Nel primo trimestre 2026 aumentano reddito delle famiglie e consumi ma sale anche la pressione fiscale
- Postato il 1 luglio 2026
- Economia
- Di Il Fatto Quotidiano
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Le famiglie italiane hanno visto aumentare il reddito e recuperato un po’ di potere d’acquisto nei primi tre mesi del 2026. Una parte di queste delle maggiori disponibilità è stata accantonata, facendo risalire la propensione al risparmio. Ma cresce anche la pressione fiscale, che raggiunge il 37,6% del Pil, tre decimi di punto in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. È il quadro che emerge dai conti trimestrali dei settori istituzionali pubblicati dall’Istat.
Nel dettaglio, il reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici è aumentato dell’1,6% rispetto all’ultimo trimestre del 2025. Poiché nello stesso periodo i prezzi, misurati dal deflatore implicito dei consumi, sono cresciuti dello 0,8%, il potere d’acquisto è aumentato dello 0,8%. I consumi sono saliti dell’1,4%, meno del reddito. Questo ha consentito alle famiglie di ricostituire in parte il cuscinetto di risparmio: la propensione al risparmio è infatti passata dal 7,8 all’8%, con un incremento di 0,2 punti percentuali. In altre parole, una quota maggiore del reddito disponibile è stata accantonata anziché destinata agli acquisti.
Non altrettanto positiva è invece la dinamica degli investimenti delle famiglie. Il tasso di investimento è sceso al 6,2%, tre decimi di punto in meno rispetto al trimestre precedente, per effetto di una diminuzione del 2,3% degli investimenti fissi lordi.
Accanto ai segnali positivi per i bilanci familiari emerge però, appunto, che la pressione fiscale è salita al 37,6% del Pil, contro il 37,3% del primo trimestre del 2025. L’aumento è dovuto a una crescita delle entrate complessive delle amministrazioni pubbliche (+4% su base annua), superiore a quella delle uscite (+2,6%).
La pressione fiscale è un indicatore macroeconomico: misura il rapporto tra imposte e contributi sociali incassati e il Pil. Nel 2024 è cresciuta secondo molti economisti per effetto di un ritorno del drenaggio fiscale sui redditi da lavoro mentre l’anno scorso per l’Irpef si è registrato addirittura un calo quasi interamente compensato dalla crescita dell’Ires e delle imposte sostitutive. A pesare è stato soprattutto il forte aumento delle entrate in conto capitale, cresciute di oltre il 60% soprattutto per effetto dei contributi a fondo perduto dell’Unione europea legati al Pnrr, contabilizzati quando vengono realizzati gli investimenti.
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