Non solo automotive. La crisi tedesca e l’exploit di AfD
- Postato il 5 settembre 2026
- Esteri
- Di Formiche
- 0 Visualizzazioni
- 3 min di lettura
Generazione sintesi AI in corso…
Se AfD dovesse vincere l’elezione statale di domenica potrebbe segnare una pericolosa primizia, ovvero sarebbe la prima amministrazione regionale di estrema destra del Paese dalla Seconda Guerra Mondiale. Inoltre avrebbe l’effetto di determinare una seria pressione sul governo del cancelliere Friedrich Merz. Tutti elementi che si fondono con due “quadri” niente affatto disconnessi: le influenze esterne sui processi elettorali europei e la crisi industriale che attanaglia la Germania.
Qui land
In Sassonia-Anhalt il principale candidato dell’AfD, il 35enne Ulrich Siegmund, ha buonissime probabilità di diventare il primo ministro-presidente, ma solo se il suo partito otterrà la maggioranza assoluta, così come tutti i sondaggi prevedono, dando AfD al 40%. Per questa ragione Siegmund ha pubblicamente posto una condizione: guiderà il governo solo se il suo partito otterrà la maggioranza assoluta e potrà governare da solo. “Attualmente ci troviamo in una situazione in cui, ogni volta, partiti e governi fanno esattamente l’opposto di ciò che avevano promesso prima e dopo le elezioni”, ha dichiarato. Il suo riferimento è all’immigrazione, alla crisi dell’automotive, ai servizi sociali. Parole che hanno fatto breccia nella candidata di punta della BSW, Claudia Wittig, che ha dato la sua disponibilità a collaborare con l’AfD nel caso in cui non fosse autosufficiente, mentre tutti gli altri partiti hanno chiuso. Dunque lo sconvolgimento nel sistema politico tedesco e dietro l’angolo, per una serie di ragioni oggettive.
I timori della Cdu
In prospettiva, si potrebbe avere un quadro regionale in cui, pur di non far governare da sola AfD, la Cdu potrebbe decidere di spingere dappertutto per esecutivi di coalizione (con la partecipazione di tutte le altre forze politiche), ma con il risultato finale di un panorama frastagliato e dal sapore tattico, che paradossalmente potrebbe anche far ulteriormente lievitare i consensi futuri dell’ultradestra. Una situazione che fa il paio con le indicazioni che vari soggetti stanno rivolgendo al governo Merz, come i tagli ai sussidi di disoccupazione, ma con l’effetto immediato di irrobustire l’insoddisfazione dei ceti medi, già alle prese con il caro carburante e le ondate di licenziamenti.
La crisi industriale
Il nesso fra crisi industriale e avanzata degli estremismi, soprattutto in taluni lander, è fin troppo semplice da certificare ma e utile “ripassare” lo stato delle cose per capire come quei dati potrebbero impattare sul quadro politico complessivo. Al primo posto, evidentemente, la crisi della Volkswagen che è da tempo diventata una crisi del modello di successo tedesco. Non si tratta solo di automobili invendute, o del modello a batteria che surclassa il diesel (a quale prezzo geopolitico?), ma di come una nazione industrializzata difende la propria prosperità. Attenzione all’ingente nuovo debito, inoltre, che mette in serio pericolo il rating AAA della Germania. Un rischio ormai certificato anche dall’ufficio di bilancio dei cristiano-democratici (Cdu/Csu) che da mesi mette in guardia sui rischi per l’ottimo rating creditizio della Germania.
Famiglie e percezioni
Altro elemento di criticità non secondario si ritrova alla voce proprietà. Stanno emergendo con prepotenza differenze estreme tra le città tedesche, che stanno “assaggiando” uno status quo che fino a pochi anni fa non conoscevano. I costi accessori degli alloggi aumentano più rapidamente dell’inflazione, come per acqua potabile o rifiuti, impattando su famiglie, lavoratori e studenti. Le ragioni di questo aumento sono molteplici e rafforzano il disagio dei cittadini. Infine l’avvento massiccio delle banche digitali sta causando la chiusura di molte filiali fisiche, con altri licenziamenti. E altre sacche elettorali per i partiti antisistemici.