“Mancava parte del pavimento”: così Claudio Salamida morì precipitando dentro l’Ilva. “Elementi della scena del crimine spostati”
- Postato il 6 ottobre 2026
- Lavoro
- Di Il Fatto Quotidiano
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Ecco le cause della morte di Claudio Salamida, operaio dell’ex Ilva addetto alla manutenzione, scomparso il 12 gennaio scorso mentre faceva il suo dovere in fabbrica. È deceduto per le gravissime lesioni riportate dopo una caduta di quasi sette metri all’interno dell’acciaieria, quella per cui la Corte d’Appello di Milano ha confermato, per la seconda volta, il provvedimento con cui a luglio è stato disposto lo spegnimento degli altiforni. E in attesa dell’ultimo pronunciamento della Cassazione il prossimo 20 ottobre, ecco quanto emerge dalla consulenza in merito alla morte di Salamida depositata dalla dottoressa Liliana Innamorato, specialista in medicina legale, nominata dal sostituto procuratore Mariano Evangelista Buccoliero, titolare dell’indagine sulla morte del lavoratore, scomparso all’età di 47 anni.
Quasi nove mesi dopo l’incidente mortale che ha strappato Salamida alla sua famiglia, la moglie Maria Teresa D’Aprile e il figlio di soli tre anni, possiamo dire che sono risultate negative le analisi per la ricerca di alcol e sostanze d’abuso. Gli accertamenti non hanno evidenziato elementi a sostegno di un malore cardiaco all’origine della caduta. Infine secondo la consulente, anche il monossido di carbonio rilevato nel suo sangue non ha contribuito all’incidente. Il documento ora agli atti non solo spiega la causa della morte del lavoratore, ma ricostruisce anche la traiettoria della caduta di Claudio. Ora si attende la chiusura delle indagini e le eventuali richieste di rinvio a giudizio che potrebbero essere formulate.
Andiamo con ordine. Il 12 gennaio 2026 Salamida precipita dal quinto al quarto piano dell’Acciaieria 2 dell’ex Ilva di Taranto. Il dislivello misurato è di 6,96 metri. Secondo la consulente, gli elementi raccolti indicano con elevata probabilità una caduta quasi verticale, con un primo impatto sul grigliato metallico del piano sottostante della parte sinistra del viso e della testa. I primi rilievi della Polizia Scientifica sono stati eseguiti il giorno dell’incidente. Il luogo è il quarto piano del reparto “OG Acciaieria 2 Cov”. Sul posto gli operatori trovano “un elmetto antinfortunistica di colore rosso” con il nome “Salamida” all’interno e un’etichetta ArcelorMittal, i vecchi gestori della fabbrica, all’esterno. C’è poi davanti ai loro occhi il corpo senza vita del 47enne, coperto da un telo bianco e in posizione supina.
Dove stava camminando Claudio quel giorno? Al quinto piano, sopra il punto di rinvenimento del corpo, gli operatori osservano “tre tavole in legno” e due tavole metalliche da ponteggio. Una delle tavole in legno “non poggia direttamente su quella sottostante, ma su di un tubo sospeso”. Le pedane metalliche, invece, sono separate: “Non si osservano adiacenti ma distaccate”. Sotto le pedane manca una porzione della pavimentazione: il verbale descrive “l’assenza del grigliato che costituiva parte della pavimentazione, creando così un varco”. Ed è proprio attraverso quell’apertura che è possibile vedere, in verticale, il corpo di Salamida senza vita precipitato al quarto piano. I rilievi documentano quindi il grigliato mancante e la disposizione delle tavole. Nel verbale è segnalata anche la presenza, al quinto piano, di due telecamere “funzionanti ma non collegate ad un sistema di video-registrazione”, secondo quanto riferito dalla polizia giudiziaria sul posto.
Il 21 maggio 2026 viene eseguito un secondo sopralluogo. E qui c’è un fatto curioso che viene annotato: “All’atto della rimozione dei sigilli, si osserva e documenta la diversa disposizione di numerosi elementi sulla scena rispetto a quanto rinvenuto durante l’attività” del 12 gennaio. In particolare, “si osservano spostate le due pedane metalliche da ponteggio che erano poste sopra l’apertura nella pavimentazione causata dall’assenza del grigliato e si osservano altresì leggermente spostate le tre tavole in legno di colore marrone che erano sul bordo della già citata apertura nella pavimentazione”. Se questa annotazione assumerà significati specifici lo si capirà dalla chiusura delle indagini. L’autopsia ha rilevato che Salamida è morto a causa di lesioni multiple, soprattutto alla testa, al viso e al cervello, con fratture del cranio, del naso, della mascella, della mandibola, delle costole e delle vertebre. Sono documentati anche una massiva emorragia all’interno del cranio e la fuoriuscita di tessuto cerebrale dalle ferite alla testa. Secondo il medico legale, la gravità delle lesioni cerebrali ha provocato in brevissimo tempo un arresto cardiorespiratorio irreversibile.
C’è infine un approfondimento importante riguardo al monossido di carbonio e la “carbossiemoglobinemia”. Nel campione di sangue prelevato dal cuore di Claudio Salamida durante l’autopsia, il 4,15% dell’emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno, è risultato legato a questo gas, formando la cosiddetta “carbossiemoglobinemia”. Secondo la consulente, il valore rilevato non è però tale da poter aver provocato alterazioni dello stato di coscienza o delle capacità di movimento capaci di incidere sulla dinamica dell’incidente. Il gas non viene quindi considerato causa, concausa o fattore favorente del decesso. Come viene interpretata, allora, la presenza di questo gas nel sangue? Così: «Salamida – non fumatore, privo di anamnesi di anemia emolitica – presentava, nei controlli occupazionali succedutisi nel tempo, valori di carbossiemoglobina costantemente inferiori al 5%, soglia individuata dal protocollo sanitario aziendale quale limite di riferimento per i lavoratori non fumatori. Il valore di 4,15% rilevato in sede autoptica si colloca, dunque, pienamente entro il range abituale del lavoratore medesimo, risultando coerente con un’esposizione di fondo propria del consueto contesto lavorativo, piuttosto che con un evento di intossicazione acuta sovrapposto”. In parole semplici, secondo le conclusioni depositate in procura, quanto trovato nel sangue di Salamida e in quelle percentuali sarebbe compatibile con ciò che respirava abitualmente nell’ambiente di lavoro.
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