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“Mi ero raccomandato al cameriere e anche in cucina, poi non respiravo più”, il racconto di Aldo Montano dopo lo shock anafilattico

  • Postato il 5 luglio 2026
  • Sport
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Mi ero raccomandato al cameriere e anche in cucina, poi non respiravo più”, il racconto di Aldo Montano dopo lo shock anafilattico

“Mi ero raccomandato al cameriere e anche in cucina: ‘In questo piatto il formaggio non lo mettiamo mai’”. Aldo Montano ripercorre così alla Gazzetta dello Sport la serata che lo ha portato a vivere momenti di grande paura a Roma, a causa di una grave reazione allergica alla caseina, la proteina contenuta nel formaggio, che lo ha costretto a un ricovero ospedaliero d’urgenza. Il campione olimpico della sciabola ad Atene 2004 racconta di aver cercato in ogni modo di evitare rischi, consapevole della sua condizione. “So che devo stare attentissimo, non solo ho comunicato la mia allergia al cameriere, ma sono anche andato in cucina a raccomandarmi”. Un’attenzione che, però, non è bastata a evitare il malore.

La serata si è trasformata rapidamente in un’emergenza dopo aver consumato il pasto in un locale del centro storico. “Ho cominciato a sentirmi male”, spiega Montano, ricordando l’escalation dei sintomi. Poi il quadro clinico è diventato subito serio: “Non respiravo più”. Il campione fa sempre più fatica, si sente soffocare, l’ossigenazione del sangue diminuisce. In questi casi se “non si interviene nei primi dieci minuti arriva il peggio”. A quel punto è scattata la corsa contro il tempo verso il pronto soccorso. “Sono stato fortunato perché in 7-8 minuti, dopo la corsa in motorino con il mio amico alla guida, sono arrivato al pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito dove mi hanno trattato immediatamente senza accettazione. Quando sono entrato già cominciavo a respirare molto male”, racconta l’ex schermidore. Ed è stata necessaria l’adrenalina come ha poi spiegato il personale sanitario dell’ospedale, che ha ringraziato il campione per il suo posto in cui sottolineava la velocità e la competenza con cui è stato trattato e salvato.

Nonostante la paura, Montano spiega di aver cercato di mantenere lucidità: “Il pensiero è inevitabile. Poi io cerco sempre di autoconvincermi che tutto andrà bene. La parte psicologica è importante, perché riuscire a mantenere il respiro calmo, a controllarsi senza farsi prendere dal panico, ti aiuta a non consumare aria in eccesso e in certi casi può fare la differenza tra la vita e la morte”. L’ex campione sottolinea anche quanto la sua esperienza sportiva lo abbia aiutato a gestire quei minuti drammatici: “In questo lo sport potrebbe essermi stato utile”. Ma aggiunge anche una riflessione più ampia sui rischi legati alle allergie alimentari e alla scarsa consapevolezza diffusa: “C’è troppa confusione, sia tra allergie e intolleranze, sia tra tipi di allergie che possono avere reazioni molto diverse. Alle cose alimentari non si dà mai troppo peso, ma alcune sono letali, pericolose come andare a 300 in autostrada”.

Montano ricorda anche un episodio che lo ha colpito profondamente, legato a una giovane vittima di allergia: “Sono storie terribili, mi si stringe il cuore”. Sofia di Vico, giocatrice di basket, morta a 15 anni. Il pensiero, durante quei minuti concitati, è andato inevitabilmente anche alla sua famiglia. “Ho pensato tanto anche ai miei figli. Quando pensi che forse non tornerai più a casa, poi abbracciarli diventa una necessità. L’idea di perderli per una cosa così mi fa ancora rabbia”.

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Il Fatto Quotidiano

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