Morte della giudice Ercolini, lesioni sulle mani ed unghie rotte: si sarebbe difesa da un’aggressione. Il caso venne classificato come suicidio
- Postato il 24 giugno 2026
- Cronaca Nera
- Di Il Fatto Quotidiano
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Lesioni sulle mani, unghie rotte e un ematoma alla testa. Segni probabili che si sia difesa da una aggressione. Sono gli ultimi elementi che emergono dall’inchiesta su Francesca Ercolini, la magistrata trovata senza vita nella sua casa di Pesaro il giorno di Santo Stefano del 2022 la cui morte era stata inizialmente classificata come suicidio.
Le nuove indagini, che ipotizzano l’omicidio, stanno cercando di ricostruire tutti gli elementi non valorizzati da una prima indagine. Le lesioni, che secondo la procuratrice dell’Aquila Roberta D’Avolio non escludono che Ercolini possa essersi difesa da un’aggressione, sono state rilevate dalle foto scattate durante il sopralluogo in viale Zara, nella casa della donna di Campobasso, ma non sono state valorizzate dalla prima autopsia.
Quei segni, compreso il segno di un’unghia lungo il collo, sono invece ritenuti di fondamentale importanza per capire se si è trattato veramente di una morte per impiccamento, e quindi di suicidio, o di un tentativo di aggressione culminato con uno strangolamento.
La procura ha quindi chiesto di rivalutare i segni in una seconda autopsia: nella prima, infatti, senza osservare le linee guida della comunità scientifica internazionale nei casi di morte per impiccamento, le tracce sono state tralasciate dal medico legale che oggi è iscritto nel registro degli indagati.
Intanto i consulenti della difesa consegnano oggi ai Ris il foulard realizzato da Gucci, esatta copia di quello trovato in casa di Ercolini con il quale, secondo la prima ricostruzione, la giudice si sarebbe impiccata. Per il perito incaricato dal marito della vittima, l’avvocato Lorenzo Ruggeri, oggi indagato per omicidio, il foulard è compatibile con i segni trovati sul collo della magistrata. Di diversa idea il nuovo consulente che ha effettuato l’autopsia, Vittorio Fineschi, che nella sua relazione di 402 pagine sostiene che la riga rossa sul collo della 51enne non sia stata causata dalla stoffa, ma da un mezzo duro.
Ora, a distanza di tre anni, con le nuove indagini, anche la mamma di Ercolini ha deciso di parlare. In un’intervista al Corriere della Sera Carmela Fusco, che già all’epoca dei fatti presentò una denuncia dichiarando che la figlia subiva maltrattamenti e violenze psicologiche in casa, ripercorre quegli ultimi giorni con la figlia, ma, spiega, preferisce non commentare le nuove indagini. All’epoca dei fatti, infatti, Fusco si trovava a Pesaro per passare le feste con la Ercolini e suo figlio, il nipote. La famiglia, spiega, trascorre insieme il 23, il 24 e poi il 25, a pranzo fuori. L’ultima volta che le due donne si vedono è il 25 sera. “Avrebbe dovuto dormire con me, nell’appartamento in cui mi appoggiavo, poi si accorse di non avere con sé il caricabatterie e tornò a casa sua. Non l’ho più vista”, racconta.
Le due si scambiano poi dei messaggi il 26 mattina. Poi Fusco, non sentendola più, va a casa della figlia attorno alle 12.30. “Ricordo la gente, la confusione ovunque, io che entro chiedendo dove fosse mia figlia”. “Solo ore dopo seppi che mio genero e mio nipote avevano detto che si era impiccata”, spiega. Con il genero, racconta ancora, non ha più contatti dal giorno del funerale. Mentre del nipote, all’epoca dei fatti adolescente, preferisce non parlare. La magistrata, racconta ancora la madre, aveva fatto dei piani per i giorni seguenti. “Una persona che vuole ammazzarsi non fa programmi così”, dice ancora Carmela Fusco che racconta anche di una “certa dialettica” tra la vittima e il marito, oggi indagato e della volontà della figlia, civilista, di separarsi.
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