Mosca e Pechino saranno felici. Katulis legge la polemica Trump-Meloni
- Postato il 21 giugno 2026
- Esteri
- Di Formiche
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Secondo Brian Katulis, senior fellow del Middle East Institute ed esperto di politica estera e sicurezza nazionale degli Stati Uniti, questo scontro pubblico tra la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il presidente statunitense, Donald Trump, non giova agli interessi dei rispettivi Paesi, che richiederebbero una stretta collaborazione per competere con attori globali come la Cina e per difendersi dalle minacce poste a Stati Uniti e Italia da nazioni quali Russia e Iran.
Che cosa ha sbagliato, se ha sbagliato qualcosa, Donald Trump nella gestione di questa vicenda?
Il presidente Trump sta attraversando quella che probabilmente è la fase di maggiore debolezza dei suoi due mandati presidenziali. La questione iraniana e le sue ripercussioni, compresi gli effetti sull’inflazione, hanno contribuito a far scendere il suo consenso interno a livelli molto bassi. Trump ricorre spesso a dichiarazioni dai toni incendiari e offensivi per spostare l’attenzione dalle proprie vulnerabilità politiche e tende inoltre a prendere di mira più frequentemente le donne rispetto agli uomini.
Questo comportamento si manifesta regolarmente nei confronti di giornalisti e figure politiche statunitensi, ma talvolta coinvolge anche leader stranieri, che vengono pubblicamente sminuiti o attaccati. Alla base di queste esternazioni vedo un leader che oggi appare più debole e sotto pressione che in altri momenti della sua carriera politica.
Come valuta la reazione di Giorgia Meloni e, più in generale, la sua strategia politica e diplomatica?
La scelta di Giorgia Meloni di rispondere direttamente dimostra che possiede una personalità forte ed è una leader orgogliosa. In passato aveva ricevuto critiche, soprattutto in alcuni ambienti politici italiani, per essersi mostrata eccessivamente allineata a Trump durante il primo anno del suo nuovo mandato. Negli ultimi mesi, tuttavia, ha progressivamente corretto quella percezione.
Meloni ha inoltre mostrato una notevole capacità nel definire la strategia geopolitica dell’Italia in Asia, Medio Oriente ed Europa, valorizzando i punti di forza naturali del Paese. In questo caso specifico, di fronte a un tentativo percepito di sminuirla pubblicamente, aveva tutto l’interesse a replicare. Molti leader scelgono di ignorare Trump quando utilizza questi toni, ma il presidente americano è profondamente impopolare in Italia, una situazione aggravata ulteriormente dalla crisi con l’Iran. Meloni ha probabilmente ritenuto che una risposta ferma fosse politicamente e strategicamente vantaggiosa.
Quale impatto potrebbe avere questa disputa sulle relazioni tra Italia e Stati Uniti nel breve, medio e lungo periodo?
La conseguenza principale è che questa vicenda rischia di distogliere l’attenzione dal lavoro molto più importante che Italia e Stati Uniti potrebbero svolgere insieme per rafforzare la propria posizione nel contesto internazionale.
Gli interessi e i valori condivisi dai due Paesi, soprattutto in una fase caratterizzata da forti incertezze geopolitiche e geoeconomiche, sono molto più rilevanti di una controversia dai toni personali. La scelta più saggia per entrambe le parti sarebbe quella di intensificare la cooperazione nei settori della sicurezza, dell’economia e dell’energia, a beneficio reciproco.
Mi auguro che nei prossimi giorni prevalga la razionalità, perché Italia e Stati Uniti hanno davanti a sé un’agenda comune molto più importante di questa polemica.
Queste dinamiche potrebbero influenzare il clima e gli esiti del prossimo vertice Nato?
Ritengo improbabile che questa disputa personale possa distogliere l’attenzione dall’importante lavoro che dovrà essere svolto durante il prossimo vertice Nato. Sarebbe poco razionale permettere che una controversia di questo tipo produca conseguenze più ampie rispetto a quelle già viste.
A mio avviso, Trump ha rilasciato queste dichiarazioni perché è consapevole di trovarsi in una fase di debolezza politica e cerca di spostare l’attenzione dai propri errori. È una modalità comunicativa che ha utilizzato molte volte in passato.
Prima Italia e Stati Uniti riusciranno a riportare il confronto sulle questioni strategiche realmente importanti, meglio sarà per entrambi. Mi riferisco alla minaccia rappresentata dalla Russia per l’Ucraina e per il resto dell’Europa, alle conseguenze economiche globali dei conflitti in corso, all’instabilità del Medio Oriente e alla continua ascesa della Cina come principale concorrente strategico per entrambe le sponde dell’Atlantico. Questi sono i temi che dovrebbero dominare l’agenda comune nei prossimi mesi.