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Merz sull'orlo della crisi di governo: terremoto in Germania, l'ombra della Cina

  • Postato il 18 aprile 2026
  • Esteri
  • Di Libero Quotidiano
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Merz sull'orlo della crisi di governo: terremoto in Germania, l'ombra della Cina
Merz sull'orlo della crisi di governo: terremoto in Germania, l'ombra della Cina

Quello del cancelliere tedesco è un mestieraccio, almeno in questa contingenza. Passati da secoli i tempi della popolare Angela Merkel, adorata dai tedeschi, da Barack Obama e da Vladimir Putin, oggi Friedrich Merz non è solo impopolare a casa ma è piuttosto isolato anche sul fronte internazionale.

In Europa: quale conservatore old school, il cancelliere tedesco è inviso ai sovranisti. D’altronde, quale leader conservatore, Merz non ha grandi amici a sinistra. Lo salva il buon rapporto, tattico, con Giorgia Meloni. Non gli resta dunque che buttarsi sulla relazione speciale con Donald Trump. Il presidente americano, è vero, lo ha sempre accolto con calore e simpatia alla Casa Bianca ma la Germania di oggi non ha bisogno di pacche sulle spalle quanto di occasioni di business.

 

TRUMP E DAZI

Grande amico (a parole) dei tedeschi, Trump è anche l’uomo dei dazi: una politica che, piaccia o meno, sta funzionando nell’intento di riequilibrare la bilancia commerciale fra gli Stati Uniti e il resto del mondo. La Germania ha chiuso il 2024 con un saldo attivo per 70 miliardi nei confronti degli Usa ma nel 2025, l’anno in cui Trump è ridiventato presidente, quel saldo si è dimezzato a 34 miliardi. Nello stesso periodo, fra l’altro, il saldo commerciale negativo fra la Repubblica federale tedesca e la Cina popolare è aumentato da 64 a 89 miliardi. I tedeschi, in soldoni, vendono molto meno agli americani e comprano molto di più dai cinesi. Una contingenza che, associata all’impennata della spesa pubblica da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, ha spinto la quarta economia tedesca nelle secche della recessione. Merz, insomma, ha ereditato la guida del governo federale in un passaggio critico segnato l’aumento delle spese per l’acquisto di materiale bellico americano per aiutare l’Ucraina assieme all’aumento – massiccio – della spesa pubblica per dotare il Paese di una difesa degna di questo nome. Il tutto condito dall’aumento della spesa per gas e petrolio.

Tanto l’agitarsi della Russia sul fronte orientale, quanto il lento ritirarsi dell’America da quello occidentale, hanno lasciato la Germania con i piedi e la testa al freddo, da cui la decisione di Merz di indebitare il Paese per rianimare la Bundeswehr.

Così a inizio del suo mandato (maggio 2025), Merz ha staccato un assegno da mille miliardi: metà per la Difesa e metà per accontentare i socialdemocratici (Spd), gli alleati di governo per i quali le priorità sono il trasporto su rotaia e le pensioni. Prima ancora degli economisti tedeschi, gli stessi elettori della Cdu, il suo stesso partito, non sono soddisfatti dell’operato di Merz: mesi fa a minacciare una crisi di governo è stata la Junge Union (JU), l’organizzazione giovanile della Cdu forte di un drappello di deputati sufficienti a far mancare la maggioranza al Bundestag. La JU contesta al cancelliere di farsi dettare la politica sociale in generale e quella previdenziale in particolare da una Spd interessata a mantenere il livello delle prestazioni previdenziali per chi è in pensione oggi a danno della sostenibilità delle pensioni di domani. La guerra, poi, non aiuta a far ripartire la locomotiva tedesca. Poche ore prima dell’annuncio della tregua di due settimane e la riapertura dello Stretto di Hormuz, i principali istituti economici tedeschi hanno ridotto di oltre la metà le loro previsioni di crescita per il 2026, tenendo conto dall’impennata dei prezzi dell’energia causata dalla guerra nel Golfo.

Secondo i dati resi noti dai cinque principali centri di ricerca, quest’anno il Pil tedesco dovrebbe crescere solo dello 0,6%, in calo rispetto alla previsione dell’1,3% di settembre. Una doccia fredda per Merz in attesa di uno stimolo alla crescita dalla spesa per infrastrutture, Difesa, e protezione del clima concordata con la Spd. Confermando che il cancelliere conservatore è ormai un keynesiano senza volerlo, Timo Wollmershäuser, economista senior presso l'istituto Ifo di Monaco, ha affermato che «lo shock dei prezzi dell’energia innescato dalla guerra in Iran sta colpendo duramente la ripresa, ma la politica fiscale espansiva sta sostenendo l’economia interna e impedendo un crollo più grave». L’Ifo prevede poi un aumento dell’inflazione fino al 2,8% quest’anno, seguito dal 2,9% nel 2027. «Questa previsione ipotizza che i prezzi dell'energia torneranno a scendere, eppure rimarranno notevolmente più alti rispetto a prima dello scoppio della guerra per un lungo periodo, il che significa che le aziende trasferiranno (ai consumatori) l’aumento dei costi energetici».

 

SOLUZIONE DRASTICA

Come uscire dalla crisi? La conservatrice Welt non ha più molta fiducia in Merz. Il giornale pubblicato ad Amburgo ricorda che dal 2022 il prodotto interno lordo reale in Germania è stagnante, e dal 2021 è diminuito dell’1,6% pro capite. Una situazione che «aumenta la pressione politica per la ridistribuzione del reddito e della ricchezza in una spirale discendente che indebolisce l'economia» e che non si cura con l'aumento della spesa pubblica. «Sarebbe necessario un nuovo inizio coraggioso ma oggi la Cdu è troppo lacerata al suo interno e Merz non è abbastanza assertivo». Welt auspica invece il ritorno di una Spd in avvitamento elettorale sui banchi dell’opposizione. Questo permettere di dare vita «forse a un governo di minoranza, senza Friedrich Merz, con (il bavarese) Markus Söder come cancelliere: sembra avventuroso», riconosce la stessa Welt, «ma senza avventura, la spirale discendente continuerà fino a una fine amara».

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Autore
Libero Quotidiano

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