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Milan, ultimo appello

  • Postato il 9 maggio 2026
  • Sport
  • Di Libero Quotidiano
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  • 6 min di lettura
Milan, ultimo appello
Milan, ultimo appello

In un mondo lineare, Juventus e Milan avrebbero dovuto assumersi la responsabilità di competere contro l’Inter per il tricolore. E invece eccole qui, costrette a difendere l’accesso alla Champions League, il minimo sindacale convertito nel massimo possibile. La Juventus scende in campo stasera a Lecce (alle 20.45, diretta Sky Sport e Dazn), il Milan domani sera ospita l’Atalanta (diretta Dazn), entrambe arrivano a questo momento clou zavorrate dalla paura di non farcela. Quello speculativo 0-0 con cui pensavano di mettere al sicuro entrambi i pass per la Champions, ha innescato una sorta di vendetta karmica del calcio: pareggio casalingo col Verona già retrocesso per la Signora e maldestro ko col Sassuolo per il Diavolo, con Roma e Como di nuovo in gioco.

Per la certezza matematica della Champions servono 73 punti perché la Roma ha gli scontri diretti a sfavore con entrambe. Quindi al Milan ne mancano 6 (Genoa e Cagliari dopo la Dea), alla Juventus 8 (i due “derby” contro Fiorentina e Torino dopo il Lecce). Sembra facile, ma contro avversari che non hanno nulla da perdere e in queste precarie condizioni psicologiche, di scontato non c’è nulla. Se Juventus e Milan faticano a raccogliere, è perché non hanno seminato in estate. Troppi gli errori commessi da due dirigenze boriose: da Tudor confermato con superficialità all’indeciso ingaggio di Tare da parte di Furlani che proprio non sembra in grado di offrire deleghe e fiducia, infatti si vocifera di una separazione a fine stagione per reciproca insofferenza. Fino ai mercati che ora rivelano tutta la loro inconsistenza.
Nessuno dei nuovi infatti sarà titolare in queste partite decisive.

SPAZIO A VLAHOVIC
Nemmeno David che la Juventus in estate rende il secondo più pagato della rosa proprio dopo Vlahovic che ora «può giocare dall’inizio» (ma il rinnovo ancora non arriva). Openda, costato 40 milioni, è ormai sparito dalle rotazioni ma non ha mai avuto senso nella rosa, anche se Spalletti fa autocritica («Con lui magari ho sbagliato qualcosa io, pensavo che gli altri dessero di più»). E poi Zhegrova, un investimento a vuoto da 20 milioni perché non è mai stato in grado di giocare non diciamo 90’, ma nemmeno più di 45’. Solo una volta, una sola, è arrivato a 53’. Letteralmente un mezzo-giocatore. In casa Milan, invece, sta incredibilmente prendendo quota l’opzione Fofana in regia e Loftus-Cheek al rientro come mezzala: di tutto pur di non far giocare Ricci e Jashari, 60 milioni puntualmente in panchina. E davanti, niente Nkunku pagato 40 milioni e già di fatto sul mercato, stessa fine che farà Leao nel caso dovesse davvero giocare Gimenez. Già, proprio il messicano è la carta a sorpresa che riempie la mente di Allegri alla vigilia dell’Atalanta. «Abbiamo sofferto in settimana.

Dobbiamo andare a Lecce e ribaltare il campo, spaccare la monotonia con gas a tavoletta. Bisogna prendere dei rischi, non gestire», ha spiegato Spalletti. Il tecnico aggiunge un monito strategico: «Molti di questi giocatori faranno parte della prossima Juventus. È bene che lo sappiano. Si può crescere in tutto, l’unica cosa non allenabile è la presunzione» che questa squadra mostra quando si sente arrivata. Ecco perché il mercato estivo punterà su due o tre profili di altissimo spessore (Alisson e Bernardo Silva in cima alla lista). Presunzione che è un virus atavico nel Diavolo, dai vertici della proprietà a una dirigenza incapace di lavorare con reciproca stima e fiducia. E così Juve e Milan si trascinano verso il traguardo con un paradosso: hanno il destino tra le mani, ma queste sono maledettamente sudate per l’ansia.

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Autore
Libero Quotidiano

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