Martina Tammaro racconta come sopravvivere Quando dentro piove

  • Postato il 13 marzo 2026
  • Cultura
  • Di Quotidiano Piemontese
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TORINO – Ricorderete senza dubbio Martina Tammaro, che premiammo nel 2021 come Piemontese dell’anno insieme a Erika Mattina per il loro progetto Le perle degli omofobi, con cui denunciavano (e denunciano tutt’ora) i casi di lesbo-omofobia subiti per la loro relazione.

Su quella relazione, su quella storia d’amore Martina Tammaro scrisse un libro, edito da Rizzoli, dal titolo “Quando fuori piove.” Ora la relazione tra Martina e Erika è conclusa (chi le segue sa che è durata 7 anni e che le due ragazze avevano già annunciato il loro matrimonio quando tutto crollò) e Martina Tammaro ha scritto un altro libro, per Golem Edizioni, dal titolo estremamente significativo: Quando dentro piove.

Solo che questo libro è qualcosa di molto più intimo e profondo del racconto della fine di un amore. Questo libro è un cuore che si apre, che cerca una via d’uscita dal baratro, che cerca una salvezza, che cerca di sopravvivere. Quando dentro piove non è un libro sulla fine di un amore, è un libro sulla sopravvivenza alla depressione.

Martina Tammaro racconta tutto, non si tiene (quasi) nulla. Apre al lettore la sua anima raccontando il suo crollo depressivo (cominciato quando la coppia era ancora viva e salda e proseguito in seguito alla separazione). Racconta emozioni (o la totale mancanza delle stese), sensazioni, il buio che ti avvolge, il baratro da cui sembra impossibile riuscire a tirarsi fuori. Racconta le amicizie e gli aiuti, le cure, gli incontri con la terapeuta, i medicinali e gli psicofarmaci.

E’ un libro estremamente coraggioso, un libro importante e senza remore. Un libro, addirittura (e mi pare una cosa enorme), che potrebbe aiutare qualcuno che si trovasse in una simile situazione di difficoltà estrema. Perchè alla fine c’è la speranza, c’è la rinascita. E non è una rinascita da favola o da film, è una rinascita faticosa, che richiede impagno e dedizione, consapevolezza. Una rinascita ancora sulla strada. Una strada lunga e faticosa, ma vincente.

L’intervista con Martina Tammaro

“Quando dentro piove” è un libro molto coraggioso, nel quale apri completamente la tua anima al lettore. Quanto è stato difficile scriverlo?

È stato molto difficile. È stata una prova ardua ma che ho deciso di affrontare perché sentivo l’incredibile esigenza di dare vita (e un volto) a quel dolore che per tempo ha fatto parte della mia anima.
E volevo anche, con tutta me stessa, lanciare un messaggio di speranza a chi ha vissuto le stesse cose. Quindi diciamo che il gioco è valso la candela.

Questa apertura, questo svelamento delle proprie difficoltà, ha avuto anche un effetto positivo su di te? Scrivere è stato terapeutico?

Scrivere per me è sempre terapeutico. È l’unica cosa che mi rende veramente libera. Mi fa sentire reale più dell’esistere stesso.

Nel libro racconti la fine dell’amore con Erika, che arriva in un momento per te già molto difficile, quello della depressione. Ed in realtà ritengo che questo sia il vero tema del libro. Sbaglio?

Non ti sbagli. Il mostro più grande che affronto nel romanzo non è la fine della relazione con Erika, bensì quel mostro indomabile che è la depressione.

Proviamo ad aiutare qualcuno che ci sta leggendo in questo momento. Qual è stato per te il segreto per riconoscere la depressione e decidere di farti aiutare?

Non mi alzavo più dal letto, non volevo farmi la doccia, non volevo lavarmi i denti, non volevo mangiare, uscire e camminare mi sembrava trascinare con me macigni da 100 kg. I pensieri erano del tutto negativi. E la prospettiva del futuro non esisteva più.

Quali consigli ti senti di dare a chi si trovasse nella situazione in cui ti sei trovata tu?

Consiglio di chiedere aiuto, di non aver paura a farsi porgere una mano, non c’è niente di male nel riconoscere di aver bisogno di aiuto. E poi voglio ricordare loro, che loro non sono la loro malattia. Come io non sono stata la mia depressione.

Un percorso che si intuisce essere lungo e faticoso. Quanto è importante la consapevolezza di stare intraprendendo un viaggio lungo?

È fondamentale. Ed è un viaggio con tanti alti e bassi. C’è da avere molta fiducia. Anche nelle figure professionali che ti seguono. Non è semplice. Ma vale la pena, perché prima o poi quella luce infondo al tunnel là si vede per davvero.

Chi vorresti che leggesse il tuo libro?

Chiunque senta di non farcela.
Come dice la dedica che ho deciso di scrivere “a tutti quelli che si chiedono ‘passerà?’. Il dolore svanirà, voi rimarrete.”

Il tuo primo libro si chiamava “Quando fuori piove”, questo riprende e ribalta quel titolo. Una scelta che trovo molto significativa. Come è nata?

Ho deciso di rendere la pioggia un perfetto indicatore tra presente e passato.
Quando fuori piove parla di un momento della vita non facile ma sereno, perché la pioggia, essendo all’esterno, non ci ha bagnate, non ci ha toccate.
Quando dentro piove racconta di un nubifragio.

Usciamo dal libro. Sono cose che sui vostri social avete raccontato tanto ma… qual è oggi il tuo rapporto con Erika?

Non lo so. Non siamo amiche, ma nemmeno nemiche. Abbiamo un rapporto non troppo profondo, ci sentiamo poco e per poche cose, ma c’è sempre affetto per lei da parte mia.
Sono contenta di quello che siamo state ma sono anche convinta che mantenere un rapporto distante con lei sia la cosa migliore. Ognuna deve fare la propria vita, consapevole che il nostro momento insieme è finito ormai tempo fa.

Per chiudere, una domanda che mi sta a cuore: Martina, come stai oggi?

Grazie per questa domanda. Oggi sto bene.
Sono serena.
Mi sento nella migliore versione di me.
Mi alleno, ho mille progetti, ho un sacco di persone a cui voglio bene.
E poi, beh, sono profondamente innamorata.
Mi godo il bello che questa persona mi sta portando nella mia vita, mi godo ogni giorno di questa splendida avventura che è la mia vita, con la voglia e la grinta di non voler più sprecare nemmeno un secondo.
Sto bene, finalmente, e penso anche di meritarmelo.

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Quotidiano Piemontese

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