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NBA, questi Knicks fanno sognare: 11 vittorie di fila e Finals ritrovate dopo 27 anni. Cavs asfaltati (e pensano a LeBron)

  • Postato il 26 maggio 2026
  • Di Virgilio.it
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NBA, questi Knicks fanno sognare: 11 vittorie di fila e Finals ritrovate dopo 27 anni. Cavs asfaltati (e pensano a LeBron)

Avevano perso le speranze, dalle parti di Times Square. Perché l’ultima volta che i New York Knicks avevano messo piede sul palcoscenico delle NBA Finals il mondo era decisamente un posto differente. Internet era gli albori, iPhone era una parola ancora da inventare, Netflix esisteva già ma spediva i CD a casa, perché il concetto di streaming era sconosciuto a qualsiasi livello della società. Era un mondo impaurito dalla prospettiva che il millennium bug avrebbe spazzato vie intere banche dati e fatto tabula rasa della tecnologia dell’epoca. Era un mondo dove due squadre italiane, entrambe di Bologna, erano pronte a giocarsi l’Eurolega nella final four di Monaco di Baviera. Insomma, un’era geologica fa.

L’NBA ora fa il tifo per gli Spurs: 27 anni arriva la rivincita?

L’unico trade union tra quella versione di NY e quella attuale è racchiuso in un cognome: Brunson. Perché 27 anni fa c’era Rick in squadra, certo con un ruolo e un impatto minore rispetto a quello che oggi ha il figlio Jalen, la ragione principale (ma non l’unica) per la quale i Knicks sono tornati a giocarsi l’anello. E potrebbero farlo ritrovando quei San Antonio Spurs che nel 1999 li rispedirono a casa con perdite, essendo agli albori di una dinastia che dopo 15 anni di successi (e 5 titoli vinti) conosce oggi un nuovo capitolo, guidata da quel Wembanyama che sta rapidamente spostando l’asse terrestre nuovamente dalle parti del Texas (stanotte c’è gara 5 contro i Thunder campioni in carica: si riparte da 2-2 e si preannuncia una battaglia quasi epica).

Se sarà un deja vu, tanto meglio: la lega non chiederebbe di meglio, perché dopo aver vissuto le Finals col più basso rating TV della storia (Thunder-Pacers non hanno certo la stessa attrattiva di una serie tra Knicks e Spurs) potrebbero ritrovarsi a che fare con un confronto troppo bello per essere vero. Due squadre che spostano le masse, due squadre affamate come poche altre.

Knicks devastanti: da 11 gare vincono con 24 punti medi di scarto

NY il suo l’ha fatto debitamente, schiantando letteralmente i Cleveland Cavaliers che dopo aver buttato al vento una partita già vinta in apertura di serie (erano+22 a poco meno di 8’ dalla fine) hanno subito il contraccolpo psicologico, incapaci di replicare allo strapotere fisico, tecnico e mentale degli uomini di coach Mike Brown. Per dare un’idea di quanto fatto, un paio di numeri aiutano sopra ogni ragionevole disquisizione: 11 vittorie di fila nelle tre serie play-off affrontate (cioè da quando erano sotto 2-1 contro Atlanta nel primo turno) con 262 punti di scarto complessivo, che equivale a una media di 24 punti a partita.

Neppure le versioni più dominanti di Warriors (2017-2018) e Lakers (2001-2002) riuscirono ad arrivare a tanto. Brown ha trovato l’alchimia giusta in un gruppo che poggia le spalle sulla classe di Brunson, che da quando ha lasciato Dallas (dove Doncic lo limitava più del dovuto) ha dimostrato di meritare tutta la stima del mondo. Ma gente come Towns, Bridges, Anunoby, Hart e i vari Robinson, Shamet e McBride (giusto per citare quelli che stazionano stabilmente nelle rotazioni) hanno dimostrato di essere tutti ingranaggi perfetti, oliati al punto giusto.

Tanto che OKC o San Antonio avranno il loro bel daffare per tenere a freno una banda che partirà con i sfavori del pronostico, ma con una voglia matta di stupire. Anche perché 53 anni di digiuno nella Grande Mela sono un fardello non più sopportabile (vero, hanno vinto la NBA Cup a dicembre battendo proprio gli Spurs, ma non è la stessa cosa…).

Cavs, una dura lezione. E per il futuro si pensa a… LeBron

NY ha reso Cleveland alla stregua di una comparsa in una serie durata (appunto) appena 48’. Perché dall’overtime di gara 1 il controllo dei Knicks è stato totale e totalizzante. I Cavs sono andati a sprazzi nei play-off, battendo Toronto e Detroit sempre nella decisiva gara 7, ma non riuscendo mai a trovare la giusta continuità. Harden ha detto di aver difeso bene contro Brunson (chissà di quale serie stesse parlando…) e che il potenziale di squadra era superiore a quello di NY, solo che nelle 4 gare giocate non si è visto nel suo reale valore.ù

A Cleveland sanno di avere un buon gruppo, ma manca ancora qualcosa per fare il definitivo salto di qualità. Per qualcuno, forse anche troppo nostalgico, quel tassello si chiama LeBron James. Che ha un piede e mezzo fuori dalla porta dello spogliatoio dei Los Angeles Lakers, ma che per l’ultimo eventuale ballo della carriera ha una margherita piena di petali da sfogliare. Cleveland è quello che chiuderebbe un cerchio aperto nel lontano 2003, ma Spurs e Warriors restano più di un’opzione.

Autore
Virgilio.it

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