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Nordcorea, ecco la mappa sempre più ampia del programma nucleare

  • Postato il 22 aprile 2026
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Nordcorea, ecco la mappa sempre più ampia del programma nucleare

Il Quotidiano del Sud
Nordcorea, ecco la mappa sempre più ampia del programma nucleare

Roma, 22 apr. (askanews) – Non ci sono più soltanto Yongbyon e Kangson nella geografia nucleare della Corea del Nord. A riaprire il dossier è stata la polemica esplosa a Seoul dopo che il ministro sudcoreano dell’Unificazione Chung Dong-young ha indicato in Parlamento Kusong come sede di un impianto per l’arricchimento dell’uranio. La vicenda ha provocato attriti con Washington, che secondo diverse ricostruzioni avrebbe ridotto parte della condivisione di intelligence dopo aver ritenuto quelle parole troppo vicine a informazioni sensibili. Seoul sostiene invece che il ministro si sia basato su fonti aperte e non su materiale classificato condiviso dagli Stati uniti.

Il punto, però, va oltre la polemica tra alleati. La questione Kusong tocca il cuore del problema nordcoreano: la valutazione di quanti siano davvero i siti in cui Pyongyang produce materiale fissile e di quanto sia estesa la sua infrastruttura nucleare. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) continua a monitorare a distanza il programma nordcoreano e negli ultimi rapporti ha ribadito la sua preoccupazione per le attività di arricchimento non dichiarate a Yongbyon e Kangson, oltre che per la costruzione di un nuovo edificio a Yongbyon con caratteristiche analoghe a quelle dell’impianto di Kangson. In altre parole, il programma nucleare continua ad allargarsi e a diversificarsi.

Yongbyon resta il perno storico di tutto il sistema. E’ il complesso più noto e più monitorato, nella provincia di Pyongan settentrionale, ed è l’unico nel quale si vede in modo chiaro quasi l’intera filiera: il reattore sperimentale da 5 megawatt, il laboratorio radiochimico usato per il ritrattamento del combustibile esaurito, l’impianto di arricchimento dell’uranio e il reattore ad acqua leggera. Nel marzo 2026 il direttore generale dell’Aiea Rafael Grossi ha riferito che il reattore da 5 MW risultava probabilmente nel suo settimo ciclo di irraggiamento e che tra gennaio e settembre 2025 erano state osservate operazioni del laboratorio radiochimico compatibili con il ritrattamento del combustibile del sesto ciclo. Già nel giugno 2025 l’Aiea aveva segnalato che le attività agli impianti di arricchimento di Yongbyon e Kangson erano motivo di seria preoccupazione.

Attorno a Yongbyon, inoltre, si registra un’espansione che alimenta nuovi interrogativi. Secondo il Center for Strategic and International Studies (Csis), il nuovo edificio osservato nel sito è ormai esternamente completato ed è dotato di alimentazione elettrica e capacità di raffreddamento simili a quelle associate a Kangson. Non esiste ancora una conferma definitiva sulla sua funzione, ma il sospetto è che Pyongyang stia aggiungendo ulteriore capacità di arricchimento proprio nel complesso che da anni è il baricentro del suo programma atomico.

Kangson, nei pressi di Pyongyang, è il secondo grande nodo della rete e uno dei più controversi. Per anni gli analisti lo hanno descritto come un impianto clandestino di arricchimento. Nel settembre 2024, quando la Corea del Nord diffuse per la prima volta immagini di centrifughe e di una struttura per la produzione di materiale nucleare di grado militare, diversi esperti indicarono proprio Kangson come il sito più probabile mostrato nelle fotografie diffuse dai media di stato. Reuters riferì allora che le immagini e la conformazione del complesso combaciavano con elementi già visibili nelle immagini satellitari. Esiste tuttavia una linea di analisi più prudente: un articolo di 38 North, sito specializzato in questioni nordcoreane, ha sostenuto che Kangson potrebbe non essere un vero impianto di arricchimento, ma piuttosto una grande officina per la produzione e il collaudo di componenti per centrifughe. Anche in questa lettura, però, Kangson resterebbe legato in modo diretto al programma dell’uranio altamente arricchito.

E’ qui che si inserisce Kusong. Fino a poche settimane fa il suo nome non compariva nel dibattito accanto a Yongbyon e Kangson. Ma i sospetti sono più antichi. Un rapporto del luglio 2016 dell’Institute for Science and International Security collocava nell’area dell’impianto aeronautico di Panghyon, a Kusong, un possibile sito preliminare di ricerca e sviluppo per centrifughe, con una capacità stimata fino a 300 macchine. Più di recente, in un’intervista del 2024 a Radio Free Asia, Bruce Bennett della Rand ha indicato il distretto di Yongdok, sempre a Kusong, come possibile sede di una grande struttura sotterranea compatibile con attività di arricchimento. L’agenzia di stampa Yonhap ha sottolineato che il fatto che Washington abbia reagito così duramente alle parole di Chung rafforza, agli occhi di molti osservatori, il sospetto che anche gli Stati uniti considerino Kusong un sito sensibile della rete nucleare nordcoreana.

La centralità di questi siti dipende dal fatto che il programma nordcoreano poggia su due strade parallele per ottenere materiale fissile: il plutonio e l’uranio altamente arricchito. Il plutonio lascia tracce più visibili, perché richiede reattori e impianti di ritrattamento. L’arricchimento dell’uranio, invece, si presta molto meglio alla dispersione e all’occultamento: le centrifughe possono essere installate in capannoni industriali, in edifici apparentemente ordinari o in strutture sotterranee. E’ una delle ragioni per cui la partita vera, oggi, si gioca soprattutto sugli impianti non dichiarati. Il rapporto Vertic pubblicato a fine marzo descrive le strutture note per le centrifughe nordcoreane come distribuite tra Kangson e Yongbyon, con un nuovo sito in costruzione a Yongbyon, segno che la capacità del Nord non è concentrata in un solo luogo.

Ma la mappa non finisce qui. Il programma nucleare nordcoreano comprende anche i siti a monte e a valle della produzione del materiale fissile. A monte c’è la filiera dell’uranio, con Pyongsan come snodo fondamentale: 38 North ha rilevato che nell’area continuano le attività estrattive e resta attivo l’impianto di concentrazione del minerale, che produce il cosiddetto yellowcake. A valle c’è Punggye-ri, il sito dove la Corea del nord ha effettuato tutti e sei i test nucleari noti, dal 2006 al 2017. Secondo Nuclear Threat Initiative, resta l’unico sito di test atomici del paese; l’impianto era stato dichiarato distrutto nel 2018, ma negli anni successivi nuove attività di costruzione hanno mostrato che può essere mantenuto in condizioni tali da sostenere, se deciso politicamente, un altro test.

Tutto questo aiuta a capire perché la frase di Chung abbia avuto un peso politico così forte. Non ha svelato l’esistenza del programma nucleare nordcoreano, che nessuno mette in dubbio, ma ha toccato il punto più opaco dell’intero dossier: i siti non dichiarati, quelli che Pyongyang non ammette e che gli alleati cercano di ricostruire con immagini satellitari, fonti umane e analisi tecniche. Se Kusong venisse ormai considerata, anche ufficiosamente, un terzo polo dell’arricchimento dopo Yongbyon e Kangson, il quadro diventerebbe ancora più preoccupante: significherebbe che la Corea del nord ha costruito una rete più dispersa, più resiliente e più difficile da neutralizzare.

Il messaggio che arriva dalle ultime evidenze è chiaro, a questo punto: Pyongyang non sta semplicemente mantenendo attivo il proprio arsenale, ma continua a sviluppare i siti che lo alimentano, dal combustibile ai laboratori di ritrattamento, dalle centrifughe ai possibili impianti clandestini. Per questo Kusong non è un dettaglio marginale né una semplice polemica di interna tra alleati. E’ il segnale che la geografia nucleare nordcoreana potrebbe essere ancora più ampia di quella finora ricostruita, e che il problema, per Stati uniti, Corea del Sud, Giappone e comunità internazionale, non è soltanto ciò che si vede a Yongbyon, ma soprattutto ciò che continua a restare nascosto altrove.

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