Minorenni commettono reati gravi, si riprendono e li postano sui social pur di comparire: corre sul web la piaga più grave dei nostri giorni
- Postato il 1 novembre 2026
- 0 Copertina
- Di Il Vostro Giornale
- 0 Visualizzazioni
- 2 min di lettura
Generazione sintesi AI in corso…
Savona. E’ una condizione sempre esistita. Un tempo consisteva ad esempio nel voler comparire in tv, ma oggi con i social ha assunto livelli mai visti prima di pericolosità sociale e di gravi conseguenze per chi ne è protagonista. Parliamo di clout chasing, cioè caccia alla fama, ricerca ossessiva di visibilità.
Lo confermano casi di cronaca sempre più numerosi. Quelli più gravi, protagonisti in entrambi i casi minorenni di tredici anni, si sono registrati il 25 marzo in provincia di Bergamo (un giovanissimo ha colpito a coltellate una sua insegnante, Chiara Mocchi, procurandole ferite per cui ha dovuto essere ricoverata in codice rosso) e il 18 settembre in una scuola media di Roma (in questo caso lo studente ha prima spruzzato spray urticante e poi colpito con un coltello la professoressa Isabella Marsilio, soccorsa in codice giallo).
Dalla cronaca è possibile ricostruire le ragioni e i particolari dei due episodi, accomunati – ne parliamo per questo – dall’essere stati ripresi e postati sui social dagli assalitori.
Chiediamo lumi a Roberto Carrozzino, direttore del Dipartimento di salute mentale e dipendenze dell’Asl 2, medico psichiatra, come avevamo fatto per avere chiarimenti sulla dipendenza in genere dai social e su chi si rapporta solo o soprattutto con l’intelligenza artificiale.
Spiega Carrozzino: “Si tratta di giovanissimi che cercano di uscire dal grigiore, rendersi visibili, avere opportunità di diventare influencer, cioè figure così di moda”.
Ma come è possibile che i protagonisti non pensino alle conseguenze di ciò che fanno, commettere cioè gravi reati?
“Siamo davanti a immaturità portata alle estreme conseguenze, si tratta proprio di prendere decisioni senza capirne le conseguenze, senza comprendere la gravità dei loro gesti, senza tenerne minimamente conto. Non sanno scegliere. Vivono in modo sbagliato in un tessuto sociale con i loro coetanei che li porta solo e per prima cosa a diventare visibili per superare una sorta di isolamento”.
Eppure, pur non essendo imputabili a 13 anni, vanno incontro a gravi conseguenze. Evitano il carcere, ma il giudice dei minori, accertata la pericolosità sociale, può ricorrere alla libertà vigilata o al collocamento in comunità.
In provincia di Savona si è mai trovato di fronte a casi pur non così gravi, ma che potrebbero assumere tendenze pericolose?
Conclude Carrozzino: “Sì, nel campo dei casi delle dipendenze, della salute mentale, della neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. In generale, è opportuno sottolineare che questa generazione è composta da ragazzi molto in gamba, sensibili rispetto a tematiche fondamentali (quali la tutela ambientale, la necessità di una consapevole empatia verso il prossimo e altri ancora) che un tempo erano del tutto sconosciuti. Purtroppo in questo momento i social sono estremamente pervasivi della vita quotidiana, perciò si creano smagliature importanti”.