Niente allarmismo, ma allarme sì. L’ombra russa sull’Italia secondo Sisci
- Postato il 29 settembre 2026
- James Bond
- Di Formiche
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Generazione sintesi AI in corso…
È una svolta vera: l’attentato alla base americana a Fairford (Regno unito) è un atto di guerra, con precedenti solo nella Guerra Fredda. Cambia ogni dinamica politica anche in Italia. Il parlamento può fare finta ancora che la cosa non ci interessi? E cosa dire e come attrezzarsi?
I mandanti, in teoria, possono avere due origini, una dalla Russia, l’altra dall’Iran. Russia e Iran sono i due paesi che potrebbero trarre vantaggio da questa azione di destabilizzazione. Essi avrebbero potuto raggiungere Fairford affidandosi anche a terzi.
Difficile che la Cina abbia organizzato una cosa del genere proprio nelle ore in cui si concludeva una visita quasi trionfale del suo presidente Xi Jinping a Washington. Possibile, anzi, che Russia e Iran, amici a metà della Cina, abbiano organizzato l’attentato pensando di dare fastidio anche a Pechino.
In particolare, a pensare male, la strategia russa sembra muoversi su quattro fronti. Il primo è quello della guerra in Ucraina dove le cose vanno di male in peggio. Il secondo è il sostegno all’Iran nella sua guerra e con i suoi proxy. Qui le cose vanno meglio ma non ci sono prospettive di medio-lungo termine, perché l’economia iraniana (motore del conflitto regionale) è a pezzi. Il terzo sono le azioni militari, attentati riusciti o meno, autentici o sospetti, sconfinamenti di droni, che tengono in allerta l’apparato di sicurezza Nato.
Il quarto, il più delicato, è l’appoggio ideologico, ma anche forse logistico, a forze filorusse o disallineate con interessi tradizionali americani in Europa o anche in America. Questo terreno è il più sensibile perché opinioni vere, reali, legittime e che in democrazia devono poter avere espressione, si confondono con intenzioni più torbide.
Questo mina di fatto la tenuta democratica, perché pone le istituzioni al centro di due tensioni laceranti: lasciare libero sfogo a ogni opinione, anche a quelle antidemocratiche; oppure limitare prepotentemente l’accesso all’agorà democratica, e, con ciò, limitare la libertà complessiva delle istituzioni.
Porre le istituzioni democratiche di fronte a questa alternativa è già una vittoria per il presidente russo Vladimir Putin.
I vari fronti sono connessi. La guerra aperta, anche se perdente, in Ucraina giustifica e sostiene le minacce sugli altri tre fronti.
Ciò pone problemi di difesa complessiva per l’Europa e, in particolare, per l’Italia, dove ci sono ben tre partiti con simpatie russe. Non hanno voti sufficienti per governare da soli, ma sono divisi a destra e a sinistra. Così, nel sistema bipolare adottato dal Paese dopo la fine della Guerra Fredda, essi riescono a condizionare ogni maggioranza.
In questo senso, la Costituzione italiana originaria, pensata con norme palesi o meno, forse potrebbe avere una seconda vita. Essa era concepita per concentrare il potere al centro ed escludere dal governo fazioni antidemocratiche e antiamericane, di destra e sinistra, pur lasciando loro spazio di espressione nel dibattito politico.
Oggi è proprio questo che servirebbe. Mancano molti pezzi per tornare pienamente a quella storia. Senza andare a rimestare in ciò che c’è o in ciò che manca, ciò che non si vede in Italia è il senso di allarme per la spirale cupa in cui il mondo sta precipitando.
Giusto non fare allarmismi, ma credere che la questione del caro petrolio sia dovuta a qualche accidente divino e che si possa affrontarla chiedendo un obolo alle compagnie petrolifere è fuorviante. Il caro petrolio c’è e ci sarà perché c’è una guerra ibrida scatenata dalla Russia e dall’Iran. Senza cercare di vedere e capire, e quindi, pur con la prudenza del caso, affrontare il problema principale, si pesta acqua nel mortaio.
Perciò la riforma elettorale. A che serve? A che deve servire? Non può servire a dare o togliere il potere a Giorgia Meloni, con tutto il rispetto dovuto al premier o all’opposizione. Deve servire al Paese.
Qual è il problema del Paese oggi? La sfida alla democrazia di forze filorusse a destra o sinistra. C’è una costituzione fatta alla bisogna, quindi occorrerebbe semplicemente tornare alle origini. Naturalmente, questo significa anche che ci devono essere personalità come De Gasperi o Togliatti, a suo tempo, per prendere il toro per le corna pensando al Paese.
Forse la scommessa russa è proprio questa, che il cortocircuito di un sistema elettorale bipolare innescato su una costituzione fatta per neutralizzare le ali, con una classe politica debole, può creare il terreno di un successo che copra i fallimenti in Ucraina o Iran.