Non solo Hormuz, cosa toglie il sonno a Starmer
- Postato il 5 maggio 2026
- Esteri
- Di Formiche
- 0 Visualizzazioni
- 4 min di lettura
Dopo la Francia, il Regno Unito. La situazione economico-finanziaria sul Tamigi non è semplice, accanto ad un quadro di instabilità politica dettata dall’insoddisfazione generale degli elettori per il governo Starmer, il caso Mandelson e gli effetti complessivi sulle economie dell’area euro determinati dalla crisi nello stretto di Hormuz. Il partito di Starmer appare spaccato, dal momento che alcuni parlamentari laburisti, in vista delle elezioni amministrative previste in questo mese di maggio, vorrebbero che il governo valutasse seriamente misure a tutela delle famiglie, ma il governo ha detto no perché non ci sono margini di manovra. Un combinato disposto di instabilità, composto dal programma per la difesa su cui non c’è certezza, dai mercati in fibrillazione e dal rischio che vi sia una ulteriore fase di crisi politica all’ombra del Tower Bridge.
Quale strategia per la difesa inglese?
Altro che deficit al 3,1%. È il Regno Unito la grande malata d’Europa, lo dimostra l’incapacità di provvedere alle nuove difese. L’esempio della portaerei Queen Elizabeth potrebbe essere il più calzante: il progetto di installare il “Bedford Array”, un sistema di ausilio all’atterraggio di precisione per gli aerei, destinato a supportare l’atterraggio verticale su ruote degli F-35B imbarcati durante il periodo di manutenzione, è stato abbandonato. Ciò è stato dovuto in parte a ragioni di risparmio. La Royal Navy non riesce a modernizzarsi e il premier Keir Starmer si trova in bilico, fra tagli, tasse e un peso geopolitico che diminuisce. I dettagli relativi ai futuri acquisti di F-35 da parte del Regno Unito saranno probabilmente contenuti nel Piano di Investimenti per la Difesa (DIP), la cui pubblicazione è stata a lungo rimandata e la cui data non è ancora stata annunciata, anche se originariamente era previsto per l’autunno scorso. Si tratta del libro bianco della difesa britannica che avrà una valenza programmatica per il prossimo decennio.
Al momento Lockheed Martin ha consegnato al Regno Unito il 46°, il 47° e il 48° F-35B, completando così la fase iniziale di acquisizione. Al contempo il governo ha ribadito l’intenzione di acquisire una flotta completa di 138 velivoli, ma si tratta di un impegno sulla carta che al momento non sarebbe supportato dai numeri dell’attuale bilancio. C’è anche un disguido tecnico al numero 10 di Downing street: secondo quanto pubblicato dal rapporto redatto dal Public Accounts Committee, “The UK’s F-35 capacity” , la carenza di ingegneri qualificati nella RAF è dovuta all’incapacità di determinare con precisione quanti di questi tecnici essenziali sarebbero stati necessari: sarebbe questo uno dei motivi principali per cui la disponibilità dell’F-35 è giudicata “scarsa”.
Recessione e mancata stabilità economica-politica
Attualmente i mercati ritengono che il Regno Unito debba prepararsi ad un periodo denso di notevoli rischi finanziari, questa la ragione per cui il tasso di interesse sui titoli di Stato è schizzato sopra il 5%. Si tratta di livelli record, che sul Tamigi non si registravano dal 2008, quando la crisi dei mutui in Usa si riverberò pericolosamente in Europa, con il successivo disastro ellenico. Oggi i mercati obbligazionari “pesano” la vicenda Mandelson come un ulteriore fattore di rischio per la stabilità economica e politica britannica. Su tale scenario impattano le inevitabili conseguenze del conflitto bellico in Iran: il Regno Unito rischia una perdita di 35 miliardi di sterline e una recessione a causa della guerra, come certificato dal Niesr, l’Istituto nazionale di ricerca economica e sociale.
Il think thank aggiunge che la guerra spingerà 200.000 famiglie del Regno Unito nella povertà, perché l’aumento delle bollette energetiche, dei prezzi della benzina e dei costi alimentari eroderà il tenore di vita delle persone a basso reddito. Un settore particolarmente colpito è quello legato al turismo: la British Beer and Pub Association ha dichiarato che due pub chiuderanno ogni giorno quest’anno dopo la campagna di controlli fiscali avviata dal Partito Laburista, certificando come il settore dell’ospitalità sia stato “spinto al limite” con migliaia di posti di lavoro persi. Inoltre la costruzione di uffici a Londra ha raggiunto il minimo degli ultimi 10 anni: secondo Deloitte, la recessione rischia di causare una carenza di spazi per uffici nel Regno Unito entro il 2027.
Il post Brexit
Il Regno Unito dunque appare molto vulnerabile, dato che il 75% dei beni manifatturieri esportati dipende dalle importazioni. Per cui la situazione iraniana sarà un peso notevole, non solo per l’anno in corso. Se ne è parlato qualche giorno fa in occasione di una delle rare riunione del comitato di emergenza governativo Cobra, alla quale hanno partecipato il premier, tre ministri e il governatore della Banca d’Inghilterra, Andrew Bailey. È pur vero che i laburisti hanno ereditato dai precedenti governi conservatori un’economia debole, frastagliata e fiaccata dai danni della Brexit, ma molti analisti ritengono che l’eccessiva pressione fiscale decisa dal gabinetto Starmer, accanto ai drastici tagli al bilancio, non rappresentino una soluzione ai problemi generali del Paese.