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In sintesi
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Un gruppo internazionale di ricercatori dell'Università di Aarhus, in Danimarca, della Queen Mary University di Londra e di altri istituti europei ha ricostruito con un dettaglio senza precedenti la rete viaria dell'antica Roma, analizzando quasi 300.000 chilometri di strade distribuiti in tutto l'ex impero.
È lo studio quantitativo più completo mai realizzato sulla struttura delle infrastrutture romane, e mette in discussione diversi luoghi comuni, a partire dal celebre detto "tutte le strade portano a Roma".. Addio al mito delle strade diritte
Lo studio, pubblicato su Nature Communications, si basa su Itiner-e, l'atlante digitale delle strade antiche che raccoglie dati aggiornati sull'intero sistema viario imperiale. I ricercatori hanno applicato alla rete un metodo chiamato "centralità di rete", utilizzato in genere per misurare quanto un singolo punto sia importante per la connettività complessiva di un sistema. Il risultato ridimensiona un mito duro a morire: quello delle strade romane perfettamente rettilinee.. «Gli ingegneri romani adattavano la costruzione delle strade al paesaggio. Pur prediligendo percorsi dritti laddove possibile, le strade erano generalmente meno lineari rispetto alle principali arterie moderne», spiega Adam Pazout dell'Universitat Autònoma de Barcelona, autore principale della ricerca.
Montagne, valli, fiumi e insediamenti condizionavano i tracciati, mentre tecniche di ingegneria avanzate — terrazzamenti, scavi nella roccia, muri di sostegno, ponti — permettevano di superare i terreni più impervi. Anche gli storici concordano: come ha sottolineato la ricercatrice Catherine Fletcher della Manchester Metropolitan University, non coinvolta nello studio, la linea retta a tutti i costi era spesso una scelta poco pratica ed economica, soprattutto in montagna. Quando esisteva già un percorso tracciato, i romani preferivano adattarlo piuttosto che costruirne uno nuovo da zero.. Il vero centro della rete? Bisanzio, non Roma
Secondo Matteo Mazzamurro della Queen Mary University di Londra, coautore dello studio, la ricerca rivela «una rete sofisticata in cui città particolarmente importanti fungevano spesso da crocevia vitali, mediando le comunicazioni terrestri regionali». Un dato interessante è che questi risultati restano validi anche tenendo conto delle inevitabili lacune nei reperti archeologici disponibili.
La posizione costantemente centrale delle capitali provinciali, che erano il centro amministrativo principale di una provincia romana — la città dove risiedeva il governatore, sede del tribunale, spesso nodo fiscale e militare, suggerisce che lo sviluppo della rete stradale abbia seguito una logica complessa e coordinata a livello di sistema e non una semplice espansione progressiva. Un dato sorprendente: Roma non era affatto il nodo più centrale della rete di trasporti terrestri dell'impero. Un ruolo più strategico spettava a Bisanzio, che divenne capitale in epoca tardo-antica e risultava più centrale nella mobilità terrestre a livello imperiale.. Chi viaggiava su queste strade
Come spiega l'archeologo classico Tom Brughmans di Aarhus, tra gli autori della ricerca, le strade servivano soprattutto agli spostamenti quotidiani della popolazione, tra i campi e i mercati locali, più che ai grandi movimenti militari.
Il traffico era composto in gran parte da persone a piedi o a cavallo, insieme ad asini, muli e cammelli, oltre a carri e carrozze trainati da animali. Alcune strade erano costruite con tecniche estremamente durature, combinando pietrisco, cemento a base di calce, ghiaia e lastre di pavimentazione — il motivo per cui molte tracce sono arrivate fino a noi.. L'eredità che dura da duemila anni
Uno degli aspetti più affascinanti della ricerca riguarda il legame tra le antiche strade romane e le infrastrutture di trasporto moderne. A quasi duemila anni di distanza esiste ancora una correlazione misurabile tra i due sistemi, anche se non uniforme: l'intensità del legame varia molto da regione a regione, in base alla geografia locale, alla crescita o al declino delle città nel tempo, alla presenza di fiumi e passi montani, e alle priorità politiche ed economiche succedutesi nei secoli.
Questo aspetto rende lo studio particolarmente significativo: le ricerche precedenti avevano analizzato le strade romane regione per regione, o si erano concentrate su singoli fattori come la topografia. Questa volta, invece, i ricercatori hanno potuto lavorare su un set di dati digitali che copre l'intero impero, verificando per la prima volta su scala quantitativa e su vastissima scala molte ipotesi finora solo teorizzate.. Una ricostruzione, non una fotografia perfetta
Come ogni grande database storico, anche la rete stradale ricostruita si basa su prove archeologiche e documentarie che restano, per definizione, incomplete. La copertura non è omogenea in tutte le regioni dell'ex Impero e i ricercatori hanno scelto di integrare direttamente questa incertezza nella loro analisi, invece di trattare i dati come se fossero esaustivi.
Le strade romane, in fondo, non furono soltanto vie di transito: furono lo scheletro attraverso cui si mossero per secoli persone, merci, tecnologie e idee, contribuendo a tenere insieme un impero vastissimo. Capire come funzionava davvero questa rete apre una prospettiva nuova su un tema più ampio: come le infrastrutture possano modellare intere società, e come scelte prese migliaia di anni fa continuino, in parte, a disegnare ancora oggi i paesaggi in cui viviamo..
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