generazioni e lavoro: il parere di Fabio Quadrelli di Revolution Business School

  • Postato il 13 luglio 2026
  • General
  • Di Libero Quotidiano
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  • 5 min di lettura
In sintesi

Le nuove generazioni affrontano un mercato del lavoro profondamente trasformato dove la ricerca di stabilità economica cede il passo al desiderio di equilibrio personale e realizzazione consapevole. Secondo gli esperti, i giovani oggi privilegiano ambienti aziendali inclusivi e trasparenti, rifiutando il modello del sacrificio illimitato. La precarietà rappresenta una condizione strutturale con cui convivere, mentre l'intelligenza artificiale e i nuovi strumenti digitali ridefiniscono le competenze richieste nel mercato contemporaneo.

Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.

Nuove generazioni e lavoro: il parere di Fabio Quadrelli di Revolution Business School
Nuove generazioni e lavoro: il parere di Fabio Quadrelli di Revolution Business School

Il mondo del lavoro per i giovani è radicalmente cambiato: la sicurezza economica è più difficile da raggiungere, spingendo le nuove generazioni a privilegiare il benessere psicofisico e l'equilibrio tra vita privata e lavoro rispetto alla sola carriera.

Il paradigma lavorativo attuale per i giovani è definito da diversi fattori chiave, come la centralità del bilanciamento vita-lavoro, perché oltre l'86% dei giovani predilige la propria sfera privata, rifiutando la narrazione del sacrificio a tutti i costi in favore di ambienti di lavoro flessibili. Non manca la ricerca di senso e trasparenza; lo stipendio non basta più se non è accompagnato da un clima aziendale inclusivo, equità retributiva e da un impatto positivo del proprio ruolo.

La precarietà, poi, è vista come normalità; la stabilità a lungo termine è più rara rispetto alle generazioni passate e la precarietà è diventata una condizione strutturale. Esistono, infine, nuove modalità e strumenti, perché le intelligenze artificiali e il lavoro a distanza (smart working) stanno ridefinendo dove, quando e come si lavora. Questo cambio di mentalità è ben documentato dalle analisi sul fenomeno della Generazione Z, ma ogni cambiamento inizia sempre da una scelta consapevole.

Il percorso verso la realizzazione personale e professionale prende forma quando visione, disciplina e coraggio si incontrano. Ogni traguardo richiede volontà, metodo e una direzione chiara. Ma cosa vogliono, oggi le nuove generazioni?

“Le nuove generazioni non vogliono lavorare meno, ma meglio”-dice Fabio Quadrelli, di Revolution Business School-“cercano un’attività che abbia un significato, che permetta loro di crescere, essere valorizzati e costruire un futuro senza rinunciare completamente alla propria vita personale. Per molti anni il successo è stato associato solo al sacrificio. Oggi i giovani hanno una visione diversa, desiderano risultati, ma vogliono raggiungerli grazie alle competenze, ad organizzazione e qualità di vita. E’ un cambiamento culturale che non considero un limite, ma un’evoluzione”.

Sempre più demonizzati e criticati; ma è vero che i giovani sono tutti a casa sul divano e sui dispositivi digitali e senza ambizioni?  
“Il vero problema non è la mancanza di voglia di lavorare, ma di esempi, orientamento e formazione pratica. Quando un giovane comprende il perché di ciò che fa e vede una prospettiva concreta di crescita, l’impegno non manca”.
Tutti futuri imprenditori? 
“Non tutti devono diventare imprenditori; E’ un errore pensare il contrario”.
Come vede la futura generazione dal punto di vista imprenditoriale? 
“L’Italia avrà sempre bisogno di grandi professionisti, manager, tecnici specializzati e collaboratori competenti. L’imprenditorialità, prima ancora che una professione, è una mentalità; significa assumersi responsabilità, prendere decisioni, creare valore e trovare soluzioni. Per questo motivo serviranno persone preparate, con competenze trasversali, capacità di leadership e una formazione continua. Il talento da solo non sarà più sufficiente".
Sempre più demonizzati e criticati: è vero che i giovani sono tutti a casa sul divano, davanti ai dispositivi digitali e senza ambizioni? 
“È una semplificazione che non condivido. Esiste certamente una parte di giovani che fatica a trovare motivazione, ma sarebbe profondamente ingiusto generalizzare. Ogni giorno incontro migliaia di ragazzi che investono tempo, denaro ed energie per migliorarsi. Studiano, lavorano, frequentano corsi, cercano opportunità e desiderano costruire qualcosa di importante. La differenza la fa il contesto. Se un giovane cresce in un ambiente che lo stimola, gli trasmette fiducia e gli offre strumenti concreti, il suo potenziale emerge. Le nuove generazioni non hanno meno ambizione. Hanno semplicemente bisogno di punti di riferimento più credibili e di percorsi che trasformino il talento in competenza”.
Come è cambiato il metodo di insegnamento e apprendimento oggi? 
“La formazione tradizionale non è più sufficiente. Oggi le informazioni sono ovunque. Il vero valore non è trasferire nozioni, ma insegnare a selezionarle, interpretarle e applicarle. Per questo motivo il nostro metodo mette al centro l'esperienza pratica. Formazione significa simulazioni, casi reali, confronto diretto con imprenditori, sviluppo delle competenze relazionali, della comunicazione, della leadership e dell'intelligenza emotiva. L'intelligenza artificiale cambierà profondamente il mercato del lavoro, ma non sostituirà le qualità che rendono una persona davvero autorevole: la capacità di decidere, guidare,
creare relazioni e risolvere problemi complessi. La formazione del futuro sarà sempre più personalizzata, continua e orientata ai risultati concreti”.
Quali sono le percentuali di giovani che si formano da voi in Italia? Quali sono le differenze tra Roma, Milano e il resto d'Italia? 
“La componente giovanile rappresenta una parte molto significativa dei partecipanti ai nostri percorsi formativi e continua a crescere anno dopo anno. Siamo presenti in numerose regioni italiane e osserviamo dinamiche interessanti. Milano esprime una forte cultura della performance, dell'innovazione e della velocità decisionale. Roma mostra una grande ricchezza di competenze, talento e relazioni, con una crescente voglia di mettersi in gioco attraverso percorsi imprenditoriali e manageriali. Nel Mezzogiorno troviamo spesso una straordinaria determinazione. Quando vengono offerte opportunità concrete e strumenti adeguati, i risultati sono spesso sorprendenti. La vera differenza, oggi, non è geografica. È culturale. Le opportunità sono sempre più distribuite. Ciò che distingue chi cresce da chi rimane fermo è la disponibilità a formarsi continuamente, ad adattarsi al cambiamento e ad assumersi la responsabilità del proprio percorso. La formazione non rappresenta più un costo, ma uno degli investimenti più redditizi che una persona possa fare nel corso della propria vita”.

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Autore
Libero Quotidiano

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