Mentre Washington tratta, la Cina alimenta le filiere dei droni russi
- Postato il 7 settembre 2026
- Esteri
- Di Formiche
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L’ultimo tentativo americano di portare verso una conclusione la guerra in Ucraina e le nuove rivelazioni sul contributo cinese all’industria russa dei droni offrono due immagini molto diverse del modo in cui le due maggiori potenze mondiali stanno intervenendo sullo stesso conflitto.
Nel fine settimana gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner sono andati prima a Mosca e poi a Kyiv, nel tentativo di riattivare un negoziato che da mesi procede tra difficoltà e battute d’arresto. Hanno trascorso più di tre ore con Vladimir Putin prima di incontrare Volodymyr Zelensky nella capitale ucraina, portando proposte da una parte all’altra e discutendo la possibilità di rilanciare i colloqui.
Non c’è stata alcuna svolta, almeno per ora. Le posizioni di Mosca e Kyiv rimangono distanti, soprattutto sui territori e sulle garanzie di sicurezza, mentre i precedenti tentativi americani di ridurre questa distanza si sono scontrati con la scarsa disponibilità di Putin a rinunciare alle richieste più ambiziose della Russia. Ma il movimento diplomatico in sé è significativo. Washington sta cercando ancora una volta di utilizzare il proprio peso politico per modificare la traiettoria della guerra, per quanto complesso e controverso possa rivelarsi questo tentativo.
Quasi contemporaneamente, sulla Cina emergeva una storia di natura molto diversa. Secondo i documenti ottenuti da Politico, un’azienda statale cinese avrebbe fornito materiali a una società russa coinvolta nella produzione dei droni d’attacco Geran, evoluzione russa degli Shahed iraniani. La vicenda si aggiunge a una quantità crescente di elementi che mostrano quanto l’accesso alle filiere industriali e tecnologiche cinesi sia diventato importante per la capacità russa di sostenere e modernizzare la propria macchina bellica.
L’accostamento è significativo: gli Stati Uniti stanno cercando di modificare le condizioni diplomatiche che circondano la guerra; la Cina, nel frattempo, sembra contribuire a preservare almeno una parte delle condizioni materiali che permettono alla Russia di continuarla.
Washington rimane profondamente coinvolta nel sostegno all’Ucraina, ma ha una fase di apertura verso Mosca, mentre Pechino sostiene ufficialmente la necessità di arrivare a una soluzione negoziale e respinge le accuse di fornire armamenti alla Russia. Ma le ultime rivelazioni dimostrano nuovamente che un’azienda cinese gestisce un flusso di prodotti dual-use che raggiunge l’industria militare russa: il governo di Pechino ne è consapevole? Impossibile dirlo, difficile non pensare che – data la relazione a doppio filo tra aziende private e Partito/Stato – una fornitura così sensibile non sia finita tra i radar delle autorità. E il caso dei Geran rende più difficile considerare il ruolo cinese come un elemento marginale della guerra.
La macchina produttiva dei Geran
L’importanza dei Geran va ben oltre il drone in sé. Una recente analisi di Kateryna Bondar e Nicole Errera per il Center for Strategic and International Studies descrive il modo in cui la Russia ha trasformato il progetto iraniano degli Shahed in quello che è ormai un programma d’arma in continua evoluzione. Il drone, preso singolarmente, non è particolarmente sofisticato. Molto più sofisticato è il sistema costruito attorno ad esso.
Gli ingegneri russi hanno modificato ripetutamente navigazione, comunicazioni, carichi e propulsione in risposta all’evoluzione delle difese ucraine. Le nuove configurazioni vengono sperimentate in combattimento, le modifiche efficaci entrano nella produzione, quelle che non funzionano vengono abbandonate. Secondo l’analisi del Csis, il ciclo che collega l’esperienza sul campo di battaglia alla produzione industriale può svilupparsi nell’arco di settimane anziché di anni.
Questo ha consentito ai Geran di evolvere insieme alla guerra. Quando la guerra elettronica ucraina è diventata più efficace, sono cambiati i sistemi di navigazione. Con il miglioramento delle capacità di intercettazione, la Russia ha sperimentato sistemi di propulsione più veloci. Soluzioni improvvisate per le comunicazioni sono state testate e successivamente standardizzate. Il risultato non è tanto una singola piattaforma d’arma, quanto un processo industriale capace di assorbire continuamente le lezioni provenienti dal campo di battaglia.
Ed è all’interno di questo processo che la presenza cinese diventa particolarmente interessante. Il Csis documenta l’integrazione di elettronica commerciale proveniente dai mercati cinesi, moduli di navigazione anti-jamming e sistemi di comunicazione. Alcune varianti dei Geran hanno utilizzato modem prodotti da Zte e sistemi mesh realizzati dalla cinese Xingkai Tech. Il Geran-3 a propulsione jet ha adottato un turbojet della cinese Telefly, mentre anche i più recenti Geran-4 e Geran-5 utilizzano motori della stessa azienda.
Particolarmente indicativa è l’evoluzione delle capacità dei droni di resistere alla guerra elettronica ucraina. Con il miglioramento del jamming di Kyiv, osserva il Csis, fornitori russi e cinesi hanno risposto aumentando il numero delle antenne e modificandone la configurazione. È un esempio di come la capacità russa di adattarsi rapidamente alle condizioni del campo di battaglia possa attingere a un ecosistema industriale che si estende ben oltre la Russia.
Questo non significa che sia stata l’industria cinese a creare il modello russo di innovazione bellica. Mosca ha sviluppato una propria capacità di collegare fabbriche, ingegneri e operatori sul campo con una rapidità che molti sistemi occidentali di procurement militare avrebbero difficoltà a replicare. Ma pone una domanda ulteriore: quanto è più facile sostenere questo modello quando i produttori russi possono attingere all’enorme base commerciale e industriale cinese per componenti, materiali e tecnologie?
Le rivelazioni di Politico rendono la questione ancora più rilevante perché sembrano spostare il contributo cinese più a monte: non soltanto componenti incorporati nei singoli droni, ma materiali utilizzati nel loro processo produttivo.
La notevole capacità russa di adattare continuamente i Geran può dunque essere letta non soltanto come una storia di innovazione bellica russa, ma anche come una storia delle filiere esterne che rendono possibile mantenere quel ritmo di innovazione.
Due forme di influenza
Ed è qui che la vicenda torna alla missione di Witkoff e Kushner. Il loro viaggio da Mosca a Kyiv mira a modificare il calcolo politico di Putin e a capire se esista ancora lo spazio per un negoziato credibile. Ma mentre la diplomazia cerca di ridurre la distanza tra Russia e Ucraina, la capacità russa di produrre e adattare i droni continua a rafforzare la posizione di Mosca sul campo di battaglia.
È il punto d’incontro tra il ruolo americano e quello cinese. La disponibilità di uno Stato a negoziare dipende anche da ciò che pensa di poter ottenere continuando a combattere. Se la Russia riesce a sostenere la propria industria militare e a mantenere la pressione sull’Ucraina, affronterà i negoziati con incentivi e aspettative diversi.
Washington cerca di influenzare questo calcolo attraverso la diplomazia. Il rapporto economico, tecnologico e industriale tra Cina e Russia incide invece sulla capacità di Mosca di proseguire la guerra. Questo non significa che Pechino sia contraria ai negoziati. La Cina chiede ufficialmente una soluzione politica, ma ha anche interesse a evitare una sconfitta russa che indebolirebbe uno dei suoi principali partner e rafforzerebbe la coalizione occidentale.
Le rivelazioni sulla filiera dei Geran mostrano quindi che l’influenza su una guerra non passa soltanto da vertici e proposte di pace. Passa anche dalle capacità industriali che determinano quanto a lungo un esercito può combattere e quanto rapidamente può adattarsi.