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“Nella famiglia reale l’educazione si impartisce con lo scalpello. Ho fatto la pazzia di andare a vivere con un amico in Russia, papà non mi ha parlato per un anno e mezzo”: così Aimone di Savoia-Aosta

  • Postato il 21 giugno 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Nella famiglia reale l’educazione si impartisce con lo scalpello. Ho fatto la pazzia di andare a vivere con un amico in Russia, papà non mi ha parlato per un anno e mezzo”: così Aimone di Savoia-Aosta

“Com’è stato crescere in una famiglia reale? Complicato. C’era l’idea che l’educazione si impartisce con lo scalpello, come si scolpisce un blocco di marmo, che così rimane tutta la vita”. Non usa perifrasi Aimone di Savoia-Aosta per descrivere la sua infanzia e, in particolare, il rapporto complesso con il padre Amedeo, considerato l’“ambasciatore dei Savoia in Italia” in quanto l’unico Savoia maschio rimasto in Italia dopo l’esilio di re Umberto. Un rapporto non sempre facile quello tra il top manager di Pirelli e il padre, che non si parlarono per un anno e mezzo quando il figlio decise di trasferirsi in Russia. Mentre prosegue la “battaglia” per il trono con il cugino Vittorio Emanuele – visto che Amedeo di Savoia rivendicava per sé la guida del casato -, Aimone si racconta in un’intervista a La Stampa.

AIMONE DI SAVOIA E IL RAPPORTO COMPLICATO CON PAPÀ AMEDEO

Aimone e le sorelle Bianca e Mafalda di Savoia sono cresciute col papà Amedeo dopo che il principe e la moglie, Claudia d’Orléans, si separarono. Il loro fu uno di primi divorzi in Italia e i figli restarono con il padre, crescendo in una tenuta nel cuore della Toscana. Con lui non ha mai avuto discussioni – “non erano ammesse discussioni: si faceva come diceva il capofamiglia. Mio padre era un uomo di vecchio stampo, per lui la forma era dominante” -, ma Aimone ammette che non è sempre stato facile: “Con lui era molto complicato discutere. Perché dopo mezz’ora il discorso andava inevitabilmente a cadere sul gap generazionale, sul bisogna portare rispetto. E la discussione, anche quando era lui a stimolarla, finiva lì”. A 15 anni lo mandò al Collegio navale Morosini di Venezia e quell’uscita di casa “è stata la mia salvezza”. Del resto, anche crescere in una famiglia reale non era stato facile perché “era ancora molto forte il senso di quello che aveva fatto Casa Savoia, e di come si dovesse educare un ragazzino con questo cognome”. Così come per il padre Amedeo non fu facile essere “l’ambasciatore dei Savoia in Italia”, come rivela a La Stampa Aimone: “Era molto più oppresso di me. Io penso di essermi riuscito a liberare da certe gabbie, lui ha sentito tutto il peso di questo nome. Si sentiva felice solo quando era nella sua Pantelleria, o quando andava in Africa a fare i suoi viaggi con la Range Rover e non doveva più relazionarsi con nessuno”.

LA RIBELLIONE, LA SCELTA DI TRASFERIRISI IN RUSSA E LA LITE COL PADRE

Forse per staccarsi da un cognome così importante, forse per un atto di ribellione, Aimone di Savoia decise a 24 anni di fare una pazzia e andare a vivere con un amico a Mosca. “Si ricorda cos’era la Russia nel 1992? Avevo già un’offerta di lavoro in Spagna, mio padre si era accordato con il re Juan Carlos, che è il mio padrino”. Come reagì papà Amedeo? “Quando gli dissi di questa avventura in Russia, non mi parlò per un anno e mezzo”. Poi però divenne orgoglioso di quella scelta perché “aveva capito che l’avevo fatto per mettermi in gioco e vedere come si vive senza pregiudizi. A Mosca a nessuno interessava che mi chiamassi Savoia”.

I RAPPORTI CON I WINDOR E QUELLI CON IL CUGINO EMANUELE FILIBERTO

In Russia Aimone di Savoia ha cominciato a lavorare in ambito commerciale, prima in società di trading e in società di Ingegneria poi nel 2000 è entrato in Pirelli (dove lavora ancora oggi con un ruolo importante, anche se nel 2023 è tornato in Italia) dove è stato responsabile dell’ufficio di rappresentanza in Russia, coordinando Russia, Paesi Baltici e Bulgaria. A proposito di Russia, nel suo albero genealogico c’è anche una Romanov oltre che quasi tutte le famiglie reali: “Mia moglie Olga è la figlia di Michele, principe di Grecia e Danimarca, e cugino di Filippo Mountbatten, il marito della regina Elisabetta”, rivela. Suo padre Amedeo partecipò all’incoronazione della regina Elisabetta, perché le loro madre erano cugine prime “e così lo misero al tavolo dei bambini insieme a re Carlo”. Oggi Aimone non frequenta i Windsor perché “come in tutte le famiglie, alcuni rapporti si affievoliscono con il tempo. Vedo più spesso i cugini dal lato greco e francese”. Non vanno meglio i rapporti con il cugino Emanuele Filiberto, considerando la visione diametralmente opposta sulla successione dinastica di Casa Savoia. Aimone rivendica il ruolo di Capo, come ha ribadito lo scorso aprile: “Per rispetto delle leggi della Casa, delle Istituzioni che le condividono e di tutti coloro che le rispettano, mi sento in dovere di ribadire e confermare il mio status dinastico e il mio ruolo di Capo della Casa con tutte le sue prerogative, così come aveva fatto mio padre dandone comunicazione alle altre Case Reali Europee”. Ma Emanuele Filiberto non ha accettato la proposta del cugino di sospendere ogni rivendicazione e va avanti per la sua strada.

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Il Fatto Quotidiano

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