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Non è ancora il miglior Sinner Ma Wimbledon se lo fa bastare

  • Postato il 6 luglio 2026
  • Sport
  • Di Libero Quotidiano
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  • 6 min di lettura
Non è ancora il miglior Sinner Ma Wimbledon se lo fa bastare
Non è ancora il miglior Sinner Ma Wimbledon se lo fa bastare

A Wimbledon si può cadere sette volte e rialzarsi otto, come insegna un proverbio giapponese. Il problema, per Shintaro Mochizuki, è che dall’altra parte della rete non c’era un avversario disposto a concedergli il tempo di farlo davvero. Jannik Sinner gli ha lasciato qualche spiraglio, qualche game sporco, perfino l’illusione che la partita potesse infilarsi in una di quelle pieghe che sull’erba diventano trappole. Poi, però, ha richiuso tutto con la naturalezza dei più forti: 6-3 7-6 6-3, quarti di finale raggiunti senza bisogno di apparire perfetto. È questa la notizia migliore per il numero uno del mondo. Sinner non è ancora il Sinner più feroce, quello che prende il campo e lo piega alla propria velocità dal primo scambio. Non sempre trova subito la profondità giusta, non sempre trasforma le palle break con la freddezza delle giornate migliori. Ma anche in una versione non ancora definitiva resta troppo più pesante, troppo più rapido, troppo più completo per un giocatore come Mochizuki, venuto dalle qualificazioni, capace di vincere qui il torneo juniores nel 2019 e rimasto dentro quella promessa: brillante, generoso, leggero di mano, ma non abbastanza armato per sostenere l’urto del campione. Il giapponese ha fatto tutto quello che il suo tennis gli permetteva. Ha provato a cambiare traiettorie, a cercare anticipo e soluzioni improvvise. Ha resistito soprattutto nel secondo set, quello in cui la partita ha avuto il suo vero momento di tensione. L’ottavo game è diventato un piccolo romanzo: venti punti, tre palle break, un braccio di ferro in cui Sinner ha mostrato insieme qualche esitazione e la solita capacità di non scivolare davvero. Mochizuki si è aggrappato a quel passaggio, ha trascinato il set al tie-break, ha costretto Jannik a restare acceso anche quando la differenza sembrava già scritta.

SUSSULTO
Anche il terzo set ha avuto un sussulto: sul 3-2 Sinner il giapponese ha avuto tre palle break per rientrare e tornare in scia. Sarebbe stato il modo migliore per allungare la serata. Invece Jannik ha cancellato il pericolo, ha rimesso ordine con il rovescio e ha ripreso quel controllo silenzioso che nei suoi match pesa più di un urlo. Mochizuki è caduto ancora, si è rialzato ancora, ma alla fine ha dovuto accettare la legge del campo: il suo coraggio bastava per restare nella partita, non per cambiarne il destino. Ora Sinner troverà Jan-Lennard Struff, numero 74 del mondo, 36 anni, il più anziano a raggiungere per la prima volta i quarti di finale in uno Slam. Il tedesco ci è arrivato al termine di una partita strana contro Hubert Hurkacz, rimontando da due set sotto prima del ritiro del polacco nel quinto. Sulla carta è un quarto favorevole, anche perché il giocatore con la classifica più alta affrontato finora da Jannik resta Nuno Borges, numero 48.

Ma proprio Sinner ha insegnato che il tennis non si gioca sulle proiezioni: si gioca punto dopo punto, senza dare per scontato nemmeno ciò che sembra già scritto. La prospettiva è lì: una semifinale con Novak Djokovic, forse il vero banco di prova di questo Wimbledon. Sarebbe il test più duro per capire a che punto è il Sinner campione in carica, ancora in crescita ma già abbastanza solido da non concedere set a chi prova a trascinarlo fuori rotta. Prima, però, c’è Struff. E c’è un’altra partita da vincere. Perché Jannik va avanti nel modo che più gli appartiene: senza vendere promesse, aspettando che sia il campo a mettere la firma..

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Autore
Libero Quotidiano

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