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Multe più salate fino al 100%, le novità del Codice della Strada che pesano

In sintesi

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Multe più salate fino al 100%, le novità del Codice della Strada che pesano

Le multe smetteranno di aumentare o diventeranno più pesanti? Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha annunciato l’invio dei materiali relativi alla riforma del Codice della strada a oltre cento operatori e associazioni. Fra gli obiettivi ci sono l’applicazione di sanzioni più proporzionate al rischio, maggiori garanzie per i cittadini e controlli rafforzati sui veicoli senza assicurazione.

Il meccanismo ordinario è scritto nell’articolo 195 del Codice della strada. Ogni due anni gli importi delle sanzioni amministrative pecuniarie devono essere aggiornati secondo la variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, il Foi, registrata nel biennio precedente. A fissare i nuovi limiti provvede un decreto del ministro della Giustizia, di concerto con i ministeri competenti. L’adeguamento serve a mantenere nel tempo il valore monetario della sanzione.

Il blocco degli aumenti copre anche il 2026

La legge di Bilancio 2023 aveva sospeso l’aggiornamento per il 2023 e il 2024. Il congelamento è stato poi prolungato al 2025 e anche al 2026.  Secondo la disciplina oggi vigente, il decreto di adeguamento dovrà essere adottato entro il 1° dicembre 2026, per importi applicabili dal 1° gennaio 2027 e riferiti all’andamento inflazionistico del biennio 2025–2026.

Quanto saliranno le multe nel 2027? Il passaggio più discusso della bozza riguarda il criterio destinato a sostituire la cadenza biennale. Gli importi potrebbero essere aggiornati soltanto quando la variazione del Foi, misurata dalla data dell’ultimo aggiornamento, risulterà superiore al 5%. A cambiare sarebbe quindi il presupposto temporale ed economico dell’intervento e non la natura dell’indice utilizzato.

Nel comunicato ministeriale compare invece la formula “Stop all’aumento automatico delle multe legato all’inflazione”. Letta isolatamente, può suggerire la scomparsa di qualsiasi collegamento fra prezzi e sanzioni. Il contenuto della proposta descritto nelle anticipazioni racconta un cambiamento più circoscritto: verrebbe meno l’obbligo di procedere ogni due anni, mentre l’inflazione continuerebbe a essere il riferimento per l’eventuale aggiornamento.

Anche il verbo utilizzato richiede cautela. Dire che gli importi “possono” essere aggiornati oltre una determinata soglia non equivale a stabilire che aumenteranno nel giorno in cui quella soglia viene superata.

La soglia del 5%

Il 5% non sarebbe né lo sconto riconosciuto agli automobilisti né la percentuale massima di aumento: si tratta della variazione da superare perché l’adeguamento diventi consentito. Resterebbe da considerare l’intera crescita dell’indice dal precedente aggiornamento, secondo il meccanismo prospettato.

Un esempio aiuta a leggere la differenza. Si immagini un’inflazione costante del 2% annuo: dopo due anni la variazione cumulata sarebbe del 4,04% mentre al termine del terzo raggiungerebbe il 6,12%. Se in quel momento si applicasse un adeguamento integrale, una sanzione teorica di 100 euro arriverebbe a circa 106,12 euro, prima degli arrotondamenti previsti. Non diventerebbe automaticamente di 105 euro e il calcolo non riguarderebbe soltanto la quota oltre il 5%.

Una multa diversa in base a chi guida e a come avviene l’infrazione

Accanto all’inflazione, la bozza affronta un altro capitolo: la graduazione della sanzione attraverso circostanze che aumentano o diminuiscono l’importo di partenza. Le anticipazioni descrivono un impianto più esteso, nel quale entrerebbero in gioco caratteristiche del conducente, tipo di veicolo, precedenti violazioni e conseguenze della condotta.

Non si parte da un sistema completamente indifferenziato. Già l’articolo 195 impone nella determinazione della sanzione fra minimo e massimo di considerare gravità, interventi per attenuare le conseguenze, personalità e condizioni economiche del trasgressore. La novità prospettata consiste nell’ampliare e rendere più articolati i fattori che incidono sul calcolo, non nell’inventare da zero qualsiasi forma di graduazione.

Le ipotesi di aumento fino al 10%

Nel quadro descritto dalle anticipazioni sulla bozza, il primo livello di aggravamento sarebbe pari a un decimo dell’importo. Fra le situazioni richiamate compaiono il saldo inferiore a 20 punti sulla patente, la ripetizione della medesima violazione entro cinque anni e alcune infrazioni commesse dai neopatentati. Rientrerebbero nella stessa fascia anche alcune violazioni delle norme autostradali, la guida di vetture oltre 150 kW e alcune categorie di conducenti di mezzi pesanti e autobus.

Quest’ultimo gruppo di criteri solleva questioni pratiche che il testo definitivo dovrà risolvere con precisione.

Un secondo livello, pari a un quinto, riguarderebbe nelle anticipazioni le infrazioni commesse dopo l’assunzione di alcol o sostanze stupefacenti, i danni arrecati alla strada e il trasporto eccezionale. L’aumento di un terzo sarebbe invece associato, fra le altre circostanze, a un incidente senza lesioni, alla guida con il punteggio della patente esaurito e al trasporto di merci pericolose.

Salendo nella scala delle maggiorazioni, l’incremento del 50% viene collegato a situazioni come la patente sospesa, i documenti falsi, la targa mancante o irregolare e la circolazione con un veicolo sequestrato. Per chi guida senza avere mai conseguito la patente, la ricostruzione della bozza indica il raddoppio dell’importo.

Gli sconti allo studio e il caso dei motociclisti

La proposta non contiene soltanto aggravamenti. Si parla anche di diminuzioni fino alla metà dell’importo con un’attenzione ai motociclisti che utilizzano equipaggiamenti protettivi. Alcune riduzioni verrebbero applicate d’ufficio mentre altre richiederebbero un’iniziativa dell’interessato perché dipendenti da adempimenti compiuti dopo la contestazione o la notifica.

Senza una disciplina definitiva, non si può trasformare questo orientamento in un elenco di accessori che garantiscono una multa dimezzata. Restano da verificare le violazioni interessate, i requisiti delle protezioni, le prove richieste e la compatibilità con altri benefici. di fondamento.

Mentre si discute della riforma, alcuni comportamenti comportano già conseguenze economiche e personali severe. L’uso vietato dello smartphone e degli altri dispositivi indicati dall’articolo 173 è punito con una sanzione da 250 a 1.000 euro, accompagnata dalla sospensione della patente da 15  giorni a due mesi. Quando lo stesso soggetto commette un’altra violazione nel biennio, la fascia sale a 350–1.400 euro e la sospensione passa da uno a tre mesi.

Sul fronte della velocità, superare il limite di oltre 10 ma non oltre 40 km/h espone a una sanzione da 173 a 694 euro. Se la violazione avviene in un centro abitato ed è commessa almeno due volte nell’arco di un anno, la norma prevede invece da 220 a 880 euro e la sospensione della patente da quindici a trenta giorni.

Anche lasciare l’auto negli spazi riservati alle persone con disabilità può pesare molto sul bilancio. Per le automobili e gli altri veicoli diversi da ciclomotori e motoveicoli a due ruote, l’articolo 158 stabilisce una sanzione da 330 a 990 euro. La previsione comprende anche le aree di accesso indicate dalla norma, come scivoli e raccordi: il problema non riguarda soltanto l’occupazione materiale del posto riservato.

Autore
Virgilio.it

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