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Mancini ha realizzato l'utopia dei ct: l'Italia s'è desta, aiutiamo tutti gli azzurri, perché ora tocca anche ai club

  • Postato il 3 ottobre 2026
  • Di Virgilio.it
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In sintesi

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Mancini ha realizzato l'utopia dei ct: l'Italia s'è desta, aiutiamo tutti gli azzurri, perché ora tocca anche ai club

Presto magari vedremo anche i Fratelli d’Italia in gol (Pio e Sebastiano Esposito) ma intanto l’Italia s’è desta. A dispetto dei corvi che già gracchiavano dopo il ko col Belgio e di chi rimpiangeva la mai nata era Maldini-Leonardo con Pirlo in panchina. In due mosse Mancini si sta riguadagnando stima e affetto dei tifosi: il 4-1 alla Turchia era solo un preliminare, il pareggio in casa della Francia, giocando a viso aperto con i vicecampioni del Mondo, un segnale che qualcosa sta cambiando davvero.

Cosa si è rivisto in Francia

Probabilmente il punticino conquistato in Francia non basterà ad evitare il terzo posto nel girone ma è il primo risultato concreto che autorizza a ben sperare per il futuro perché si è rivista una squadra, si è rivisto un gioco, c’è stata la giusta cattiveria. Ringraziamo Donnarumma, certo, ma sbaglia Zidane quando sminuisce la prova degli azzurri etichettandola così: “si è difesa bene”. L’Italia non si è solo difesa, ha saputo contrattaccare, ha creato tante palle gol e poteva anche vincere con un po’ di fortuna.

La Nazionale come un club

Mancini sta realizzando l’utopia di ogni ct, gestire la Nazionale come se fosse un club, alternando gli uomini della lunga rosa, cambiando e scegliendo a secondo degli avversari, delle caratteristiche, delle condizioni ma lasciando sempre un’impronta ben precisa e lo stesso modulo. Pochi intoccabili (Donnarumma, Tonali e Pio Esposito) e tutti gli altri che girano e si inseriscono. E mentre i giovani crescono (da Kayode a Vergara) i senatori ritrovano la rabbia smarrita, pizzicati anche dal timore di perdere un posto che ritenevano assegnato di diritto. Tutto questo è stato reso possibile grazie alla maxisosta che ha dato al ct la possibilità di allenare tutto il gruppo per tre settimane, cosa che i suoi predecessori potevano solo sognare se non prima di Mondiali o Europei. Il Mancio ha potuto lavorare come solitamente fanno gli allenatori di club e i risultati si stanno vedendo.

Presto per lanciarsi in peana, la strada per la ricostruzione è lunga ma qualche frutto già si vede nonostante la posizione ballerina di Malagò e senza che tutto il parterre voluto dal presidente della Figc abbia contribuito, da Ranieri a Zola. e in assenza anche di un capodelegazione dopo le dimissioni di Bianchedi. E’ tutta farina del sacco del Mancio, che con il suo staff ha scelto un gruppone di giocatori, tra vecchi e nuovi, e lo sta modellando fino a farlo diventare un complesso credibile, con una sua personalità, una sua identità e individualità importanti. Non abbiamo Mbappè o Yamal ma un gruppo affiatato, affamato (i giovani) e arrabbiato (i vecchi). Ora mancano due fattori per contribuirne alla crescita: l’affetto della gente, con la speranza che già lunedì a Bologna ci sia una risposta importante e calorosa del pubblico, e l’aiuto dei club che possano lasciare, qualora servisse, i propri giocatori per qualche stage in azzurro. Stringiamoci a coorte, l’Italia chiamò.

Autore
Virgilio.it

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