Nel savonese domina ancora l’ndrangheta: una “mafia silente” ma attiva nelle opere e nei porti
- Postato il 28 aprile 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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L'ndrangheta mantiene una presenza significativa nella provincia di Savona, operando in modo discreto ma penetrante nei settori strategici come la logistica portuale e i lavori pubblici. Questa dimensione criminale, caratterizzata da bassa visibilità mediatica, rappresenta una minaccia radicata nel tessuto economico locale, sfruttando le infrastrutture portuali e gli appalti pubblici per il riciclaggio e il controllo territoriale.
Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.
Nella provincia di Savona, l’egemonia criminale è esercitata prevalentemente da famiglie di origine calabrese, in particolare dell’area reggina, attive anche in reati di turbativa d’asta e intimidazione. Tale egemonia risulta tuttavia, allo stato, oggetto di una progressiva messa in discussione da parte della criminalità organizzata.
E’ quanto emerge nella relazione annuale della Commissione antimafia discussa e approvata oggi in Consiglio regionale.
Dalle audizioni è emerso come la forma di criminalità organizzata maggiormente significativa e strutturata sul territorio ligure resti ancora quella di matrice calabrese, riconducibile alla ’ndrangheta, che costituisce una macroarea denominata Liguria, alla quale fanno riferimento altre unità periferiche, i “locali”, collocate sia nel Levante che nel Ponente. Secondo alcune ricostruzioni investigative, il locale di Genova assumerebbe anche il ruolo di Camera di controllo regionale, denominata Liguria con la funzione di raccordo tra il crimine reggino e le unità periferiche liguri. Il locale di Ventimiglia, invece, svolgerebbe la funzione di Camera di passaggio, a garanzia di una sorta di “continuità” operativa con le analoghe proiezioni ultra nazionali presenti in Costa Azzurra (Francia).
Inoltre, è stato rilevato come la ’ndrangheta, al pari delle altre organizzazioni criminali presenti, tenda oggi ad agire in forma sempre più discreta e mimetica, dando luogo a quella che viene definita “mafia silente” perché ha una spiccata capacità di occultamento delle attività illecite e assume crescente rilievo il ruolo imprenditoriale delle organizzazioni mafiose, orientato in particolare al riciclaggio di capitali di provenienza illecita, con il concreto rischio di acquisizione di aziende in difficoltà economica da destinare a tali finalità.
“La Liguria è uno snodo strategico per la criminalità organizzata, per la sua posizione, per il sistema portuale e per la mole di investimenti pubblici in corso, dal Pnrr alle grandi opere. Le mafie sono presenti, radicate e sempre più capaci di mimetizzarsi dentro l’economia legale. Grazie allo straordinario lavoro della Dda, della magistratura, delle forze dell’ordine, delle prefetture e del vasto mondo della promozione della legalità, che hanno animato l’opinione pubblica, si è aperta una nuova fase di consapevolezza del fenomeno mafioso in Liguria” dichiara Andrea Orlando, ex ministro della Giustizia, oggi consigliere regionale del Partito Democratico e presidente della commissione Antimafia, che ha illustrato la relazione in aula.
“Dalle audizioni svolte emerge un dato preciso: la ‘ndrangheta resta l’organizzazione più strutturata e radicata sul territorio, ma evolve verso una forma silente, meno visibile e più pervasiva, capace di infiltrarsi nei settori economici, nei servizi, nella logistica e nelle imprese in difficoltà. È qui che si gioca oggi la partita più delicata, non solo sulla repressione ma sulla capacità di prevenzione. La Liguria, con i porti di Genova, Spezia e Savona, è anche uno dei principali punti di ingresso del traffico internazionale di stupefacenti, con tecniche sempre più sofisticate e una crescente collaborazione tra mafie italiane e criminalità straniera. Parliamo di un sistema strutturato che utilizza la nostra rete logistica per alimentare mercati illegali su scala europea. Accanto a questo, cresce il rischio legato all’utilizzo distorto delle risorse pubbliche: dalle frodi ai fondi Pnrr alla turbativa d’asta, fino alla corruzione e al voto di scambio. Non sempre si tratta di reati eclatanti, ma sono i cosiddetti reati spia che segnalano una presenza mafiosa capace di condizionare l’economia e, in alcuni casi, anche i processi decisionali pubblici”, osserva.
“Per questo servono scelte chiare: rafforzare i controlli sugli appalti, anche privati, aumentare la trasparenza nei rapporti tra pubblico e privato, investire sulle banche dati e sugli strumenti di prevenzione come le interdittive e i protocolli di legalità – prosegue Orlando -. Ma serve anche un salto di qualità sul piano politico e amministrativo, per chiudere le zone grigie in cui le mafie prosperano. Un capitolo fondamentale è quello dei beni confiscati: la Liguria conta centinaia di immobili e aziende sottratti alla criminalità, ma senza continuità nei finanziamenti e supporto ai Comuni rischiamo di perdere un’occasione decisiva di restituzione alla collettività. Il fatto che nel 2025 non sia stato pubblicato il bando regionale è un segnale negativo che va corretto immediatamente. Serve un piano strategico regionale sui beni confiscati. Riattivare il tavolo della legalità con vere forme di co-progettazione con il Terzo settore”.
“Dopo l’ultima inchiesta, che ha coinvolto, tra gli altri, l’ex presidente della Regione Giovanni Toti, si è aperta una falla anche sul rischio di condizionamenti elettorali e forme sofisticate di pressione sulle istituzioni. Non possiamo permetterci ambiguità. Serve rafforzare i presidi, aggiornare gli strumenti normativi e garantire che la Regione sia sempre parte attiva nei procedimenti contro le mafie. Il lavoro della commissione proseguirà con un monitoraggio costante e con nuove proposte normative. La sfida non è solo contrastare le mafie, ma impedire che diventino parte invisibile del nostro sistema economico e istituzionale” conclude Orlando.
LA RELAZIONE
I “nuovi reati” – È, conseguentemente, emerso come l’attenzione investigativa si sia concentrata anche sui reati contro la pubblica amministrazione e le frodi tributarie che possono costituire significativi “reati spia”. La strategia mafiosa appare, infatti, in evoluzione e, con essa, anche l’approccio investigativo, sempre più orientato all’analisi degli indicatori economico-finanziari, quali l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, la turbativa d’asta, l’indebita percezione di fondi pubblici – con particolare riferimento alle risorse del PNRR – e altre condotte analoghe.
I porti liguri nodi del traffico internazionale di stupefacenti – I porti di Genova, La Spezia, Savona e Vado Ligure sono individuati come nodi nevralgici del traffico internazionale di stupefacenti, in particolare della cocaina proveniente dal Sud America, per la rapidità dei collegamenti con il Nord Italia e il Nord Europa, e spesso sono utilizzate specifiche tipologie di strutture (magazzini refrigerati) e di merci (deperibili) per occultare le sostanze stupefacenti. La Liguria rappresenta il 18,2% degli eventi portuali di sequestro a livello nazionale, il dato più alto del Nord Italia.
Nuove tecniche criminali: rip-ogg e drop off – I soggetti deputati ai controlli portuali si confrontano con tecniche criminali sempre più sofisticate, che includono il cosiddetto rip-off, cioè il recupero dei carichi dai container tramite operatori portuali infedeli, l’impiego di sommozzatori per il prelievo di partite di droga fissate alle chiglie delle navi, e la tecnica del drop-off, cioè i carichi vengono abbandonati in mare e poi recuperati attraverso sistemi di localizzazione satellitare.
Arriva la mafia albanese – Con riferimento alla logistica del narcotraffico, è stato evidenziato come, accanto al ruolo ancora centrale della ’ndrangheta, emerge una collaborazione ormai paritetica con la criminalità organizzata albanese, che ha, progressivamente, abbandonato funzioni di mera manovalanza per specializzarsi nei servizi logistici, occupandosi del recupero, dello stoccaggio e della distribuzione delle sostanze stupefacenti.
Repressione penale e prevenzione amministrativa e white list – La repressione penale costituisce uno strumento imprescindibile, ma non esclusivo, dovendo essere affiancata da misure di prevenzione amministrativa che hanno conosciuto, negli ultimi anni, un significativo sviluppo: l’informazione antimafia interdittiva, l’accesso nei cantieri e i protocolli di legalità. A questi si affiancano le white list, cioè gli elenchi prefettizi la cui iscrizione è obbligatoria per tutte le società che intendano acquisire appalti pubblici relativi alle attività economiche maggiormente a rischio di infiltrazione mafiosa. E l’efficacia di tali strumenti è supportata dalle informazioni delle Banche Dati Nazionali Antimafia. La prevenzione collaborativa consente un approccio graduale e proporzionato al caso concreto, evitando l’automatica applicazione di misure interdittive che precluderebbero l’accesso ai contratti con la pubblica amministrazione favorendo, invece, percorsi di affiancamento e monitoraggio rafforzato delle imprese da parte del Gruppo interforze, con l’obiettivo di ripristinare condizioni di piena legalità, salvaguardando al contempo l’occupazione e la continuità aziendale.
Protocolli di Legalità – La Liguria ha visto in questi anni una adozione diffusa di questi strumenti che consentono, con l’accesso alla Banca Dati Nazionale Antimafia e alle altre banche dati, di tracciare i flussi finanziari di appaltatori e dell’intera filiera, il controllo degli accessi ai cantieri e la regolarità della manodopera, per evitare anche fenomeni di sfruttamento e vessazioni delle maestranze. In particolare, sono stati attivati sia Protocolli di Legalità per la ricostruzione del Ponte Morandi, per realizzare il Terzo Valico, la Nuova Diga Foranea, il Cantiere portuale di Sestri Ponente e il Tunnel Subportuale, del 2024.
I minori stranieri a rischio di sfruttamento – Queste condizioni possono favorire forme di sfruttamento da parte della criminalità organizzata, soprattutto nell’ambito del micro-spaccio e di piccole attività illecite.
I rapporti tra criminalità organizzata e istituzioni – Le audizioni hanno evidenziato come il rischio principale non sia oggi rappresentato tanto da forme di infiltrazione diretta negli enti locali quanto dalla corruzione elettorale e da modalità più sofisticate di condizionamento dei processi decisionali pubblici. Si tratta di dinamiche meno visibili, ma potenzialmente altrettanto incisive, che richiedono un costante presidio sul piano della prevenzione e della trasparenza amministrativa.
Recupero dei beni confiscati alle mafie – La nostra regione detiene il primato della confisca “unitaria” più rilevante del Nord
Italia con il sequestro Canfarotta (100 immobili nel centro storico di Genova). Secondo l’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati il totale dei beni confiscati, tra immobili e aziende, è stato di 457 al 2024 (erano 444 nel 2023). I beni oggetto di recupero secondo la legge apposita sono stati 206 per il 2024 (erano 169 nel 2023). Il recupero dei beni confiscati è un tema complesso, con difficoltà oggettive, e ci sono stati spesso tentativi di riacquisizione illecita dei beni, che in taluni casi hanno dato luogo a procedimenti penali e ad arresti per turbativa d’asta.
Infine, l’assessore regionale alla sicurezza Paolo Ripamonti si è impegnato, in sede dell’ultima sessione di bilancio, a garantire la continuità dei finanziamenti per i beni confiscati.