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Migranti, il trucco delle toghe per accogliere immigrati irregolari

  • Postato il 22 aprile 2026
  • Giustizia
  • Di Libero Quotidiano
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  • 4 min di lettura
Migranti, il trucco delle toghe per accogliere immigrati irregolari
Migranti, il trucco delle toghe per accogliere immigrati irregolari

C’è una parola che, più di tutte, racconta l’anomalia italiana sulle politiche d’immigrazione e accoglienza: “speciale”. Ovvero quella protezione che altrove quasi non esiste e che da noi è diventata la scorciatoia preferita. Dopo lo sbarco, il copione è noto: richiesta d’asilo, esame delle Commissioni territoriali, e poi – in caso di diniego – via libera al ricorso. Un meccanismo – racconta Il Tempo – che finisce spesso per ribaltare tutto. I numeri parlano chiaro. Dal 2017 al 2024, su oltre mezzo milione di domande, il 64 per cento ha ricevuto un no. Ma il punto non è la prima risposta: è quello che succede dopo. Perché nei tribunali la musica cambia. E parecchio. Nel sistema internazionale esistono due tutele: lo status di rifugiato, previsto dalla Convenzione di Ginevra del 1951, e la protezione sussidiaria. Poi c’è l’eccezione italiana: la protezione umanitaria, oggi “speciale”.

Una formula elastica, che governi diversi hanno provato a limitare. Prima Matteo Salvini con i Decreti Sicurezza, poi Giorgia Meloni con il Decreto Cutro. Risultato? Riduzioni sulla carta, ma non nei fatti. Basta guardare i ricorsi. Fino al 2020 i giudici confermavano in gran parte i dinieghi. Poi la svolta: dal 2021 si è invertita la rotta. Nel 2024 solo il 15 per cento delle decisioni ha dato ragione alle Commissioni. Il resto? Accoglimenti. E nel 75 per cento dei casi con concessione della protezione speciale. Quella che si voleva ridimensionare.

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Le motivazioni fanno discutere. “Diritto alla vita privata e familiare”, rischio di “compressione irreversibile”, perfino la possibilità di finire in condizioni di povertà. In altri casi, il rimpatrio è stato evitato perché, durante la procedura d’asilo, il richiedente avrebbe già avviato un presunto percorso in integrazione in Italia e perché, dopo una lunga permanenza, lo straniero sperimenterebbe una compressione irreversibile della vita privata in caso di ritorno nel Paese d’origine. In alcuni casi, anche con precedenti “di modesta entità”, i giudici hanno dato il via libera, parlando di integrazione positiva e assenza di pericolo. Dietro c’è un orientamento preciso, rafforzato da Corte costituzionale e Corte di Cassazione: la pericolosità sociale deve essere “attuale”, non presunta. Lo Stato nega, il tribunale concede.

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Autore
Libero Quotidiano

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