Niente fondi al docufilm su Regeni, ora Giuli mette una toppa: “Inaccettabile caduta, mai più. Alcuni finanziamenti immeritati”
- Postato il 5 maggio 2026
- Politica
- Di Il Fatto Quotidiano
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Alessandro Giuli mette una toppa e promette di mettere “ordine e un sovrappiù di coscienza morale laddove hanno prevalso invece l’opacità e l’imperizia” dopo il caso del docufilm dedicato a Giulio Regeni che non ha ricevuto fondi. Durante l’incontro al Quirinale con i candidati e i premiati ai David di Donatello, il ministro della Cultura ha promesso un “mai più”: “Alcuni film hanno ottenuto finanziamenti pubblici immeritati sia su base automatica sia su base selettiva. Altri, pur meritandoli, non li hanno avuti. Valga su tutti l’inaccettabile caduta sul docufilm Tutto il male del mondo dedicato a Giulio Regeni, alla cui memoria vanno il mio pensiero accorato e la promessa”. Il docufilm sarà programmato dal 20 maggio su Sky Documentaries (21.15), in streaming su Now e disponibile on demand.
Giuli si è soffermato sul tema dei finanziamenti al cinema e ha parlato di “coraggio” e della necessità di “fare un discorso di verità“, con regole “chiare e condivise”. “Un settore che chiede fiducia ai contribuenti è il primo a dover pretendere che ogni euro pubblico sia utilizzato bene. Negli ultimi anni abbiamo assistito a paradossi, incomprensioni e, ammettiamolo, a errori dei quali sono io il primo a dolermi”, ha aggiunto ancora sottolineando che il sistema “va reso più giusto” evitando che “paure e allarmi si trasformino in conflitti ideologici, infecondi e nocivi”.
Il ministro ha assicurato poi che non c’è nessuna intenzione di “condizionare né a monte né valle le decisioni dei competenti”, per questo insieme alle associazioni di categoria è in corso un lavoro per “rafforzare la terzietà di giudizio, la trasparenza dei criteri e la responsabilità delle scelte”. “Più qualità, meno spazio all’ombra della politicizzazione”, ha ribadito a mo’ di mantra, tirando in ballo anche il sistema del tax credit, dove, accusa “ci sono abusi” con “distorsioni e illeciti che hanno prodotto squilibri tra richieste e risorse quantificabili in oltre un miliardo di euro.
“Come ministro da nemmeno due anni, ho ereditato un sistema labirintico che evidenzia la necessità di una riforma protesa a difendere chi lavora seriamente e legalmente. Abbiamo introdotto verifiche e controlli più rigorosi sulla realizzazione delle opere, intensificato la collaborazione con la Guardia di Finanza. Ma allo stesso tempo voglio ribadire che il cinema italiano è grande quando è anche scomodo, quando critica debitamente il potere (qualsiasi potere) affinché non si faccia dominio”, ha aggiunto. Giuli ha quindi annunciato che per tutelare il cinema italiano come industria e come lavoro sono stati stanziati “altri 20 milioni di euro per il Fondo Cinema e Audiovisivo, che si aggiungono alle risorse già ripartite per il 2026 e che portano la dotazione a 626 milioni” e ha lanciato un appello bipartisan al Parlamento affinché ci si mostri “coesi nella riforma del sistema audiovisivo nazionale”.
Anche Sergio Mattarella dopo Giuli ha preso la parola esprimendo le preoccupazioni della comunità del cinema per il futuro. “Sarebbe improprio trattare il tema del futuro dell’audiovisivo come una mera richiesta di sostegni – ha aggiunto – Occorre dialogo, confronto aperto, senza pregiudiziali. Di fronte a difficoltà l’intesa tra le istituzioni e le componenti del settore può essere un moltiplicatore di risorse e di energie”.
Ora i protagonisti del cinema aspettano i fatti dal ministro Giuli. “Dopo gli orali – ha commentato il regista Mario Martone uscendo dal Quirinale – ora vediamo gli scritti, i fatti”.
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