Moggi, la difesa che non ti aspetti: “Vogliono fare fuori Marotta”. Da Calciopoli al caso Rocchi, cosa è cambiato
- Postato il 28 aprile 2026
- Di Virgilio.it
- 0 Visualizzazioni
- 3 min di lettura
Luciano Moggi interviene nel dibattito sulla gestione arbitrale in Serie A, tracciando paralleli tra le controversie odierne e lo scandalo di Calciopoli. L'ex dirigente bianconero sostiene che l'ambiente calcistico italiano vive un momento di tensione, dove manovre sommerse potrebbero colpire dirigenti influenti come Marotta. Moggi evidenzia come, sebbene il contesto sia mutato nel tempo, persistano dinamiche di pressione e conflitto che caratterizzano la politica calcistica nazionale, alimentando sospetti e speculazioni su possibili interferenze negli arbitraggi.
Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.
Il calcio italiano torna a muoversi su un terreno carico di tensioni, mentre l’inchiesta sul sistema arbitrale riporta alla ribalta scenari che evocano il passato. In questo contesto si inseriscono le dichiarazioni di Luciano Moggi, che in un’intervista a Libero traccia paralleli tra il caso Rocchi e Calciopoli e chiama in causa Giuseppe Marotta, oggi tra i dirigenti più influenti del panorama calcistico nazionale.
- Il caso Marotta e le analogie con il passato
- L’inchiesta arbitri e il ruolo di Rocchi
- Moggi: "Si respira l'aria dei miei tempi"
Il caso Marotta e le analogie con il passato
“Vogliono fare le scarpe a Marotta. Perché è il più bravo: hanno fatto lo stesso con me“. Moggi costruisce un parallelismo netto tra la sua esperienza e il caso Rocchi, suggerendo che dietro le dinamiche del calcio si muovano equilibri che tendono a colpire i profili più forti: “Dicevano che ero il dirigente migliore del mondo, che con me si vinceva, e intanto mi stavano facendo fuori. Ero diventato scomodo”.
È proprio su questo passaggio che l’ex dirigente insiste, ampliando il ragionamento e collegandolo direttamente alla figura dell’attuale presidente dell’Inter: “Chi voleva farmi fuori? Eh, questo non lo deve chiedere a me. Le faccio solo notare le analogie col mio caso. Marotta è uno che sa costruire le squadre, conosce a memoria il calcio, è uno che sa dirigere, viene osannato. In questo calcio mediocre, distrutto nel 2006, i presidenti e i dirigenti capaci si contano sulle dita di una mano, le cito De Laurentiis e Percassi. E poi mi scusi: che interesse avrei, io, a difendere l’Inter?”. Un’analisi che si chiude con una distinzione ritenuta cruciale dallo stesso Moggi: “Sa la differenza che c’è tra me e Marotta? La differenza che c’è tra Calciopoli e il caos di questi giorni è che Marotta ha una società alle spalle“. Un riferimento al peso strutturale del club nerazzurro come possibile elemento di protezione.
L’inchiesta arbitri e il ruolo di Rocchi
Al centro resta comunque l’indagine sul mondo arbitrale, che al momento non coinvolge né l’Inter né dirigenti o tesserati di Serie A e Serie B, ma che potrebbe avere ripercussioni anche sugli equilibri della FIGC. Moggi si esprime anche su Gianluca Rocchi, difendendone l’integrità: “Lo conosco bene e le dico che è un galantuomo, una persona che non guarda in faccia nessuno, né il padre, né la madre. E se rimprovera un arbitro di aver preso delle decisioni sbagliate, ha pienamente ragione. Non posso conoscere i particolari dell’inchiesta, però Rocchi è una persona integerrima e di questo sono certo”.
Moggi: “Si respira l’aria dei miei tempi”
Lo sguardo dell’ex dirigente si allarga infine al quadro complessivo del calcio italiano, descritto come attraversato da tensioni simili a quelle già vissute in passato. “Di sicuro c’è un’aria particolare, si respira qualcosa come ai miei tempi. Prima di tutto devono eleggere il presidente federale, quindi c’è uno scontro tra diversi gruppi di interesse”. Un clima che, secondo Moggi, richiama dinamiche già note: “Poi si ricorda quando volevano far fuori i designatori, Bergamo e Pairetto, perché erano in carica da troppi anni?”. Parole che contribuiscono ad alimentare il dibattito in una fase delicata, in cui il calcio italiano si trova ancora una volta a confrontarsi con il tema della trasparenza e con equilibri di potere tutti da ridefinire.