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Materiale militare e carburante a Israele, il dossier che mette sotto accusa l’Italia: “Oltre 400 spedizioni dal 2023”

  • Postato il 6 maggio 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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Materiale militare e carburante a Israele, il dossier che mette sotto accusa l’Italia: “Oltre 400 spedizioni dal 2023”

Da ottobre 2023 fino alla fine del 2025, ci sono state oltre 400 spedizioni di materiale militare dall’Italia verso Israele e il trasferimento di oltre 220mila chilotonnellate di carburante. Nonostante le dichiarazioni del Governo, secondo cui il nostro Paese ha limitato le esportazioni di armamenti verso Israele, il flusso commerciale non si è mai interrotto. A certificarlo è il dossier Made in Italy per l’industria del genocidio redatto dai Giovani palestinesi d’Italia con People’s Embargo for Palestine, Palestine Youth Movement e Weapon Watch e con il contributo dell’European Legal Support Center. Ed è proprio in seguito al report, presentato alla Camera martedì 5 maggio, che la deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari ha depositato un’interrogazione parlamentare.

“Dal rapporto emerge che la fornitura da parte del nostro Paese non è mai stata sospesa – ha commentato – l’Italia è stata complice del genocidio fornendo ad Israele i mezzi per continuare a bombardare Gaza violando le convenzioni di Ginevra”. Le spedizioni includono armi, componenti per caccia, sistemi aerospaziali, attrezzature legate ai droni e altri beni militari che, si legge nel report, sono “essenziali per l’offensiva israeliana su Gaza”. Undici le regioni italiane coinvolte, elencate nel dettaglio all’interno del dossier, insieme a una lista di aziende tra le quali è presente anche Leonardo Spa, la società attiva nel settore della difesa e della sicurezza di cui il ministero dell’Economia è il maggior azionista, con il 30% delle quote. Circa 150 le spedizioni di componenti aerospaziali tracciate effettuate da Leonardo Spa. Alcuni di questi materiali sono stati inviati alla società israeliana Elbit Systems e includono pannelli di controllo per comunicazioni radio e componenti elettronici destinati alle cabine di pilotaggio. Tecnologie che, secondo il rapporto, contribuiscono direttamente all’operatività di velivoli militari come gli F-15, utilizzati nei bombardamenti sulla Striscia.

Coinvolti risultano anche i maggiori aeroporti italiani: Roma Fiumicino e Milano Malpensa, dove componenti di elettronica, parti di ricambio per aeromobili, assemblaggi radar, polveri metalliche pericolose sono trasportati regolarmente su voli commerciali di linea o in vettori cargo dedicati. Implicati anche i principali porti dello stivale, come quello di Genova, Ravenna, Taranto, Trieste e Gioia Tauro.

Una parte importante del report è inoltre dedicata ai trasferimenti di carburante “necessari per sostenere le operazioni militari”. “È il carburante che fa funzionare i carro armati – dichiara Laila Awad, coordinatrice nazionale dei Giovani palestinesi d’Italia – che permette ai jet di bombardare gli sfollati e ai bulldozer di distruggere le case dei palestinesi” In particolare da luglio del 2024 sono state individuate 85 chilotonnellate di greggio partito dal porto di Taranto e diretto nei porti israeliani di Haifa e Ashkelon. Secondo quanto riportato nel dossier, alcune di queste imbarcazioni hanno disattivato i propri localizzatori AIS per una parte del viaggio, nascondendo la loro destinazione verso Israele. A questo si aggiungono anche 138 chilotonnellate di gasolio, trasportate nel 2024 e nel 2025 dalla baia di Santa Panagia, a Siracusa, verso Ashdod e Ashkelon. Sulla base di questi elementi le associazioni che hanno partecipato alla stesura dello studio accusano l’Italia di essere complice attiva del genocidio e chiedono un immediato embargo bilaterale sulle armi, maggiore trasparenza sui transiti e la sospensione del memorandum d’intesa militare tra Italia e Israele.

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Il Fatto Quotidiano

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