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Netflix non vuole rimborsare gli abbonati: il Movimento Consumatori annuncia una nuova battaglia legale

  • Postato il 28 aprile 2026
  • Cronaca
  • Di Il Fatto Quotidiano
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  • 2 min di lettura
In sintesi

Netflix si rifiuta di rimborsare i clienti italiani per gli aumenti tariffari ritenuti illegittimi dalla magistratura romana. Nonostante la sentenza del tribunale di Roma che ha dichiarato ingiustificati gli incrementi delle quote di abbonamento, la piattaforma streaming mantiene una posizione intransigente. Questa scelta ha indignato il Movimento Consumatori, che ha deciso di intraprendere nuove azioni legali per tutelare i diritti degli utenti e garantire il recupero delle somme dovute.

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Netflix non vuole rimborsare gli abbonati: il Movimento Consumatori annuncia una nuova battaglia legale

Nessun rimborso. La linea di Netflix non cambia: l’azienda cotninua a dirsi contraria alla restituzione degli aumenti dichiarati illegittimi dal tribunale di Roma. L’ennesimo intervento dell’azienda ha spinto il Movimento Consumatori ad annunciare l’inizio di una nuova battaglia legale.

Le rivendicazioni sul denaro da restituire agli utenti erano sorte a inizio aprile quando una sentenza del tribunale capitolino aveva indicato come illegittimi gli aumenti degli abbonamenti apportati da Netflix nel periodo compreso tra il 2017 e il 2024. La piattaforma streaming aveva infatti messo in atto ben quattro rialzi che avrebbero potuto portare a un risarcimento di circa 500 euro per gli abbonati ai servizi premium e a 250 euro per il piano standard.

Netflix tuttavia non aveva mai mostrato l’intenzione di disporre alcun rimborso e infatti, nelle ore immediatamente successive alla sentenza, aveva dichiarato di volerla impugnare. Ora l’azienda ha rimarcato la sua presa di posizione. Nel frattempo, tuttavia, il form utile per la richiesta di rimborso disposto da Movimento Consumatori è già stato compilato da oltre 220mila persone.

Il Movimento, presieduto dall’avvocato Alessandro Mostaccio, però non si arrende e ha reso nota l’intenzione a procedere con “una o più diffide collettive a nome di chi è interessato per chiedere il rispetto della sentenza del tribunale di Roma”.

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Autore
Il Fatto Quotidiano

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