Marracash: “Non mi sono mai sentito un gangster per aver spacciato o rubato motorini, in Barona erano esperienze normali. La svolta con il rap e dopo l’incontro con Gue. L’ansia? Una bestia feroce”
- Postato il 25 maggio 2026
- Musica
- Di Il Fatto Quotidiano
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Al quartiere Barona, alla periferia di Milano dove è cresciuto, non hanno smesso di chiamarlo Fabio. Lì, Marracash è rimasto il figlio delle case popolari. Nella testa di tanti, a fare visita torna sempre quel ragazzetto che stava alla regole della strada “poiché certe esperienze erano normali” e che non si è mai sentito un gangster “per aver spacciato e rubato quattro motorini”. Ma che era bravo a scrivere i temi e leggeva molto “perché era un passatempo economico”.
Flash forward: Fabio è diventato Marracash. O meglio, la maschera Marracash si è squarciata fino a coincidere quasi con Fabio e a metterne a nudo le paure, le fragilità e i punti di forza. Lo racconta “King Marracash”, il docufilm di Pippo Mezzapesa che ripercorre la carriera dell’artista – prodotto da Groenlandia in collaborazione con Disney Plus – e che sarà nelle sale fino al 27 maggio.
Un viaggio a ritroso nella vita del rapper, a partire dal punto di arrivo: il concerto di San Siro di giugno 2025. “Una di quelle cose impossibili”, confessava Marra in una vecchia intervista. Un traguardo descritto anche da chi ha condiviso il percorso con lui (la manager Paola Zukar, gli amici del quartiere, i colleghi Guè ed Elodie, il fratello Mirko per citarne alcuni), dall’underground ai centri sociali, fino alle battaglie freestyle al muretto. E che è diventato la realizzazione di un sogno.
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